sabato 31 gennaio 2026

S Messa 12 luglio



noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me

s messa 12 luglio
Oggi, si inizia la lettura integrale del discorso parabolico»,
che continuera' per tre domeniche. Per introdurre quest'unita'
liturgica sarebbe difficile trovare qualcosa di meglio del testo
di Isaia ripreso per questa domenica.
Le parole umane sono spesso vane e inconsistenti, non im-
pegnano sempre chi le pronuncia, non resistono alla prova del
tempo, anche quando non sono bugiarde. Infine, dal dire al
fare c'è di mezzo il mare, un baratro insormontabile, ben di-
versamente stanno le cose riguardo alla parola di Dio: essa
rivela e agisce, e vera ed efficace, Isaia sottolinea soprattutto
quest'ultima caratteristica,
Questo e' anche l'insegnamento di fondo della parabola del
seminatore, la prima delle parabole riferite da Matteo, essa
pone la Chiesa e i cristiani di fronte alle loro responsabilita'
nei riguardi della parola di Dio, paragonata a un seme di in-
comparabile qualità, sparso abbondantemente nel terreno.
La crescita e la maturazione di questo seme prodigioso di-
pendono dalla qualitā del terreno che lo riceve, cioè dal mo-
do in cui ciascuno accoglie e mette in pratica la Parola semi-
nata dentro di lui, questo richiede, a monte, un serio lavoro
di dissodamento e una costante vigilanza, per evitare che il
seme sla rubato dal «maligno» o soffocato dalle molte spine.
Infatti, Dio, il divino seminatore, rispetta la libertà delle sue
creature e vuole associarle ai frutti prodotti dalle sue semine.
Spande il buon seme a profusione, poiché nessuna porzione
della sua proprietà deve essere abbandonata come definiti-
vamente inadatta alla semina e lasciata incolta, offre instan-
cabilmente a ciascuno delle occasioni favorevoli o, meglio, la
sua grazia. Paziente, concede tutto il tempo necessario. Fi
ducioso, spera fino all'ultimo giorno che le terre piü aride, i
cuori di pietra, si aprano alla sua Parola. Tutti coloro che. a
diverso titolo, lavorano per l'avvento del Regno devono com-
portarsi allo stesso modo.

É, come dice Paolo, il tempo del laborioso parto dell'uomo e
dell'intera creazione. Ma viene il giorno in cui la loro gloria si
rivelerà insieme a quella del Cristo risorto. Questa certezza
permette di apprezzare nel loro giusto valore «le sofferenze
del momento presente».

antifona d'ingresso Sal 16,11
Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, per-
ché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro
che si professano cristiani di respingere ciò che contrario
a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il no-
stro Signore Gesù Cristo...


oppure
Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la di-
sponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che con-
tinui a seminare nei solchi dell'umanità, perché fruttifichi
in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata spe-
ranza del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

prima lettura  Is 55,10-11
Nel bene e nel male, la parola umana ha immense possibi-
lità. Ma solo la parola di Dio possiede per sua natura un'ef-
ficacia creatrice.

 DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
Cosl dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal
cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza
averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi
semina e il pane a chi mangia, cosi sarà della mia parola usci-
ta dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza
aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto cið per
cui l'ho mandata», - Parola di Dio.

salmo responsoriale 64,10a-d; 10e-11; 12-13; 14
Fecondità della terra, abbondanza di frutti: potenza del
creatore, forza della sua Parola!

RIT. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
|| fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per eli uomini./R

Cosi prepari la terra:
ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge
e benedici i suoi germogli./R

Coroni I'anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza./R

I prati si coprono di greggi.
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia!/R

seconda lettura Rm 8,18-23
Dal momento del suo battesimo, il cristiano è sotto «il do-
minio dello Spirito», che «abita» in lui e lo fa passare dalla
morte fisica alla vita eterna con il Cristo (lettura di dome- 
nica scorsa). Come quella di ogni uomo, l'esistenza del cri-
stiano si svolge, oggi, in un mondo segnato dalla sofferenza:
è la fase dolorosa, che anch'egli ha dovuto affrontare, della
Pasqua del Signore, Ma anche per lui verrà il giorno della
risurrezione gloriosa. E avendo partecipato al travagliato
destino dell'uomo, anche la creazione parteciperà alla libe-
razione dalla sua condizione mortale.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non sia-
no paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L'ar-
dente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la
rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per
sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta -nel-
la speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla
schiavitü' della corruzione per entrare nella libertà della glo-
ria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre
le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che
possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente
aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio.

canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Vangelo Mt 13,1-23 (lett. breve 13,1-9)
L'insistenza sulla responsabilità di coloro che ascoltano la
Parola è dovuta al fatto che il seme sparso dal divino se-
minatore possiede un'indiscussa fecondità. Ma la parabo-
la contiene anche altre due lezioni. Da un lato, lungi dal
lasciarsi scoraggiare dalla prospettiva di lavorare invano,
bisogna continuare a seminare il buon seme a piene mani:
terreni oggi ingrati potrebbero diventare domani terra buo-
na. Dall'altro, non cè alcuna proporzione fra le perdite, i
cattivi raccolti imputabili all'avversione del «maligno» o
all'aridità di certe persone, e la straordinaria abbondanza
di frutti prodotti dalla Parola caduta in terra buona. Av-
vertimento rivolto agli uditori della predicazione evangeli-
ca e, al tempo stesso, vibrante appello al coraggio, alla fi-
ducia, all'ottimismo dei seminatori della Parola. Tutti de-
vono comprendere che qui si tratta dei «misteri del regno
dei cieli».

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
Quel giorno Gesù usci di casa e sedette in riva al mare. Si ra-
dunò attorno a lui tanta folla che egli sali su una barca e si
mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il
seminatore uscī a seminare. Mentre seminava, una parte cad-
de lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'al-
tra parte cadde sul terreno sassoso, dove non cera molta ter-
ra; germoglið subito, perche' il terreno non era profondo, ma,
quando spunto' il sole, fu bruciata e, non avendo radici, secco'..
Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffoca-
rono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto:
il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a
loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perchè a voi è dato conoscere i misteri del
regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha,
verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha,
sară tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con
parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascol-
tano e non comprendono. Cosi si compie per loro la profezia
di Isaia che dice: "Udrete, si, ma non comprenderete, guar-
derete, si, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo
è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e han-
no chiuso gli occhi, perchế non vedano con gli occhi, 
non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e
non si convertano e io li guarisca!" Beati invece i vostri occhi
perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io
vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere
ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare cið che voi
ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta
che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, vie-
ne il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore:
questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è sta-
to seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola
e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è in-
costante, sicchế, appena giunge una tribolazione o una per-
secuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Ouel-
lo seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoc-
cupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffoca-
no la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul ter-
reno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; que-
sti dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».])
- Parola del Signore.

preghiera
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e tra-
sformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i cre-
denti. Per Cristo nostro Signore.

antifona Sal 83,4-5
Il passero trova la casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio Re e mio Dio!
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi.

oppure Gy 6,56
 Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio san-
gue, rimane in me e io in lui,

oppure Mt 13,23
Il seme seminato nella terra buona è colui che ascolta la
parola e la comprende».

preghiera
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa' che per la co-
munione a questi santi misteri si affermi sempre più nella no-
stra vita l'opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste (Sal 33,9).
Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era
a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo
trono regale, si lanciò in mezzo a quella terra (Sap 18,14-15).
Secca l'erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura
sempre (1s 40,8).
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio (Gu 8,47).
Tutti i mortali sono come l'erba e ogni loro splendore è come fiore
d'erba. L'erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore
rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato an-
nunziato (1Pt 1,24-25).
Supplico la tua Signoria immutabile, potentissima, o Spirito po-
tente; manda la rugiada della tua soavità, concedi alla mia
e al mio spirito, che dominano sui sensi, il beneficio della pienez-
za delle grazie della tua abbondante misericordia. E dissoda il
campo intelligente del mio cuore di carne indurito perché riceva e
faccia fruttificare la tua semente spirituale.
(Gregorio di Narek, II libro delle preghiere)

Guardate, guardate Dio che attraversa la terra come un seminato-
re e prende il suo cuore a due mani e lo getta su tutta la superficie
della terra!... Si direbbe che per lo più egli getta ad occhi chiusi, a
caso e al vento, questa semente che gonfia il suo grembiule. Qui po- 
test capere, capiat. Qui habet aures audiendi, audiat. C'e la pie-
tra, c'è il terreno indurito dal passaggio dei passanti; ci sono i ro-
vi e le altre erbacce, ci sono gli uccelli del cielo, ci sono le intempe-
rie! Pazienza! Ma ce anche la buona terra e quell'orecchio nelle
profondità del nostro essere che è un utero, quell'interesse, quel-
l'appropriazione, quella conseruazione.
(P. Claudel, Io credo in Te)

