sabato 31 gennaio 2026

S Messa 26 aprile



noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me


s messa 26 aprile
Gesù ha parlato di se stesso ricorrendo successivamente a
due immagini: quella del pastore e quella della porta delle pe-
core. Bisogna considerarle l'una dopo l'altra, poi farle intera-
gire al fine di coglierne la complementarită.
Inviato nel mondo da colui al quale tutto appartiene, il Figlio
di Dio ha condiviso pienamente la condizione degli uomini. Ha
parlato il loro linguaggio e li chiama a seguirlo. Si prende ge-
losamente cura di ognuno dei suoi per condurli sui sentieri
della vita. Conosce meglio di loro stessi i loro veri bisogni.
Questo pastore incomparabile si definisce anche come la
«porta delle pecore». Egli ha certamente mostrato la strada
che conduce ai pascoli verdeggianti. Ha anche affidato ad al-
cuni, costituiti amministratori di tutti i suoi beni, la chiave del-
la sua proprietā. Ma è lui, lui solo e personalmente, «la via,
la verità e la vita».
Affreschi e mosaici antichi, sculture e pitture di tutte le epo-
che, hanno spesso rappresentato il buon pastore. Una certa
«pia» iconografia ne ha fatto un giovane  che non
corrisponde in nulla al pastore descritto dalla Bibbia. Infatti,
indipendentemente dall'età, il pastore biblico, come del resto
quelli di oggi, è un uomo che vive nel vento, abituato a per-
correre grandi distanze, a salire scoscesi pendii alla testa del
suo gregge o alla ricerca della pecora smarrita, un uomo il cui
rude lavoro non è certamente un gioco. Gesù, il buon pasto-
re, ha preso su di sé il peccato del mondo. «Schiacciato dalla
sofferenza», ci ha guariti «con le sue piaghe»: ha dato la sua
vita perchế noi l'avessimo «in abbondanza»
Le immagini del gregge e delle pecore non suggeriscono af-
fatto dei discepoli dal comportamento
il loro pastore, i
cristiani sono chiamati a seguire  liberamente il loro pastorecontrario,
e, se devono superare prOve simili alle sue, se devono «mori
re al peccato» è per poter «vİvere nella giustizia» e ricevere il
dono dello Spirito,

Questa è la fede che la Chiesa, durante il tenmpo pasquale, ci
invita pressantemente a rinnovare, «Dio ha costituito Signore
e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso», Egli è presso il
Padre dove porta l'itinerario pasquale della nostra esistenza.

antifona d'ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli, alleluia.

colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della
gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con
sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo
pastore. Egli è Dio, e vive...

oppure
o Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la por-
ta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito,
perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce
di Cristo, buon pastore, che ci dona l'abbondanza della
vita. Egli è Dio, e vive...

prima lettura At 2,14a.36-41
«Circa tremila persone»! Al di là del suo straordinario suc-
cesso, la prima predicazione di Pietro proclama ciò che re-
sta essenziale nel messaggio cristiano. Gesù, crocifisso dagli
uomini, è stato risuscitato da Dio; per partecipare alla sal-
vezza meritata dalla sua Pasqua e offerta a tutti, bisogna
convertirsi, cioè rimediare alle proprie aberrazioni e riceve-
re il battesimo, sacramento del perdono dei peccati e del do-
no dello Spirito Santo, che introduce nella comunità dei sal-
vati. Tutto ciò che si può aggiungere è materia di catechesi
ed esortazione, il cui scopo è quello di far comprendere il
prezzo di questa buona novella e di spingere il maggior nu-
mero possibile di persone ad accoglierla con goia.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli undici si alzò in pie-
di e a voce alta parlò cosi: «Sappia con certezza tutta la casa
d'lsraele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesû che
voi avete crocifisso».
All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a
Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»,
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia
battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri
peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infat-
ti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono
lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava:
«Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro
che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno fu-
rono aggiunte circa tremila persone. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 22,2-3;4;5;6
Un salmo che acquista, soprattutto nel tempo pasquale, riso-
nanze cristiane: «le acque tranquille che rinfrancano», «l'un-
zione che profuma il capo», «la tavola imbandita» fanno pen-
sare al battesimno, all'unzione dello Spirito, all'eucaristia.


