| 14:38 (5 ore fa) | |||
| ||||
Il credente riconosce e proclama continuamente, sia nel Cre-
do che nella preghiera, l'onnipotenza di Dio, cui nulla e nes-
suno puð dare scacco matto. Ma alla vista di ciò che acccade
nel mondo, è impossibile non porsi delle domande. Come puo'
Dio sopportare tanti plateali disordini, tante intollerabili in-
giustizie, tanti crimini che restano scandalosamente impuni-
ti? Perché interviene così poco, quasi che non avesse i mezzi
per punire il male e arginarne la diffusione? L'appello ango-
sciato degli uni, lo scherno degli altri risuonano dolorosa-
mente agli orecchi del credente (Sal 43,11).
Bisogna affrontare queste domande, non per chiedere conto
a Dio, ma per cercare di capire la sua condotta, che deve de-
terminare la nostra: è ciò che fa il libro della Sapienza. La con-
dotta divina non è una prova di debolezza o di dimissione. Dio
non interviene e si dimostra paziente, perchế è l'Onnipoten-
te. Non ha bisogno di imporsi con la forza; lascia a tutti il
tempo di cambiare la loro condotta, il tempo di convertirsi.
Gesû ha ripreso questo insegnamento e lo ha riproposto at-
traverso delle immagini in tre parabole. Nonostante le appa-
renze, la parola di Dio ha una straordinaria fecondità: come
un granellino di senape, che produce un grande albero, come
un po' di lievito, che fa fermentare tre grandi misure di fari-
na, come il seme, che produce molte spighe.
Quando le piantine escono dalla terra, ci si accorge che sono
mescolate a molta zizzania, un'erba particolarmente nociva
per i cereali. Il padrone vieta di strapparla, perché, strap-
pandola, si rischia di strappare anche il grano ancora in er-
ba, le cui radici affondano certamente nella stessa zolla. E piu'
misericordia.
Io Spirito, che solo Conosce i pensieri di Dio e le sue inten-
tioni, apra le nostre orecchie»: è lui che può fare compren-
dere. a intendere», 'insegnamento dispensato da Gesū in pa-
rabole! La preghiera che egli ispira ci introduca nella pro-
spettiva del Signore: cosi, noi impariamo a giudicare e ad agi-
re come lui, a volere ciò che egli vuole.
antifona d'ingresso Sal 53,6.8
Ecco, Dio viene in mio aiuto,9S
il Signore sostiene l'anima mia.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.
colletta
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della
tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, re-
stiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Peril nostro Si-
gnore Gesù Cristo...
oppure
Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo
amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della
Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere
ľumanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splen-
dere come il sole nel tuo regno. Per il nostro Signore Ge-
sù Cristo..
prima lettura Sap 12,13.16-19
Comunque sia, il ricorso alla forza da parte dell'uomo è un
segno di inconfessata debolezza e paura, di malferma auto-
rita', avendo bisogno della costrizione. Ecco perché il potere
cosi ottenuto è sempre minacciato ed effimero. Dio invece, es-
strarsi infinitamente paziente, indulgente e misericordioso.
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché
tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che
sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la
tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con
molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giu-
sto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona spe
ranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. - Parola
di Dio.
salmo responsoriale 85,3.6; 9-10; 15-16a
La bontà e la misericordia di Dio sono all'altezza della sua
grandezza e della sua potenza. Nessuno esiti quindi ad accostarsi a lui.
RIT. Tu sei buono, Signore, e ci perdoni.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche./R
Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio./R
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pieta./R
La preghiera dell'uomo non è uno slancio aleatorio verso un
Dio inaccessibile,; lo Spirito la suscita e ne traduce le paro-
le maldestre.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non
sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo
Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che
scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli in-
tercede per i santi secondo i disegni di Dio. - Parola di Dio.
canto al Vangelo cf. 11,25
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Vangelo Mt 13,24-43 (lett. breve 13,24-30)
Tutti sanno che un granellino di senape produce un grande
albero, che un po' di lievito fa fermentare la pasta nella qua-
le viene nascosto. A maggior ragione, si può essere certi che
il Regno, le cui manifestazioni sono all'inizio assolutamen-
te modeste, si svilupperà e trasformerà il mondo. Gesiù spie-
ga, inoltre, perché Dio non separa fin d'ora i buoni dai cat-
tivi. Da un lato, la zizzania non può impedire al buon gra-
no di germogliare. Inoltre, solo al Figlio dell'uomo spetta il
giudizio. Dall'altro, attendendo il giorno del raccolto, Dio la-
scia a tutti il tempo di convertirsi.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesû espose alla folla un'altra parabola, di-
cendo: «ll regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato
del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano,
venne il suo nemico, seminõ della zizzania in mezzo al grano
e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò
anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di ca-
"Un nemico ha fatto questo!" E i servi gli dissero: "Vuoi che
andiamo a raccoglierla?" "No, rispose, perchể non succeda
che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il
grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla
mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Rac-
cogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il
grano invece riponètelo nel mio granaio"».