L'incoscienza dei cristiani nel corso di venti secoli di cristianesimo
un mistero che fa tremare i santi. Si può aver imparato il cate-
chismo, si può ascoltare regolarmente l'omelia del proprio parroco,
persino leggere il Vangelo e non aver ancora capito nulla. Il Van-
gelo è un messaggio accessibile ai semplici. Ma è un libro che resta
sigillato finché non si è cambiato qualcosa nella propria vita. «E
quando ci sarà la conversione al Signore che il velo sarà tolto»
(2Cor 3, 16). Perciò, coloro che oggi cercano nel Vangelo solo una va-
ga religiosità, o la garanzia di un ordine sociale, o l'elemento fa-
miliare di una civiltà accattivante, sono come gli uomini che ascol-
tano, ma non comprendono.
(CL Geffré, Uno spazio per Dio) 

s messa 19 luglio
Il credente riconosce e proclama continuamente, sia nel Cre-
do che nella preghiera, l'onnipotenza di Dio, cui nulla e nes-
suno puð dare scacco matto. Ma alla vista di ciò che acccade
nel mondo, è impossibile non porsi delle domande. Come puo'
Dio sopportare tanti plateali disordini, tante intollerabili in-
giustizie, tanti crimini che restano scandalosamente impuni-
ti? Perché interviene così poco, quasi che non avesse i mezzi
per punire il male e arginarne la diffusione? L'appello ango-
sciato degli uni, lo scherno degli altri risuonano dolorosa-
mente agli orecchi del credente (Sal 43,11).
Bisogna affrontare queste domande, non per chiedere conto
a Dio, ma per cercare di capire la sua condotta, che deve de-
terminare la nostra: è ciò che fa il libro della Sapienza. La con-
dotta divina non è una prova di debolezza o di dimissione. Dio
non interviene e si dimostra paziente, perchế è l'Onnipoten-
te. Non ha bisogno di imporsi con la forza; lascia a tutti il
tempo di cambiare la loro condotta, il tempo di convertirsi.

Gesû ha ripreso questo insegnamento e lo ha riproposto at-
traverso delle immagini in tre parabole. Nonostante le appa-
renze, la parola di Dio ha una straordinaria fecondità: come
un granellino di senape, che produce un grande albero, come
un po' di lievito, che fa fermentare tre grandi misure di fari-
na, come il seme, che produce molte spighe.

Quando le piantine escono dalla terra, ci si accorge che sono
mescolate a molta zizzania, un'erba particolarmente nociva
per i cereali. Il padrone vieta di strapparla, perché, strap-
pandola, si rischia di strappare anche il grano ancora in er-
ba, le cui radici affondano certamente nella stessa zolla. E piu'
 saggio attendere la mietitura per fare la cernita: cosi agisce
il divino mietitore, non per debolezza o lasciar correre, ma per
misericordia.
Io Spirito, che solo Conosce i pensieri di Dio e le sue inten-
tioni, apra le nostre orecchie»: è lui che può fare compren-
dere. a intendere», 'insegnamento dispensato da Gesū in pa-
rabole! La preghiera che egli ispira ci introduca nella pro-
spettiva del Signore: cosi, noi impariamo a giudicare e ad agi-
re come lui, a volere ciò che egli vuole.

antifona d'ingresso Sal 53,6.8
Ecco, Dio viene in mio aiuto,9S
il Signore sostiene l'anima mia.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.

colletta
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della
tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, re-
stiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Peril nostro Si-
gnore Gesù Cristo...

oppure
Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo
amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della
Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere
ľumanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splen-
dere come il sole nel tuo regno. Per il nostro Signore Ge-
sù Cristo..

prima lettura Sap 12,13.16-19
Comunque sia, il ricorso alla forza da parte dell'uomo è un
segno di inconfessata debolezza e paura, di malferma auto-
rita', avendo bisogno della costrizione. Ecco perché il potere
cosi ottenuto è sempre minacciato ed effimero. Dio invece, es-
sendo lOnnipotente, può permettersi la moderazione e mo-
strarsi infinitamente paziente, indulgente e misericordioso.