RIT. Il Signore è  il mio pastore non manco
di nulla.

II Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
|l tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R

Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R

seconda lettura 1Pt 2,20b-26
Il «salvarsi da questa generazione perversa» (prima lettura)
se non sempre espone alla persecuzione,
un giorno o l'altro, a
dolorose contradizioni .Paradossal-
mente, queste sofferenze testimoniano a favore di coloro che
agiscono bene. «Sopportare con pazienza la sofferenza»è una
forma di omaggio nei riguardi di Dio, posto al di sopra di
tutto, e di risoluta fedeltà al Cristo, il giusto perseguitato di
cui parlava il profeta (Is 53,9.4-6), il pastore che ci salva con
le sue ferite e proclama: «Beati i perseguitati per causa del-
la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10-11).

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la
sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti sie-
te stati chiamati, perché anche Cristo pati per voi, lasciando-
vi un esempio, perchế ne seguiate le orme: egli non commi-
se peccato e non si trovo inganno sulla sua bocca; insultato,
non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava ven-
detta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli porto' i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce,
perché, non vivendo piû per il peccato, vivessimo per la giu-
stizia; dalle sue piaghe siete stati
guariti.Eravate erranti co-
me pecore, ma ora siete stati ricondotti  al pastore e custode
delle vostre anime. Parola di Dio.

canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

* DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Gv 10,1-10
Pastore», «porta delle pecore»: due immagini complementa-
ri che evocano la missione di Cristo e il modo in cui la as-
solve. Egli ha un'unica preoccupazione: che gli uomini «ab-
biano la vita e l'abbiano in abbondanza». Con pazienza, que-
sto pastore familiarizza i suoi a riconoscere il suono della
sua voce. Essi imparano così a seguirlo con fiducia, sicuri
di essere condotti verso pascoli dove potranno andare e ve-
nire in piena libertà e sicurezza, certi di trovare, al tempo
opportuno, il cibo adatto a loro. La Chiesa e ogni comunità
cristiana, quanti esercitano un ministero pastorale e ogni
membro dell'ovile, devono sempre tenere davanti agli occhi
il modello del pastore dato da Dio.

*DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû disse: «ln veritā, in veritā io vi dico: chi
non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da
un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dal-
la porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli
chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti
a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da
lui, perchế non conoscono la voce degli estranei.
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di
che cosa parlava loro. 
Allora Gesû disse loro di nuovo: In verità, in verita' io vi dico:
io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti pri-
ma di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati. lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
I| ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;
io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbon-
danza». - Parola del Signore.

preghiera
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra
redenzione, fa' che ceiebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.

antifona
É risorto il buon Pastore, che ha offerto la vita per le sue
pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte,
alleluia.

oppure Gv 10,14, 15
«lo sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.

