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s messa 25 ottobre
I primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Nu-
meri, Deuteronomio) costituiscono il Pentateuco, un com-
plesso di scritti che è frutto di una storia letteraria lunga e
complessa. Lo si indica anche con il nome di «Torah» o di «Leg-
gen o ancora di «Legge di Mosè». Nell'attuale redazione del
libro dell'Esodo, il testo del «decalogo», le «dieci parole» co-
me dicono gli ebrei, è seguito da quello che oggi si chiama il
«codice dell'alleanza». Si tratta di una serie di prescrizioni re-
datte in un secondo momento, molto tempo dopo l'uscita dal-
I'Egitto. Dal momento che precisano il senso e le applicazio-
ni concrete dei comandamenti impressi sulle «tavole della leg-
ge» al Sinai, queste prescrizioni sono presentate e considera-
te come date da Mosè per ordine di Dio. Quest'origine divi-
na le distingue dai codici elaborati dagli uomini. Pur essendo
parte integrante della carta di fondazione del popolo di Dio,
esse riflettono comunque l'esperienza che ha fatto compren-
dere meglio l'estensione e la portata della prima legislazione.
Emanandole, il Signore si rivela vicino ai suoi. Si rivolge a cia-
Scuno con il <tu». Veglia personalmente sull'applicazione dei
suoi precetti, soprattutto di quelli riguardanti la condotta da
tenere con i poveri e i deboli, visto che il modo di trattarli lo
riguarda direttamente. Dio è veramente tutto il contrario di
un legislatore freddo e lontano. Di conseguenza, l'osservanza
della sua legge e il comportamento che essa richiede esclu-
dono ogni forma e spirito di legalismo, che sempre incombe
e che Gesū ha combattuto con rinnovato vigore.
«Tutto cið che vi è nella scrittura, nella legge e nei profeti» di-
pende dal doppio comandamento dell'amore di Dio e del
prossimo. Questo comandamento bandisce ogni comprensio-
I primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Nu-
meri, Deuteronomio) costituiscono il Pentateuco, un com-
plesso di scritti che è frutto di una storia letteraria lunga e
complessa. Lo si indica anche con il nome di «Torah» o di «Leg-
gen o ancora di «Legge di Mosè». Nell'attuale redazione del
libro dell'Esodo, il testo del «decalogo», le «dieci parole» co-
me dicono gli ebrei, è seguito da quello che oggi si chiama il
«codice dell'alleanza». Si tratta di una serie di prescrizioni re-
datte in un secondo momento, molto tempo dopo l'uscita dal-
I'Egitto. Dal momento che precisano il senso e le applicazio-
ni concrete dei comandamenti impressi sulle «tavole della leg-
ge» al Sinai, queste prescrizioni sono presentate e considera-
te come date da Mosè per ordine di Dio. Quest'origine divi-
na le distingue dai codici elaborati dagli uomini. Pur essendo
parte integrante della carta di fondazione del popolo di Dio,
esse riflettono comunque l'esperienza che ha fatto compren-
dere meglio l'estensione e la portata della prima legislazione.
Emanandole, il Signore si rivela vicino ai suoi. Si rivolge a cia-
Scuno con il <tu». Veglia personalmente sull'applicazione dei
suoi precetti, soprattutto di quelli riguardanti la condotta da
tenere con i poveri e i deboli, visto che il modo di trattarli lo
riguarda direttamente. Dio è veramente tutto il contrario di
un legislatore freddo e lontano. Di conseguenza, l'osservanza
della sua legge e il comportamento che essa richiede esclu-
dono ogni forma e spirito di legalismo, che sempre incombe
e che Gesū ha combattuto con rinnovato vigore.
«Tutto cið che vi è nella scrittura, nella legge e nei profeti» di-
pende dal doppio comandamento dell'amore di Dio e del
prossimo. Questo comandamento bandisce ogni comprensio-
ne e applicazione delle prescrizioni della legge che se ne al-
lontana. L'amore di Dio e del prossimo è il criterio ultimo del-
la condotta conforme alla volontã di Dio. Esso deve essere
applicato sempre e in ogni circostanza, senza concessioni.
Non si mercanteggia con le esigenze dell'amore! Credere è ac-
cogliere «con la gioia dello Spirito Santo» la parola del «Dio
vivo e vero», portata al suo pieno compimento dal Figlio, il
Verbo fatto carne, e metterla in pratica in tutte le circostan-
ze della vita quotidiana.
antifona d'ingresso Sal 104,3-4
Gioisca il cuore di quanti cercano il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.
colletta
Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la spe-
ranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che pro-
metti, fa' che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
oppure
O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più sicura
difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da
tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secon-
do lo Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento
nuovo lunica legge della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
prima lettura Es 22,20-26
Il ricordo dei cattivi trattamenti subiti da voi stessi o di cui
ha sofferto il vostro prossimo vi guardi dalla tentazione di
imporli agli altri; non approfittate della situazione dei de-
boli e degli indigenti, dice il Signore. Le loro invocazioni di
aiuto salgono fino a me: io renderò loro giustizia!
la condotta conforme alla volontã di Dio. Esso deve essere
applicato sempre e in ogni circostanza, senza concessioni.