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché
tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che
sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la
tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con
molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giu-
sto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona spe
ranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. - Parola
di Dio.

salmo responsoriale 85,3.6; 9-10; 15-16a
La bontà e la misericordia di Dio sono all'altezza della sua
grandezza e della sua potenza. Nessuno esiti quindi ad accostarsi a lui.

RIT. Tu sei buono, Signore, e ci perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche./R

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio./R

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pieta./R 

seconda lettura Rm 8,38-27
La preghiera dell'uomo non è uno slancio aleatorio verso un
Dio inaccessibile,; lo Spirito la suscita e ne traduce le paro-
le maldestre.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non
sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo
Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che
scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli in-
tercede per i santi secondo i disegni di Dio. - Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. 11,25
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Vangelo Mt 13,24-43 (lett. breve 13,24-30)
Tutti sanno che un granellino di senape produce un grande
albero, che un po' di lievito fa fermentare la pasta nella qua-
le viene nascosto. A maggior ragione, si può essere certi che
il Regno, le cui manifestazioni sono all'inizio assolutamen-
te modeste, si svilupperà e trasformerà il mondo. Gesiù spie-
ga, inoltre, perché Dio non separa fin d'ora i buoni dai cat-
tivi. Da un lato, la zizzania non può impedire al buon gra-
no di germogliare. Inoltre, solo al Figlio dell'uomo spetta il
giudizio. Dall'altro, attendendo il giorno del raccolto, Dio la-
scia a tutti il tempo di convertirsi.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesû espose alla folla un'altra parabola, di-
cendo: «ll regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato
del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano,
venne il suo nemico, seminõ della zizzania in mezzo al grano
e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò
anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di ca-
 sa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel
tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro
"Un nemico ha fatto questo!" E i servi gli dissero: "Vuoi che
andiamo a raccoglierla?" "No, rispose, perchể non succeda
che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il
grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla
mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Rac-
cogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il
grano invece riponètelo nel mio granaio"».
[Espose loro un'altra parabola, dicendo: ll regno dei cieli è
simile a un granello di senape, che un uomo prese e semino'
nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una
volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e di-
venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare
il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «ll regno dei cieli è simile al lie-
vito, che una donna prese e mescolo' in tre misure di farina,
finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesû disse alle folle con parabole e non par-
lava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che
era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerõ cose nascoste
fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedo'l la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si av-
vicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel
campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il
Figlio dell'uomo. ll campo è il mondo e il seme buono sono i
figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemi-
co che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del
mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie
la zizzania e la si brucia nel fuoco, cosi avverrā alla fine del
mondo. Il Figlio del'uomo manderà i suoi angeli, i quali rac-
coglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che
commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, do-
ve sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderan-
no come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascol-
til».] - Parola del Signore.

 preghiera
O Dio, che nell'unico e perfetto sacrificio del Cristo hai da-
to valore e compimento alle tante vittime della legge anti-
ca, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno
benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presen-
ta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.

antifona Sal 110,4-5
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
buono è il Signore e misericordioso,
egli dà il cibo a coloro che lo temono.

oppure. Ap 3,20
«Ecco, sto alla porta e busso», dice il Signore. «Se uno ascol-
ta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed
egli con me>.

preghiera  cf. Mt 13,38.43
Il buon seme sono i figli del Regno, che alla fine splende-
ranno come il sol8.

preghiera
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza
del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, li perdonava invece di di-
struggerli. Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore,
ricordando che essi sono carne, un soffio che va e non ritorna
(Sal 78,38-39).
Perché lquesto fico] deve sfruttare il terreno? Ma quegli (il vi-
Bnaiolo] rispose: «Padrone, lascialo ancora quest anno finché io gli 
zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se portera' frutto per
l'avvenire; se no, lo taglierai» (Le 13,7-9).
Come il Signore vi ha perdonato, cosi fate anche voi (Col 3.13)
Siate pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'a.
gricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra
finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera
(Ge 5,7).