preghiera
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai re-
dento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pa-
scoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo
raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le peco-
re madri (Is 40,11).
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove
le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno fe-
conde e si moltiplicheranno (Ger 23,3).
 Egli dice di essere la porta dell'ovile, il che significa che li introduce
nella verità. La sua dottrina sipresenta nella sua singolarità, ma ha
voluto che chiamasse tutti gli uomini. Ha stabilito delle leggi cosi co-
me ha ritenuto opportuno, affinché grazie a queste leggi gli uomini
conducano una vita conforme alla sua volontà. E' stato la causa che
ha fatto conoscere il Padre a tutti gli uomini. Percio', noi abbiamo ab-
bandonato le opere della legge e ci sforziamo di obbedire ai precetti
di Cristo. Abbiamo consacrato la nostra vita alle regole del Vangelo
e mettiamno ogni cura nell'osservanza dei suoi comandamenti. Molto
giustamente quindi il Signore si è definito la porta delle pecore. È
impossibile giungere alla verità se non si crede anzitutto al nostro
Signore e riuscire, grazie ai suoi precetti, ad entrare nella verità.
(Teodoro di Mopsuestia, Commento al Vangelo di Giovanni)
s messa 3 maggio
Le «cose della fede» sono realtà invisibili, non astrazioni. Dal
momento che sfuggono all'esperienza sensibile, per poterne
parlarne occorre ricorrere al linguaggio delle immagini, alle
analogie che le evocano, ma non esauriscono il loro mistero.
Cercare di immaginarle, misconoscendo la loro trascendenza,
non puờ che fuorviare.
Gesů, ritornato alla «casa» del Padre, ci prepara un «posto».
Ritornerà a prenderci perchề siamo anche noi «dove è lui, co-
me Tommaso, vorremmo saperne di più. La risposta di Gesü
libera dalle illusioni, dai miraggi dell'immaginazione. Gesü è
lui stesso, personalmente, la via, cosi come è la verità e la vi-
ta. Egli conduce al Padre, lo conosce e dona la vita. Si tratta
di essere con lui e in lui. Le nostre strade terrene possono di-
ventare poco sicure, impraticabili. Gesū-Via! resta sempre ac-
cessibile e, nell'oscurità della fede, ci conduce infallibilmente
al termine del viaggio.
«Si, ma noi non abbiamo mai visto il Padre», insiste Filippo.
Anche la risposta di Gesù ci riconduce alla realtā. In lui, che
solo lo conosce, si è rivelato il Dio invisibile che noi dobbia-
mo, a nostra volta, far conoscere agli altri, compiendo opere
simili a quelle del Signore.
Su un altro versante, è impossibile racchiudere in una sola de-
finizione la realtà intima della Chiesa, al tempo stesso visibile
e invisibile, umana e divina. Assimilarla alle forme dei rag-
gruppamenti umani che noi conosciamo produce equivochi
spesso gravi. Anche in questo caso bisogna ricorrere a imma-
gini, fra cui quella dell'«edificio spirituale». Esso è fondato sul
Signore, la «pietra angolare». I cristiani ne sono le «pietre vive». 

 s messa 3 maggio
Le «cose della fede» sono realtà invisibili, non astrazioni. Dal
momento che sfuggono all'esperienza sensibile, per poterne
parlarne occorre ricorrere al linguaggio delle immagini, alle
analogie che le evocano, ma non esauriscono il loro mistero.
Cercare di immaginarle, misconoscendo la loro trascendenza,
non puờ che fuorviare.
Gesů, ritornato alla «casa» del Padre, ci prepara un «posto».
Ritornerà a prenderci perchề siamo anche noi «dove è lui, co-
me Tommaso, vorremmo saperne di più. La risposta di Gesü
libera dalle illusioni, dai miraggi dell'immaginazione. Gesü è
lui stesso, personalmente, la via, cosi come è la verità e la vi-
ta. Egli conduce al Padre, lo conosce e dona la vita. Si tratta
di essere con lui e in lui. Le nostre strade terrene possono di-
ventare poco sicure, impraticabili. Gesū-Via! resta sempre ac-
cessibile e, nell'oscurità della fede, ci conduce infallibilmente
al termine del viaggio.
«Si, ma noi non abbiamo mai visto il Padre», insiste Filippo.
Anche la risposta di Gesù ci riconduce alla realtā. In lui, che
solo lo conosce, si è rivelato il Dio invisibile che noi dobbia-
mo, a nostra volta, far conoscere agli altri, compiendo opere
simili a quelle del Signore.
Su un altro versante, è impossibile racchiudere in una sola de-
finizione la realtà intima della Chiesa, al tempo stesso visibile
e invisibile, umana e divina. Assimilarla alle forme dei rag-
gruppamenti umani che noi conosciamo produce equivochi
spesso gravi. Anche in questo caso bisogna ricorrere a imma-
gini, fra cui quella dell'«edificio spirituale». Esso è fondato sul
Signore, la «pietra angolare». I cristiani ne sono le «pietre vive».
 diversi ministeri che si esercitano nelle comunità cristiane
vanno compresi e situati nella prospettIva di questa costruz-
zione. Come è avvenuto già nei tempi apostolici, potrà crea-
re necessarie o istituirne di nuovi per rispondere alle necessità
che appaiono qua e là nel corso dei secoli. Cosi, oggi, si affi-
dano sempre più responsabilitā pastorali ai laici, uomini
donne, e non solo a causa della scarsità di sacerdoti,

antifona d'ingresso Sal 97,1-2
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza, alleluia.

colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tut-
ti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eter-
na. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

oppure
O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa' che
aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scel-
ta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sa-
cerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il
nostro Signore Gesù Cristo..

prima lettura At 6,1-7
Credenti di lingue e, soprattutto, di culture diverse, ebraica
e greca, si sono trovati riuniti nella Chiesa di Gerusalemme.
Cresciuti di numero, i greci» hanno ritenuto che il loro
gruppo non fosse tenuto sufficientemente presente, che fosse
anzi decisamente «trascurato», nella distribuzione degli aiu-
ti destinati alle vedove. Per rispettare le differenze salva-
guardando la comunione, i Dodici hanno allora proposto di
costituire sette «greci» come corresponsabili del servizio del-
le mense». Questa prima iniziativa, assunta per rispondere
a necessità organizzative di ordine materiale, avrà delle con- 
seguenze non previste in quel momento. Essa sarà seguita
do molte altre. I sette si vedranno ben presto associati agli
apostoli nell'annuncio del vangelo. Per rispondere ai bisogni
delle Chiese e alla missione verranno progressivamente isti-
tuiti nuovi e diversi ministeri.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
In guei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lin-
pua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché,
nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero:
«Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per
servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uo-
mini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai
quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo
alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano,
uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicà-
nore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiochia.
Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero
loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Ge-
rusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande
moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. Parola di Dio.

salmo responsoriale 32,1-2;4-5;18-19
Azione di grazie per la fecondità della Parola e per la co-
munione nella diversità.

RIT. I/ tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate./R 

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra./R

Ecco, I'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame./R

seconda lettura  1Pt 2,4-9
Fondata sul Cristo, «pietra angolare», la comunità di coloro
che hanno risposto all'appello di Dio costituisce un comples-
so vivente, un «edificio spirituale», Tutti coloro che sono sta-
ti inseriti dalla fede in questa costruzione sono corresponsa-
bili del suo armonioso sviluppo. Devono partecipare alla mis-
sione e celebrare nella loro vita un culto gradito a Dio.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli
uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive
siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sa-
cerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio,
mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco,
io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi
crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non cre-
dono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pie-
tra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
Essi v'inciampano perche' non obbediscono alla Parola. A que-
sto erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio
regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché
proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle
tenebre alla sua luce meravigliosa. - Parola di Dio.

canto al Vangelo Gv 14,6
Alleluia, alleluia.
lo sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Vangelo.  Gv 14,1-12
Risorto, salito al cielo, assiso alla destra del Padre, il Si-
gnore ritornerà per introdurci nella casa del Padre, I ter-
mini che traducono il senso della Pasqua del Cristo e il di-
namismo nel quale si trovano coinvolti i credenti evocano
realtà di un altro ordine, realtà trascendenti, quindi impos-
sibili da immaginare. Le domande un po' ingenue di Tom-
maso, nel quale molti possono riconoscersi, offrono l'occasio-
ne per un chiarimento di fondo. Gesù è personalmente la via,
la verità e la vita. Conoscerlo è conoscere il Padre che è una
cosa sola con lui. Credere porta a compiere le stesse opere che
accreditano il Figlio. La fede pasquale non ha veramente nul-
la a che vedere con i sogni che fanno evadere dalla realtà. Es-
sa orienta risolutamente verso il presente e impegna fin da
ora» la responsabilità dei credenti nel mondo e nella Chiesa.

DAL VANGELO SECONDO GiOVANNI
In quel tempo, Gesû disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato
il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in
me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi
avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò
andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi pren-
dero' con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luo-
go dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come
possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesû: lo sono la via,
la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo
di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre
mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto»,
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli ri-
spose Gesů: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai co-
nosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi
tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre
e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me
stesso: ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non al-
tro, credetelo per le opere stesse. 
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli com-
pirà le opere che io compio e ne compirà di piû grandi di que-
ste, perché io vado al Padre», Parola del Signore.

preghiera
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla
comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce
della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cri-
sto nostro Signore,

antifona Gv 14,6
lo sono la via, la verità e la vita, dice il Signore. Alleluia.

