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Gesù ha parlato di se stesso ricorrendo successivamente a
due immagini: quella del pastore e quella della porta delle pe-
core. Bisogna considerarle l'una dopo l'altra, poi farle intera-
gire al fine di coglierne la complementarită.
Inviato nel mondo da colui al quale tutto appartiene, il Figlio
di Dio ha condiviso pienamente la condizione degli uomini. Ha
parlato il loro linguaggio e li chiama a seguirlo. Si prende ge-
losamente cura di ognuno dei suoi per condurli sui sentieri
della vita. Conosce meglio di loro stessi i loro veri bisogni.
Questo pastore incomparabile si definisce anche come la
«porta delle pecore». Egli ha certamente mostrato la strada
che conduce ai pascoli verdeggianti. Ha anche affidato ad al-
cuni, costituiti amministratori di tutti i suoi beni, la chiave del-
la sua proprietā. Ma è lui, lui solo e personalmente, «la via,
la verità e la vita».
Affreschi e mosaici antichi, sculture e pitture di tutte le epo-
che, hanno spesso rappresentato il buon pastore. Una certa
«pia» iconografia ne ha fatto un giovane che non
corrisponde in nulla al pastore descritto dalla Bibbia. Infatti,
indipendentemente dall'età, il pastore biblico, come del resto
quelli di oggi, è un uomo che vive nel vento, abituato a per-
correre grandi distanze, a salire scoscesi pendii alla testa del
suo gregge o alla ricerca della pecora smarrita, un uomo il cui
rude lavoro non è certamente un gioco. Gesù, il buon pasto-
re, ha preso su di sé il peccato del mondo. «Schiacciato dalla
sofferenza», ci ha guariti «con le sue piaghe»: ha dato la sua
vita perchế noi l'avessimo «in abbondanza»
fatto dei discepoli dal comportamento
il loro pastore, i
cristiani sono chiamati a seguire liberamente il loro pastorecontrario,
e, se devono superare prOve simili alle sue, se devono «mori
re al peccato» è per poter «vİvere nella giustizia» e ricevere il
dono dello Spirito,
Questa è la fede che la Chiesa, durante il tenmpo pasquale, ci
invita pressantemente a rinnovare, «Dio ha costituito Signore
e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso», Egli è presso il
Padre dove porta l'itinerario pasquale della nostra esistenza.
antifona d'ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli, alleluia.
colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della
gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con
sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo
pastore. Egli è Dio, e vive...
oppure
o Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la por-
ta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito,
perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce
di Cristo, buon pastore, che ci dona l'abbondanza della
vita. Egli è Dio, e vive...
prima lettura At 2,14a.36-41
«Circa tremila persone»! Al di là del suo straordinario suc-
cesso, la prima predicazione di Pietro proclama ciò che re-
sta essenziale nel messaggio cristiano. Gesù, crocifisso dagli
uomini, è stato risuscitato da Dio; per partecipare alla sal-
vezza meritata dalla sua Pasqua e offerta a tutti, bisogna
convertirsi, cioè rimediare alle proprie aberrazioni e riceve-
re il battesimo, sacramento del perdono dei peccati e del do-
ed esortazione, il cui scopo è quello di far comprendere il
prezzo di questa buona novella e di spingere il maggior nu-
mero possibile di persone ad accoglierla con goia.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli undici si alzò in pie-
di e a voce alta parlò cosi: «Sappia con certezza tutta la casa
d'lsraele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesû che
voi avete crocifisso».
All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a
Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»,
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia
battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri
peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infat-
ti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono
lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava:
«Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro
che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno fu-
rono aggiunte circa tremila persone. - Parola di Dio.
salmo responsoriale 22,2-3;4;5;6
Un salmo che acquista, soprattutto nel tempo pasquale, riso-
nanze cristiane: «le acque tranquille che rinfrancano», «l'un-
zione che profuma il capo», «la tavola imbandita» fanno pen-
sare al battesimno, all'unzione dello Spirito, all'eucaristia.
RIT. Il Signore è il mio pastore non manco
di nulla.
II Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
|l tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R
Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R
seconda lettura 1Pt 2,20b-26
Il «salvarsi da questa generazione perversa» (prima lettura)
se non sempre espone alla persecuzione,
un giorno o l'altro, a
dolorose contradizioni .Paradossal-
mente, queste sofferenze testimoniano a favore di coloro che
agiscono bene. «Sopportare con pazienza la sofferenza»è una
forma di omaggio nei riguardi di Dio, posto al di sopra di
tutto, e di risoluta fedeltà al Cristo, il giusto perseguitato di
cui parlava il profeta (Is 53,9.4-6), il pastore che ci salva con
le sue ferite e proclama: «Beati i perseguitati per causa del-
la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10-11).
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la
sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti sie-
te stati chiamati, perché anche Cristo pati per voi, lasciando-
vi un esempio, perchế ne seguiate le orme: egli non commi-
se peccato e non si trovo inganno sulla sua bocca; insultato,
non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava ven-
detta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli porto' i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce,
stizia; dalle sue piaghe siete stati
guariti.Eravate erranti co-
me pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode
delle vostre anime. Parola di Dio.
canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
* DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Gv 10,1-10
Pastore», «porta delle pecore»: due immagini complementa-
ri che evocano la missione di Cristo e il modo in cui la as-
solve. Egli ha un'unica preoccupazione: che gli uomini «ab-
biano la vita e l'abbiano in abbondanza». Con pazienza, que-
sto pastore familiarizza i suoi a riconoscere il suono della
sua voce. Essi imparano così a seguirlo con fiducia, sicuri
di essere condotti verso pascoli dove potranno andare e ve-
nire in piena libertà e sicurezza, certi di trovare, al tempo
opportuno, il cibo adatto a loro. La Chiesa e ogni comunità
cristiana, quanti esercitano un ministero pastorale e ogni
membro dell'ovile, devono sempre tenere davanti agli occhi
il modello del pastore dato da Dio.
*DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû disse: «ln veritā, in veritā io vi dico: chi
non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da
un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dal-
la porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli
chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti
a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da
lui, perchế non conoscono la voce degli estranei.
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di
io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti pri-
ma di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati. lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
I| ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;
io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbon-
danza». - Parola del Signore.
preghiera
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra
redenzione, fa' che ceiebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.
antifona
É risorto il buon Pastore, che ha offerto la vita per le sue
pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte,
alleluia.
oppure Gv 10,14, 15
«lo sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.
preghiera
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai re-
dento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pa-
scoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo
raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le peco-
re madri (Is 40,11).
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove
le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno fe-
conde e si moltiplicheranno (Ger 23,3).
nella verità. La sua dottrina sipresenta nella sua singolarità, ma ha
voluto che chiamasse tutti gli uomini. Ha stabilito delle leggi cosi co-
me ha ritenuto opportuno, affinché grazie a queste leggi gli uomini
conducano una vita conforme alla sua volontà. E' stato la causa che
ha fatto conoscere il Padre a tutti gli uomini. Percio', noi abbiamo ab-
bandonato le opere della legge e ci sforziamo di obbedire ai precetti
di Cristo. Abbiamo consacrato la nostra vita alle regole del Vangelo
e mettiamno ogni cura nell'osservanza dei suoi comandamenti. Molto
giustamente quindi il Signore si è definito la porta delle pecore. È
impossibile giungere alla verità se non si crede anzitutto al nostro
Signore e riuscire, grazie ai suoi precetti, ad entrare nella verità.
(Teodoro di Mopsuestia, Commento al Vangelo di Giovanni)
Le «cose della fede» sono realtà invisibili, non astrazioni. Dal
momento che sfuggono all'esperienza sensibile, per poterne
parlarne occorre ricorrere al linguaggio delle immagini, alle
analogie che le evocano, ma non esauriscono il loro mistero.
Cercare di immaginarle, misconoscendo la loro trascendenza,
non puờ che fuorviare.
Gesů, ritornato alla «casa» del Padre, ci prepara un «posto».
Ritornerà a prenderci perchề siamo anche noi «dove è lui, co-
me Tommaso, vorremmo saperne di più. La risposta di Gesü
libera dalle illusioni, dai miraggi dell'immaginazione. Gesü è
lui stesso, personalmente, la via, cosi come è la verità e la vi-
ta. Egli conduce al Padre, lo conosce e dona la vita. Si tratta
di essere con lui e in lui. Le nostre strade terrene possono di-
ventare poco sicure, impraticabili. Gesū-Via! resta sempre ac-
cessibile e, nell'oscurità della fede, ci conduce infallibilmente
al termine del viaggio.