Tale è quindi la composizione della Chiesa, mescolanza di forti e
di infermi, di buonie di cattivi, di peccatori ipocriti e di peccatori
scandalosi: l'unità della Chiesa contiene tutto e approfitta di tut-
to. I fedeli vedono negli uni tutto ciò che si deve imitare e in tutti
gli altri ciò che si deve superare con coraggio, riprendere con ener-
gia, sopportare con pazienza, aiutare con carità, ascoltare con con-
discendenza, guardare con tremore. E coloro che restano in piedi e
coloro che cadono servono allo stesso modo alla Chiesa: i suoi fe-
deli, vedendo in questi ultimi l'esempio della loro vigliaccheria e
negli altri la convinzione, sono da tutto stupiti, da tutto edificati,
da tutto confusi, da tutto incoraggiati, sia dai colpi della grazia sia
dai colpi del rigore e della giustizia.
(J.B. Bossuet, Lettere a una signorina di Metz)

Il peccatore e il santo sono due giunti essenziali, complementari,
reciprocamente complementari, che agiscono l'uno sull'altro e la cui
articolazione costituisce tutto il segreto del cristianesimo.
(Ch. Péguy, Un nuovo teologo: Fernand Laudet)

Capita spesso di imbattersi in cristiani i quali pensano che le
espressioni anti-evangeliche presenti nella loro Chiesa siano da
addebitare in gran parte all'istituzione, sotto tutte le sue forme.
Pensano quindi che, per liberare il carisma e la santità del popolo
cristiano, se ne dovrebbe continuamente diffidare. Anzi, probabil-
mente si dovrebbe proclamare la morte della Chiesa -istituzione, co-
si come si è proclamata la morte di Dio nell'ateismo purificatore.
Ma sarebbe troppo facile fare dell'istituzione abusiva o poco ade-
guata il capo espiatorio del peccato del corpo eclesiale, popolo di
peccatori. Il peccato della Chiesa si radica spesso nella mancanza 
di alta tensione mistica ed evangelica. Essenzialmente, nella man-
canza di fede, nella mancanza di passione per l'avventura della
santità secondo le beatitudini evangeliche... Potranno contestare il
peccato della Chiesa solo i cristiani che la desiderano santa e han-
no già fatto una qualche esperienza di una Chiesa più fedele al
vangelo, in forza del loro personale impegno mistico e missionario;
coloro che soffrono nel loro essere cristiani a causa delle malfor-
mazioni del Corpo con il quale sono solidali.
(PA. Liégé, La Chiesa di fronte al suo peccato) 
 
































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mercoledì 30 novembre 2022

riposare in Dio



Bisogna implorare il divino aiuto  e aver fiducia di ricuperare la grazia.