preghiera
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza
del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro
Signore.

sviluppie
Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la
strada per il nostro Dio» (Is 40,3).
«lo sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle te-
nebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuo-
ri, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge
sul volto di Cristo (2Cor 4,6).
Per Dio era troppo poco dare il proprio Figlio perché indicasse la
via; egli ne ha fatto la Via, che tu puoi percorrere sotto la sua gui-
da, il cammino che puoi seguire.
(Agostino, Sermone sul salmo l09)

Si leggono a volte pagine molto belle su Dio, sui suoi attributi, sul
la sua grandezza, sul suo mistero. Le si definirebbe volentierì mi-
stiche, se non si temesse di sciupare questo termine. Ma se manca 
il nome di Gesù Cristo non si sfugge al dubbio, Ciò che dice l'au-
tore, come lo sa? da dove lo ricava? I cristiani hanno ragione di dif
fidare delle affermazioni teologiche che non derivano dalla cono-
scenza di Cristo o che si suolgono senza un esplicito riferimento al
suo Vangelo. Non bisogna stancarsi di ripetere la frase chiave che
leggiamo in Giovanni: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi
hai conosciuto, Filippo?» (Gu 14,9). Essa significa che l'unità di Dio
e dell'uomo in Gesù manifesta nel tempo l'unità eterna del Padre e
del Figlio nello Spirito Santo. La voce del Figlio è la voce del Pa-
dre. Ascoltare Gesiù è ascoltare il Padre. L'immagine proposta da
Urs von Balthasar è suggestiva. Egli afferma che il eredente sente
questa voce «come in stereofonia».

Ononc Fr. Varillon, La soferenza di Dio)

































































































































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mercoledì 30 novembre 2022

riposare in Dio



Bisogna implorare il divino aiuto  e aver fiducia di ricuperare la grazia.

Cristo Gesù. - Figliuolo, io sono il Signore che conforta nel giorno della 
tribolazione. Rivolgiti a me, quando non ti senti bene. Il maggiore 
ostacolo che metti alla consolazione celeste., è il ricorrere troppo tardi
alla preghiera. Poichè prima di venire a pregarmi con fervore, vai cercando 
molti conforti e ti rícrei nelle cose esteriori.
Ne consegue che i conforti ricercati ti giovano poco, finchè tu non sia
persuaso che sono io il liberatore di coloro iquali sperano in me e fuori di 
me non esiste valido soccorso ne utile consiglio, e neppure durevole 
rimedio.
Ma, ripreso coraggio dopo la tempesta, riconfortati nella luce delle mie
misericordie;perchè io sono vicino (disse il Signore)  per restaurare
ogni cosa, non solo integralmente, ma con abbondanza e oltre misura.
Vi è forse qualcosa che mi riesca difficile? Oppure sono come chi ha
parole e non fatti? Dovè la tua fede? Rimani fermo e perserverante.