[Espose loro un'altra parabola, dicendo: ll regno dei cieli è
simile a un granello di senape, che un uomo prese e semino'
nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una
volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e di-
venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare
il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «ll regno dei cieli è simile al lie-
vito, che una donna prese e mescolo' in tre misure di farina,
finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesû disse alle folle con parabole e non par-
lava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che
era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerõ cose nascoste
fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedo'l la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si av-
vicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel
campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il
Figlio dell'uomo. ll campo è il mondo e il seme buono sono i
figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemi-
co che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del
mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie
la zizzania e la si brucia nel fuoco, cosi avverrā alla fine del
mondo. Il Figlio del'uomo manderà i suoi angeli, i quali rac-
coglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che
commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, do-
ve sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderan-
no come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascol-
til».] - Parola del Signore.
to valore e compimento alle tante vittime della legge anti-
ca, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno
benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presen-
ta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.
antifona Sal 110,4-5
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
buono è il Signore e misericordioso,
egli dà il cibo a coloro che lo temono.
oppure. Ap 3,20
«Ecco, sto alla porta e busso», dice il Signore. «Se uno ascol-
ta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed
egli con me>.
preghiera cf. Mt 13,38.43
Il buon seme sono i figli del Regno, che alla fine splende-
ranno come il sol8.
preghiera
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza
del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, li perdonava invece di di-
struggerli. Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore,
ricordando che essi sono carne, un soffio che va e non ritorna
(Sal 78,38-39).
Perché lquesto fico] deve sfruttare il terreno? Ma quegli (il vi-
Bnaiolo] rispose: «Padrone, lascialo ancora quest anno finché io gli
l'avvenire; se no, lo taglierai» (Le 13,7-9).
Come il Signore vi ha perdonato, cosi fate anche voi (Col 3.13)
Siate pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'a.
gricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra
finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera
(Ge 5,7).
Tale è quindi la composizione della Chiesa, mescolanza di forti e
di infermi, di buonie di cattivi, di peccatori ipocriti e di peccatori
scandalosi: l'unità della Chiesa contiene tutto e approfitta di tut-
to. I fedeli vedono negli uni tutto ciò che si deve imitare e in tutti
gli altri ciò che si deve superare con coraggio, riprendere con ener-
gia, sopportare con pazienza, aiutare con carità, ascoltare con con-
discendenza, guardare con tremore. E coloro che restano in piedi e
coloro che cadono servono allo stesso modo alla Chiesa: i suoi fe-
deli, vedendo in questi ultimi l'esempio della loro vigliaccheria e
negli altri la convinzione, sono da tutto stupiti, da tutto edificati,
da tutto confusi, da tutto incoraggiati, sia dai colpi della grazia sia
dai colpi del rigore e della giustizia.
(J.B. Bossuet, Lettere a una signorina di Metz)
Il peccatore e il santo sono due giunti essenziali, complementari,
reciprocamente complementari, che agiscono l'uno sull'altro e la cui
articolazione costituisce tutto il segreto del cristianesimo.
(Ch. Péguy, Un nuovo teologo: Fernand Laudet)
Capita spesso di imbattersi in cristiani i quali pensano che le
espressioni anti-evangeliche presenti nella loro Chiesa siano da
addebitare in gran parte all'istituzione, sotto tutte le sue forme.
Pensano quindi che, per liberare il carisma e la santità del popolo
cristiano, se ne dovrebbe continuamente diffidare. Anzi, probabil-
mente si dovrebbe proclamare la morte della Chiesa -istituzione, co-
si come si è proclamata la morte di Dio nell'ateismo purificatore.
Ma sarebbe troppo facile fare dell'istituzione abusiva o poco ade-
guata il capo espiatorio del peccato del corpo eclesiale, popolo di
peccatori. Il peccato della Chiesa si radica spesso nella mancanza
canza di fede, nella mancanza di passione per l'avventura della
santità secondo le beatitudini evangeliche... Potranno contestare il
peccato della Chiesa solo i cristiani che la desiderano santa e han-
no già fatto una qualche esperienza di una Chiesa più fedele al
vangelo, in forza del loro personale impegno mistico e missionario;
coloro che soffrono nel loro essere cristiani a causa delle malfor-
mazioni del Corpo con il quale sono solidali.
(PA. Liégé, La Chiesa di fronte al suo peccato)