Cristo Gesù. - Figliuolo, io sono il Signore che conforta nel giorno della 
tribolazione. Rivolgiti a me, quando non ti senti bene. Il maggiore 
ostacolo che metti alla consolazione celeste., è il ricorrere troppo tardi
alla preghiera. Poichè prima di venire a pregarmi con fervore, vai cercando 
molti conforti e ti rícrei nelle cose esteriori.
Ne consegue che i conforti ricercati ti giovano poco, finchè tu non sia
persuaso che sono io il liberatore di coloro iquali sperano in me e fuori di 
me non esiste valido soccorso ne utile consiglio, e neppure durevole 
rimedio.
Ma, ripreso coraggio dopo la tempesta, riconfortati nella luce delle mie
misericordie;perchè io sono vicino (disse il Signore)  per restaurare
ogni cosa, non solo integralmente, ma con abbondanza e oltre misura.
Vi è forse qualcosa che mi riesca difficile? Oppure sono come chi ha
parole e non fatti? Dovè la tua fede? Rimani fermo e perserverante.
Sii paziente ed ìntrepido; a suo tempo verrà il conforto.
Aspettami, aspettami: verrò e ti risanerò. 
È” una tentazione quella che ti molesta, ed è un timore vano quello che
ti spaventa.
A che ti serve l'inquietarti per cose che potrebbero accadere, se non ad
accumulare tristezza su tristezza?
A ciascun giorno basta il proprio male .
E' vano ed inutile turbarsi o rallegrarsi delle cose future, le quali forse
non avverranno mai.
 E' umano lasciarsi illudere da tali ìmmaginazioni, ma è anche segno di
animo piccolo cedere tanto facilmente alle suggestioni del nemico.
Egli infatti non fa caso se illuda e inganni con oggetti reali o con fanta-
smi; se faccia cadere con l'amore delle cose presenti o col timore delle 
future.
Non si turbi dunque il tuo cuore, ne si sgomenti .
Credi in me e confida nella mia misericordia.
Quando tu credi di essere lontano da me, spesso avviene che io ti sono
più vicino. Quando pensi che tutto sia perduto, spesso è quello il momento 
d'acquistar merito.
Non è vero che sia tutto perduto, perchè avviene il contrario di quanto
si aspettava.
Non devi giudicare secondo l'impressione del momento: e non devi
accasciarti sotto il peso di qualunque difficoltà, da qualunque parte ti 
venga, come non ci fosse più speranza di liberazione.
Non crederti del tutto abbandonato se per un po' di tempo ti mandassi 
qualche tribolazione, oppure ti togliessi quel conforto che desideri: per
questa via si passa al regno dei cieli. Senza dubbio riesce di maggiore
utilità per te e per gli altri miei fedeli essere esercitati nelle avversità, 
che avere ogni cosa a piacimento. Io vedo i pensieri nasconsti; e ti
assicuro a che tè molto giova alla tua salute essere talora lasciato senza
dolcezze; perchè tu non sia preso da orgoglio nel buon successo, e non 
voglia trovare motivo di compiacerti in te stesso, in ciò che non sei.
Io posso toglierti ciò che ti ho dato e ridartelo quando piace a me.
Quando te l'avrò dato, rimane cosa mia; quando te l'avrò ripreso, non ho
portato via nulla di tuo : perchè è mio ogni bene donato ed ogni dono 
perfetto.
Se ti manderò qualche tribolazione o contrarietà di qualsiasi specie, non 
indignarti, nè perderti di coraggio; io ti posso sollevare subito, e cambiarti
in gaudio qualunque, afflizione. Però quando ti tratto in questo modo, 
ricorda che sono giusto e degno di molta lode.
Se hai retto giudizio e guardi in faccia alla verità, non devi mai lasciarti 
abbattere dalla tristezza per causa delle avversità, ma piuttosto goderne 
ed essermi grato.
Anzi devi considerare quale unica gioia il fatto che affliggendoti con 
dolori, non ti tolga  il mio amore.
Come il padre ha amato me, cosi io amo voi , ho detto ai miei discepoli,
che non ho mandato di certo a godere la vita, ma a sostenere duri dolori,
non agli onori, ma ai disprezzi; non all'ozío, ma alle fatiche; non a riposare,
ma a raccongliere grandi frutti con la pazienza  Figliuolo mio, ricordati
sempre di queste parole ma cerca Gesù il Cristo.


( giovanipagine@gmail.com)