Sii paziente ed ìntrepido; a suo tempo verrà il conforto.
Aspettami, aspettami: verrò e ti risanerò. 
È” una tentazione quella che ti molesta, ed è un timore vano quello che
ti spaventa.
A che ti serve l'inquietarti per cose che potrebbero accadere, se non ad
accumulare tristezza su tristezza?
A ciascun giorno basta il proprio male .
E' vano ed inutile turbarsi o rallegrarsi delle cose future, le quali forse
non avverranno mai.
 E' umano lasciarsi illudere da tali ìmmaginazioni, ma è anche segno di
animo piccolo cedere tanto facilmente alle suggestioni del nemico.
Egli infatti non fa caso se illuda e inganni con oggetti reali o con fanta-
smi; se faccia cadere con l'amore delle cose presenti o col timore delle 
future.
Non si turbi dunque il tuo cuore, ne si sgomenti .
Credi in me e confida nella mia misericordia.
Quando tu credi di essere lontano da me, spesso avviene che io ti sono
più vicino. Quando pensi che tutto sia perduto, spesso è quello il momento 
d'acquistar merito.
Non è vero che sia tutto perduto, perchè avviene il contrario di quanto
si aspettava.
Non devi giudicare secondo l'impressione del momento: e non devi
accasciarti sotto il peso di qualunque difficoltà, da qualunque parte ti 
venga, come non ci fosse più speranza di liberazione.
Non crederti del tutto abbandonato se per un po' di tempo ti mandassi 
qualche tribolazione, oppure ti togliessi quel conforto che desideri: per
questa via si passa al regno dei cieli. Senza dubbio riesce di maggiore
utilità per te e per gli altri miei fedeli essere esercitati nelle avversità, 
che avere ogni cosa a piacimento. Io vedo i pensieri nasconsti; e ti
assicuro a che tè molto giova alla tua salute essere talora lasciato senza
dolcezze; perchè tu non sia preso da orgoglio nel buon successo, e non 
voglia trovare motivo di compiacerti in te stesso, in ciò che non sei.
Io posso toglierti ciò che ti ho dato e ridartelo quando piace a me.
Quando te l'avrò dato, rimane cosa mia; quando te l'avrò ripreso, non ho
portato via nulla di tuo : perchè è mio ogni bene donato ed ogni dono 
perfetto.
Se ti manderò qualche tribolazione o contrarietà di qualsiasi specie, non 
indignarti, nè perderti di coraggio; io ti posso sollevare subito, e cambiarti
in gaudio qualunque, afflizione. Però quando ti tratto in questo modo, 
ricorda che sono giusto e degno di molta lode.
Se hai retto giudizio e guardi in faccia alla verità, non devi mai lasciarti 
abbattere dalla tristezza per causa delle avversità, ma piuttosto goderne 
ed essermi grato.
Anzi devi considerare quale unica gioia il fatto che affliggendoti con 
dolori, non ti tolga  il mio amore.
Come il padre ha amato me, cosi io amo voi , ho detto ai miei discepoli,
che non ho mandato di certo a godere la vita, ma a sostenere duri dolori,
non agli onori, ma ai disprezzi; non all'ozío, ma alle fatiche; non a riposare,
ma a raccongliere grandi frutti con la pazienza  Figliuolo mio, ricordati
sempre di queste parole ma cerca Gesù il Cristo.