«Si, ma noi non abbiamo mai visto il Padre», insiste Filippo.
Anche la risposta di Gesù ci riconduce alla realtā. In lui, che
solo lo conosce, si è rivelato il Dio invisibile che noi dobbia-
mo, a nostra volta, far conoscere agli altri, compiendo opere
simili a quelle del Signore.
Su un altro versante, è impossibile racchiudere in una sola de-
finizione la realtà intima della Chiesa, al tempo stesso visibile
e invisibile, umana e divina. Assimilarla alle forme dei rag-
gruppamenti umani che noi conosciamo produce equivochi
spesso gravi. Anche in questo caso bisogna ricorrere a imma-
gini, fra cui quella dell'«edificio spirituale». Esso è fondato sul
momento che sfuggono all'esperienza sensibile, per poterne
parlarne occorre ricorrere al linguaggio delle immagini, alle
analogie che le evocano, ma non esauriscono il loro mistero.
Cercare di immaginarle, misconoscendo la loro trascendenza,
non puờ che fuorviare.
Gesů, ritornato alla «casa» del Padre, ci prepara un «posto».
Ritornerà a prenderci perchề siamo anche noi «dove è lui, co-
me Tommaso, vorremmo saperne di più. La risposta di Gesü
libera dalle illusioni, dai miraggi dell'immaginazione. Gesü è
lui stesso, personalmente, la via, cosi come è la verità e la vi-
ta. Egli conduce al Padre, lo conosce e dona la vita. Si tratta
di essere con lui e in lui. Le nostre strade terrene possono di-
ventare poco sicure, impraticabili. Gesū-Via! resta sempre ac-
cessibile e, nell'oscurità della fede, ci conduce infallibilmente
al termine del viaggio.
«Si, ma noi non abbiamo mai visto il Padre», insiste Filippo.
Anche la risposta di Gesù ci riconduce alla realtā. In lui, che
solo lo conosce, si è rivelato il Dio invisibile che noi dobbia-
mo, a nostra volta, far conoscere agli altri, compiendo opere
simili a quelle del Signore.
Su un altro versante, è impossibile racchiudere in una sola de-
finizione la realtà intima della Chiesa, al tempo stesso visibile
e invisibile, umana e divina. Assimilarla alle forme dei rag-
gruppamenti umani che noi conosciamo produce equivochi
spesso gravi. Anche in questo caso bisogna ricorrere a imma-
gini, fra cui quella dell'«edificio spirituale». Esso è fondato sul
Signore, la «pietra angolare». I cristiani ne sono le «pietre vive».
vanno compresi e situati nella prospettIva di questa costruz-
zione. Come è avvenuto già nei tempi apostolici, potrà crea-
re necessarie o istituirne di nuovi per rispondere alle necessità
che appaiono qua e là nel corso dei secoli. Cosi, oggi, si affi-
dano sempre più responsabilitā pastorali ai laici, uomini
donne, e non solo a causa della scarsità di sacerdoti,
antifona d'ingresso Sal 97,1-2
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza, alleluia.
colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tut-
ti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eter-
na. Per il nostro Signore Gesù Cristo..
oppure
O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa' che
aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scel-
ta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sa-
cerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il
nostro Signore Gesù Cristo..
prima lettura At 6,1-7
Credenti di lingue e, soprattutto, di culture diverse, ebraica
e greca, si sono trovati riuniti nella Chiesa di Gerusalemme.
Cresciuti di numero, i greci» hanno ritenuto che il loro
gruppo non fosse tenuto sufficientemente presente, che fosse
anzi decisamente «trascurato», nella distribuzione degli aiu-
ti destinati alle vedove. Per rispettare le differenze salva-
guardando la comunione, i Dodici hanno allora proposto di
costituire sette «greci» come corresponsabili del servizio del-
le mense». Questa prima iniziativa, assunta per rispondere
do molte altre. I sette si vedranno ben presto associati agli
apostoli nell'annuncio del vangelo. Per rispondere ai bisogni
delle Chiese e alla missione verranno progressivamente isti-
tuiti nuovi e diversi ministeri.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
In guei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lin-
pua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché,
nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero:
«Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per
servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uo-
mini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai
quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo
alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano,
uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicà-
nore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiochia.
Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero
loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Ge-
rusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande
moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. Parola di Dio.
salmo responsoriale 32,1-2;4-5;18-19
Azione di grazie per la fecondità della Parola e per la co-
munione nella diversità.
RIT. I/ tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate./R
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra./R
Ecco, I'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame./R
seconda lettura 1Pt 2,4-9
Fondata sul Cristo, «pietra angolare», la comunità di coloro
che hanno risposto all'appello di Dio costituisce un comples-
so vivente, un «edificio spirituale», Tutti coloro che sono sta-
ti inseriti dalla fede in questa costruzione sono corresponsa-
bili del suo armonioso sviluppo. Devono partecipare alla mis-
sione e celebrare nella loro vita un culto gradito a Dio.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli
uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive
siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sa-
cerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio,
mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco,
io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi
crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non cre-
dono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pie-
tra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
Essi v'inciampano perche' non obbediscono alla Parola. A que-
sto erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio
regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché
proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle
tenebre alla sua luce meravigliosa. - Parola di Dio.
canto al Vangelo Gv 14,6
Alleluia, alleluia.
lo sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Risorto, salito al cielo, assiso alla destra del Padre, il Si-
gnore ritornerà per introdurci nella casa del Padre, I ter-
mini che traducono il senso della Pasqua del Cristo e il di-
namismo nel quale si trovano coinvolti i credenti evocano
realtà di un altro ordine, realtà trascendenti, quindi impos-
sibili da immaginare. Le domande un po' ingenue di Tom-
maso, nel quale molti possono riconoscersi, offrono l'occasio-
ne per un chiarimento di fondo. Gesù è personalmente la via,
la verità e la vita. Conoscerlo è conoscere il Padre che è una
cosa sola con lui. Credere porta a compiere le stesse opere che
accreditano il Figlio. La fede pasquale non ha veramente nul-
la a che vedere con i sogni che fanno evadere dalla realtà. Es-
sa orienta risolutamente verso il presente e impegna fin da
ora» la responsabilità dei credenti nel mondo e nella Chiesa.
DAL VANGELO SECONDO GiOVANNI
In quel tempo, Gesû disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato
il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in
me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi
avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò
andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi pren-
dero' con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luo-
go dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come
possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesû: lo sono la via,
la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo
di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre
mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto»,
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli ri-
spose Gesů: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai co-
nosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi
tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre
e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me
stesso: ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non al-
tro, credetelo per le opere stesse.
pirà le opere che io compio e ne compirà di piû grandi di que-
ste, perché io vado al Padre», Parola del Signore.
preghiera
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla
comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce
della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cri-
sto nostro Signore,
antifona Gv 14,6
lo sono la via, la verità e la vita, dice il Signore. Alleluia.
preghiera
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza
del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro
Signore.
sviluppie
Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la
strada per il nostro Dio» (Is 40,3).
«lo sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle te-
nebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuo-
ri, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge
sul volto di Cristo (2Cor 4,6).
Per Dio era troppo poco dare il proprio Figlio perché indicasse la
via; egli ne ha fatto la Via, che tu puoi percorrere sotto la sua gui-
da, il cammino che puoi seguire.
(Agostino, Sermone sul salmo l09)
Si leggono a volte pagine molto belle su Dio, sui suoi attributi, sul
la sua grandezza, sul suo mistero. Le si definirebbe volentierì mi-
stiche, se non si temesse di sciupare questo termine. Ma se manca
tore, come lo sa? da dove lo ricava? I cristiani hanno ragione di dif
fidare delle affermazioni teologiche che non derivano dalla cono-
scenza di Cristo o che si suolgono senza un esplicito riferimento al
suo Vangelo. Non bisogna stancarsi di ripetere la frase chiave che
leggiamo in Giovanni: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi
hai conosciuto, Filippo?» (Gu 14,9). Essa significa che l'unità di Dio
e dell'uomo in Gesù manifesta nel tempo l'unità eterna del Padre e
del Figlio nello Spirito Santo. La voce del Figlio è la voce del Pa-
dre. Ascoltare Gesiù è ascoltare il Padre. L'immagine proposta da
Urs von Balthasar è suggestiva. Egli afferma che il eredente sente
questa voce «come in stereofonia».
Ononc Fr. Varillon, La soferenza di Dio)