 Verso Cristo
Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli 
altri perché Dio resiste ai superbi ma da grazia 
agli umili.
Uimiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio 
perché vi esalti al tempo opportuno gettando in 
lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura 
di voi siate temperanti e vigilate il vostro nemico 
il diavolo come leone ruggente va in giro cercando 
di divorare. Resistetegli saldi nella fede sapendo 
che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono 
le stesse sofferenze di voi.
 rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri.
,       (“rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”) _
il rapporto con gli altri secondo lo spirito cristiano,
ha una caratteristica inconfondibile l'umiltà
non porta al dominio ma al servizio 
non crea dipendenza ma autonomia 
non nasconde la verità ma la comunica `
non ostacola la storia ma la orienta
non esclude l'esperienza ma la esalta
favorisce la cordialità la spontaneicità la sincerità
riconosce i propri limiti senza lasciarsi paralizzare 
da essi riconosce i limiti altrui senza che 
essi tolgano considerazione e valorizzazione 
per i meriti e le virtù.
        (Dio resiste ai superbi)
L'azione di Dio preferisce gli umili e si allontana dai superbi,
la superbia allontana Dio perché non condivide le sue preferenze,
che sono per gli ultimi i deboli i piccoli ai quali rivela il suo mistero di amore,
la superbia è autoesclusione dal numero dei salvati come Abramo “
io in quanto polvere e cenere posso parlare al mio Dio “ 
nessun altro titolo per essere accolti aiutati 
il grido del povero penëtra i cieli risollevati per riconoscere in Dio l'origine e l'approdo 
la goccia di rugiada che nessuno vede sullo stelo del fiore è considerata da Dio perla preziosa.
       ( “Dio vi esalti al tempo opportuno”)
I tempi di Dio sono diversi
deludono le attese umane non per escluderle o forzarle ma per esaltare e purificarle
Dio ha esaltato l`uomo creandolo a sua immagine e somiglianza
lo ha esaltato ristabilendo in lui la dignità di figlio dopo il peccato
lo ha esaltato riaprendogli le porte del paradiso da cui era stato escluso
lo ha esaltato ridonandogli la vita la possibilità di amare
lo esalterà scoprendogli il suo volto di misericordia
apparendo sulle nubi del cielo giudice dei vivi de dei morti
parola inconfondibile che invita l'uomo al dialogo eterno della beatitudine
        (“il diavolo come leone ruggente”)
Il simbolo del leone è particolarmente espressivo
si aggira nel mondo identificando i luoghi dell'appuntamento dell'uomo con Dio \
per distruggerli, fraintenderli, nasconderli, confonderli, '
esprime la sua invidia distruttiva da serpente maledetto 
ogni qual volta lo splendore della creazione attira l”attenzione
intensifica la commozione autentica l'adesione e 
rovina soprattutto il rapporto tra gli uomini -
rendendo finta la carità non più in grado di testimoniare e rivelare la presenza dell”amore infinito
deludente la speranza a cui viene tolta la certezza della fedeltà di Dio alla promessa,
incerta la fede in quanto dominante è la menzogna
    ( “Saldi nella fede “)
La fede fondamento della vita secondo il piano di Dio
roccia su cui costruire la casa perché nel momento del terremoto non crolli
parola che illumina anche nella notte più oscura
conforto nel pianto più sconsolato '
stabilità solidità consistenza resistenza, vento favorevole che porta la barca attraverso il mare della vita e della
storia anche in tempesta
capacità di lotta quando il nemico si presenta come amico
il lupo come agnello l'avversario come fratello.
  ( il rapporto tra salire e discendere)
la salita e la discesa
una logica diversa
occorre salire distaccarsi faticare
salire vuol dire non soltanto godere gioire ma faticare sforzarsi impegnarsi
è il contrario del tutto facile subito a portata di mano sempre
salire non con l'elicottero ma con le proprie gambe
incominciare dal mattino presto
alzarsi nella notte nel cuore delle tenebre per godere della luce dell'alba
sveglierò l”aurora
tu rischiari le mie tenebre
salirò al tuo monte santo
al monte della tua dimora
alla fenditura nella roccia dove è possibile invocarti come Mosè
se ho trovato grazia presso di te mostrami il tuo volto”
rendici ancora capaci dopo anni di sentire il fascino dei monti
oltre quei monti vi sono altri monti ed altri ancora e
poi il monte dove tu abiti e la terra è sacra
occorre camminare a piedi scalzi
senza sandali ai piedi
il monte del tuo silenzio
il monte della tua parola
il monte del tuo sacrificio
il monte del roveto che brucia senza consumarsi
il monte da cui è possibile godere dello spettacolo della terra promessa come il Nebo per Mosè
e sentirsi esclusi perché ormai il monte non è più una realtà ma un simbolo
il simbolo della terra dove l'anima riposa
terra che non può essere che il cuore di Dio


Dobbiamo riposare in Dio
piuttosto che in tutti gli altri beni

Il fedele. - In tutto e sopratutto
cercherai sempre in Dio il tuo riposo,
anima mia, perchè Egli è l'eterna
pace dei santi. Dolcissimo e amatissimo
Gesù, concedimi di riposare in
te sopra ogni creatura, sopra ogni
salute e bellezza, sopra ogni gloria e
onore, sopra ogni potenza e dignità,
sopra ogni scienza e acutezza d'ingegno,
sopra ogni ricchezza ed arte, sopra
ogni letizia ed esultanza, sopra
ogni fama e lode, sopra ogni soavità
e conforto, sopra ogni speranza e
promessa, sopra ogni merito e desiderio;
sopra ogni dono e grazia che tu puoi
dare ed infondere; sopra ogni gaudio
e gioia che la mente può ricevere e
gustare; finalmente sopra gli Angeli
e gli Arcangeli e tutto l'esercito del
cielo ; sopra ogni cosa visibile ed
invisibile, sopra tutto ciò che non
sei tu, mio Dio.