( giovanipagine@gmail.com)


 Verso Cristo
Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli 
altri perché Dio resiste ai superbi ma da grazia 
agli umili.
Uimiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio 
perché vi esalti al tempo opportuno gettando in 
lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura 
di voi siate temperanti e vigilate il vostro nemico 
il diavolo come leone ruggente va in giro cercando 
di divorare. Resistetegli saldi nella fede sapendo 
che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono 
le stesse sofferenze di voi.
 rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri.
,       (“rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”) _
il rapporto con gli altri secondo lo spirito cristiano,
ha una caratteristica inconfondibile l'umiltà
non porta al dominio ma al servizio 
non crea dipendenza ma autonomia 
non nasconde la verità ma la comunica `
non ostacola la storia ma la orienta
non esclude l'esperienza ma la esalta
favorisce la cordialità la spontaneicità la sincerità
riconosce i propri limiti senza lasciarsi paralizzare 
da essi riconosce i limiti altrui senza che 
essi tolgano considerazione e valorizzazione 
per i meriti e le virtù.
        (Dio resiste ai superbi)
L'azione di Dio preferisce gli umili e si allontana dai superbi,
la superbia allontana Dio perché non condivide le sue preferenze,
che sono per gli ultimi i deboli i piccoli ai quali rivela il suo mistero di amore,
la superbia è autoesclusione dal numero dei salvati come Abramo “
io in quanto polvere e cenere posso parlare al mio Dio “ 
nessun altro titolo per essere accolti aiutati 
il grido del povero penëtra i cieli risollevati per riconoscere in Dio l'origine e l'approdo 
la goccia di rugiada che nessuno vede sullo stelo del fiore è considerata da Dio perla preziosa.
       ( “Dio vi esalti al tempo opportuno”)
I tempi di Dio sono diversi
deludono le attese umane non per escluderle o forzarle ma per esaltare e purificarle
Dio ha esaltato l`uomo creandolo a sua immagine e somiglianza
lo ha esaltato ristabilendo in lui la dignità di figlio dopo il peccato
lo ha esaltato riaprendogli le porte del paradiso da cui era stato escluso
lo ha esaltato ridonandogli la vita la possibilità di amare
lo esalterà scoprendogli il suo volto di misericordia
apparendo sulle nubi del cielo giudice dei vivi de dei morti
parola inconfondibile che invita l'uomo al dialogo eterno della beatitudine
        (“il diavolo come leone ruggente”)
Il simbolo del leone è particolarmente espressivo
si aggira nel mondo identificando i luoghi dell'appuntamento dell'uomo con Dio \
per distruggerli, fraintenderli, nasconderli, confonderli, '
esprime la sua invidia distruttiva da serpente maledetto 
ogni qual volta lo splendore della creazione attira l”attenzione
intensifica la commozione autentica l'adesione e 
rovina soprattutto il rapporto tra gli uomini -
rendendo finta la carità non più in grado di testimoniare e rivelare la presenza dell”amore infinito
deludente la speranza a cui viene tolta la certezza della fedeltà di Dio alla promessa,
incerta la fede in quanto dominante è la menzogna
    ( “Saldi nella fede “)
La fede fondamento della vita secondo il piano di Dio
roccia su cui costruire la casa perché nel momento del terremoto non crolli
parola che illumina anche nella notte più oscura
conforto nel pianto più sconsolato '
stabilità solidità consistenza resistenza, vento favorevole che porta la barca attraverso il mare della vita e della
storia anche in tempesta
capacità di lotta quando il nemico si presenta come amico
il lupo come agnello l'avversario come fratello.
  ( il rapporto tra salire e discendere)
la salita e la discesa
una logica diversa
occorre salire distaccarsi faticare
salire vuol dire non soltanto godere gioire ma faticare sforzarsi impegnarsi
è il contrario del tutto facile subito a portata di mano sempre
salire non con l'elicottero ma con le proprie gambe
incominciare dal mattino presto
alzarsi nella notte nel cuore delle tenebre per godere della luce dell'alba
sveglierò l”aurora
tu rischiari le mie tenebre
salirò al tuo monte santo
al monte della tua dimora
alla fenditura nella roccia dove è possibile invocarti come Mosè
se ho trovato grazia presso di te mostrami il tuo volto”
rendici ancora capaci dopo anni di sentire il fascino dei monti
oltre quei monti vi sono altri monti ed altri ancora e
poi il monte dove tu abiti e la terra è sacra
occorre camminare a piedi scalzi
senza sandali ai piedi
il monte del tuo silenzio
il monte della tua parola
il monte del tuo sacrificio
il monte del roveto che brucia senza consumarsi
il monte da cui è possibile godere dello spettacolo della terra promessa come il Nebo per Mosè
e sentirsi esclusi perché ormai il monte non è più una realtà ma un simbolo
il simbolo della terra dove l'anima riposa
terra che non può essere che il cuore di Dio


Dobbiamo riposare in Dio
piuttosto che in tutti gli altri beni

Il fedele. - In tutto e sopratutto
cercherai sempre in Dio il tuo riposo,
anima mia, perchè Egli è l'eterna
pace dei santi. Dolcissimo e amatissimo
Gesù, concedimi di riposare in
te sopra ogni creatura, sopra ogni
salute e bellezza, sopra ogni gloria e
onore, sopra ogni potenza e dignità,
sopra ogni scienza e acutezza d'ingegno,
sopra ogni ricchezza ed arte, sopra
ogni letizia ed esultanza, sopra
ogni fama e lode, sopra ogni soavità
e conforto, sopra ogni speranza e
promessa, sopra ogni merito e desiderio;
sopra ogni dono e grazia che tu puoi
dare ed infondere; sopra ogni gaudio
e gioia che la mente può ricevere e
gustare; finalmente sopra gli Angeli
e gli Arcangeli e tutto l'esercito del
cielo ; sopra ogni cosa visibile ed
invisibile, sopra tutto ciò che non
sei tu, mio Dio.

 Perchè tu, o Signore Dio mio,
sei l'Ottimo sopra ogni cosa, tu solo
l'altissimo e l'onnipotente, tu solo
possiedi e doni ogni cosa. tu solo
inesauribile sorgente di dolcezze e
consolazioni; Tu solo sei suprema
bellezza e amore, suprema nobiltà e gloria.
in cui tutti i beni furono, sono e
saranno perfettamente raccolti insieme.
Perciò qualunque cosa tu mi doni,
al di fuori di te stesso, o di te mi
riveli o prometti, troppo scarsa e
insufficiente finchè non ti possa
vedere e possedere interamente.
Il mio cuore infatti non può essere
davvero in pace, nè pienamente
soddisfatto, se non riposa in te e non si
solleva sopra ogni dono ed ogni creatura.
O mio dilettissimo Signore Gesù
Cristo, purissimo amore, Signore di
tutte le creature, chi mi può dare ali
di vera libertà, per volare e riposare
in te?
O, quando potrò pienamente occuparmi
a considerare quanto sei
soave, Signore mio Dio?

Quando potrò raccogliermi totalmente
in tè, così che riempito del tuo
amore, non averta più me stesso,
ma scelta te, solo sopra ogni
sentimento ed ogni misura, in un modo che a
tutti non è dato di conoscere?
Ma ora levo spesso il mio gemito,
e sostengo in dolore la. mia iniquità.
Perchè questa valle di miserie è
ripiena di mali, che molto spesso mi
turbano, mi contrastano e mi offuscano;
e molto spesso mi stancano
e mi distraggono; mi allettano e mi
allacciano, affinchè io non possa
liberamente accostarmi a te, e averne i
soavi amplessi, di cui godono sempre
gli spiriti beati, Ti commuova il mio
sospiro e la molteplice mia desolazione quaggiù!
 O Gesù, splendore dell'eterna
gloria , conforto dell”anima pellegrina!
Tace al tuo cospetto la mia
bocca, ma ti parla il mio silenzio.
Quanto tarda a venire il mio Signore?
De, venga e dia gioia a questo suo poverello.
Porga la sua mano e strappi il miserabile
da ogni angustia. ›
Oh, vieni, vieni! Perchè senza di
tè non avrò nè un giorno, nè un'ora
felice. Tu solo sei la mia letizia, e
senza di te l'anima mia rimane vuota
Io sono oppresso da miseria
e somiglio a un prigioniero stretto da
catene, finchè tu con la luce della tua
presenza non venga a sollevarmi,
ricolmarmi la libertà e a farmi vedere
il tuo volto amico.
Cerchino pure gli altri ciò che
più loro piace, in cambio di tè; io
cerco e cercherò unicamente tè, o mio
Dio, che sei la mia speranza e la
mia eterna salute .
Non si placherà il gomito della mia
preghiera, finchè non ritorni la tua
grazia e non senta nel cuore la tua
voce.

Il Signore. - Eccomi presente .
Eccomi accanto a te, perchè tu mi
hai chiamato. Il tuo pianto, i sospiri
della tua anima la contrizione del
tuo cuore umiliato, mi hanno piegato
e ricondotto a te.

Il fedele. - Io esclamai Signore,
t'invocai e desiderai di goderti,
pronto a respingere ogni cosa per amor
tuo, Poichè tu, per primo, mi hai
scosso, affinchè ti cercassi.
Sii dunque benedetto, 0 Signore,
che fosti così buono col tuo servo,
secondo l'abbondanza della tua
misericordia . '
Che altro può dire il tuo. servo alla
tua presenza? Non gli rimane che
umiliarsi profondamente al tuo cospetto.
ripensando sempre ai suoi peccati, alla
sua nullità. Non v'è infatti meraviglia
nel cielo o sopra la terra che
ti possa essere messa a confronto .
Le tue opere sono perfette, i tuoi
giudizi sono veri e la tua provvidenza
regge l'universo .
Sia dunque lode e gloria a te, o
Sapienza del Padre; la mia bocca e
la mia anima ti elevino inni di benedizione,
insieme con tutte le creature.

da (giovanipagine@gmail.com.)



 

S Messa 26 aprile

noi amaria   < giovanipagine@gmail.com > 14:38 (5 ore fa) a  me s messa 26 aprile Gesù ha parlato di se stesso ricorrendo successivame...