 Perchè tu, o Signore Dio mio,
sei l'Ottimo sopra ogni cosa, tu solo
l'altissimo e l'onnipotente, tu solo
possiedi e doni ogni cosa. tu solo
inesauribile sorgente di dolcezze e
consolazioni; Tu solo sei suprema
bellezza e amore, suprema nobiltà e gloria.
in cui tutti i beni furono, sono e
saranno perfettamente raccolti insieme.
Perciò qualunque cosa tu mi doni,
al di fuori di te stesso, o di te mi
riveli o prometti, troppo scarsa e
insufficiente finchè non ti possa
vedere e possedere interamente.
Il mio cuore infatti non può essere
davvero in pace, nè pienamente
soddisfatto, se non riposa in te e non si
solleva sopra ogni dono ed ogni creatura.
O mio dilettissimo Signore Gesù
Cristo, purissimo amore, Signore di
tutte le creature, chi mi può dare ali
di vera libertà, per volare e riposare
in te?
O, quando potrò pienamente occuparmi
a considerare quanto sei
soave, Signore mio Dio?

Quando potrò raccogliermi totalmente
in tè, così che riempito del tuo
amore, non averta più me stesso,
ma scelta te, solo sopra ogni
sentimento ed ogni misura, in un modo che a
tutti non è dato di conoscere?
Ma ora levo spesso il mio gemito,
e sostengo in dolore la. mia iniquità.
Perchè questa valle di miserie è
ripiena di mali, che molto spesso mi
turbano, mi contrastano e mi offuscano;
e molto spesso mi stancano
e mi distraggono; mi allettano e mi
allacciano, affinchè io non possa
liberamente accostarmi a te, e averne i
soavi amplessi, di cui godono sempre
gli spiriti beati, Ti commuova il mio
sospiro e la molteplice mia desolazione quaggiù!
 O Gesù, splendore dell'eterna
gloria , conforto dell”anima pellegrina!
Tace al tuo cospetto la mia
bocca, ma ti parla il mio silenzio.
Quanto tarda a venire il mio Signore?
De, venga e dia gioia a questo suo poverello.
Porga la sua mano e strappi il miserabile
da ogni angustia. ›
Oh, vieni, vieni! Perchè senza di
tè non avrò nè un giorno, nè un'ora
felice. Tu solo sei la mia letizia, e
senza di te l'anima mia rimane vuota
Io sono oppresso da miseria
e somiglio a un prigioniero stretto da
catene, finchè tu con la luce della tua
presenza non venga a sollevarmi,
ricolmarmi la libertà e a farmi vedere
il tuo volto amico.
Cerchino pure gli altri ciò che
più loro piace, in cambio di tè; io
cerco e cercherò unicamente tè, o mio
Dio, che sei la mia speranza e la
mia eterna salute .
Non si placherà il gomito della mia
preghiera, finchè non ritorni la tua
grazia e non senta nel cuore la tua
voce.

Il Signore. - Eccomi presente .
Eccomi accanto a te, perchè tu mi
hai chiamato. Il tuo pianto, i sospiri
della tua anima la contrizione del
tuo cuore umiliato, mi hanno piegato
e ricondotto a te.

Il fedele. - Io esclamai Signore,
t'invocai e desiderai di goderti,
pronto a respingere ogni cosa per amor
tuo, Poichè tu, per primo, mi hai
scosso, affinchè ti cercassi.
Sii dunque benedetto, 0 Signore,
che fosti così buono col tuo servo,
secondo l'abbondanza della tua
misericordia . '
Che altro può dire il tuo. servo alla
tua presenza? Non gli rimane che
umiliarsi profondamente al tuo cospetto.
ripensando sempre ai suoi peccati, alla
sua nullità. Non v'è infatti meraviglia
nel cielo o sopra la terra che
ti possa essere messa a confronto .
Le tue opere sono perfette, i tuoi
giudizi sono veri e la tua provvidenza
regge l'universo .
Sia dunque lode e gloria a te, o
Sapienza del Padre; la mia bocca e
la mia anima ti elevino inni di benedizione,
insieme con tutte le creature.

da (giovanipagine@gmail.com.)



 

S Messa 12 luglio

noi amaria   < giovanipagine@gmail.com > 14:38 (5 ore fa) a  me s messa 12 luglio Oggi, si inizia la lettura integrale del discorso pa...