Non si mercanteggia con le esigenze dell'amore! Credere è ac-
cogliere «con la gioia dello Spirito Santo» la parola del «Dio
vivo e vero», portata al suo pieno compimento dal Figlio, il
Verbo fatto carne, e metterla in pratica in tutte le circostan-
ze della vita quotidiana.
antifona d'ingresso Sal 104,3-4
Gioisca il cuore di quanti cercano il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.
colletta
Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la spe-
ranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che pro-
metti, fa' che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
oppure
O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più sicura
difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da
tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secon-
do lo Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento
nuovo lunica legge della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
prima lettura Es 22,20-26
Il ricordo dei cattivi trattamenti subiti da voi stessi o di cui
ha sofferto il vostro prossimo vi guardi dalla tentazione di
imporli agli altri; non approfittate della situazione dei de-
boli e degli indigenti, dice il Signore. Le loro invocazioni di
aiuto salgono fino a me: io renderò loro giustizia!
DAL LIBRO DELL'ESODO
Cosl dice il Signore; «Non molesterai il forestiero né lo oppri-
merai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto.
Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti,
quando invocherà da me l'aiuto, io daro' ascolto al suo grido,
la mia ira si accendera e vi faro morire di spada: le vostre mo-
gli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente
che sta con te, non tí comporterai con lui da usuraío: voi non
dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo ren-
derai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola co-
perta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi
dormendo? Altrimenti, quando gridera verso di me, io l'a-
scoltero, perché io sono pietoso», Parola di Dio.
salmo responsoriale 17,2b-3a: 3bc-4; 47-51ab
Azione di grazie e lode a Dio! Egli libera e dilata. Ascolta
quando grido verso di lul.
RIT. TỈ amo, Signore. mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore./R
Mio Di, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici./R
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato./R
Cosl dice il Signore; «Non molesterai il forestiero né lo oppri-
merai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto.
Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti,
quando invocherà da me l'aiuto, io daro' ascolto al suo grido,
la mia ira si accendera e vi faro morire di spada: le vostre mo-
gli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente
che sta con te, non tí comporterai con lui da usuraío: voi non
dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo ren-
derai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola co-
perta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi
dormendo? Altrimenti, quando gridera verso di me, io l'a-
scoltero, perché io sono pietoso», Parola di Dio.
salmo responsoriale 17,2b-3a: 3bc-4; 47-51ab
Azione di grazie e lode a Dio! Egli libera e dilata. Ascolta
quando grido verso di lul.
RIT. TỈ amo, Signore. mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore./R
Mio Di, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici./R
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato./R
seconda lettura 1Ts 1,5c-10
«L'annuncio del vangelo è potenza, azione dello Spirito San-
to» ha detto Paolo (domenica scorsa). Egli ne ha fatto per-
sonalmente l'esperienza in occasione della fondazione della
comunità di Tessalonica. Lo ricorda ai nuovi cristiani di
quella città per incoraggiarli a confidare sempre più nella
Parola accolta in mezzo a molte prove (At 17,1-15).
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICÉSI
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi
per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore,
avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia
dello Spirito Santo, cosi da diventare modello per tutti i cre-
denti della Macedonia e dell'Acăia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non sol-
tanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è dif-
fusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mez-
zo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servi-
re il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli
ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene. - Parola di Dio.
canto al Vangelo Gv 14,23
Alleluia alleluia
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Vangelo Mt 22,34-40
Ancor oggi, a volte ci si interroga sul primo comandamento
e non sempre con retta intenzione. La risposta di Gesù, pre-
cisa e inappellabile, non lascia spazio a una casistica ri-
duttiva: non siè mai in regola con le esigenze del doppio co-
mandamento.
«L'annuncio del vangelo è potenza, azione dello Spirito San-
to» ha detto Paolo (domenica scorsa). Egli ne ha fatto per-
sonalmente l'esperienza in occasione della fondazione della
comunità di Tessalonica. Lo ricorda ai nuovi cristiani di
quella città per incoraggiarli a confidare sempre più nella
Parola accolta in mezzo a molte prove (At 17,1-15).
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICÉSI
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi
per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore,
avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia
dello Spirito Santo, cosi da diventare modello per tutti i cre-
denti della Macedonia e dell'Acăia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non sol-
tanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è dif-
fusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mez-
zo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servi-
re il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli
ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene. - Parola di Dio.
canto al Vangelo Gv 14,23
Alleluia alleluia
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Vangelo Mt 22,34-40
Ancor oggi, a volte ci si interroga sul primo comandamento
e non sempre con retta intenzione. La risposta di Gesù, pre-
cisa e inappellabile, non lascia spazio a una casistica ri-
duttiva: non siè mai in regola con le esigenze del doppio co-
mandamento.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In guel tempo, i farisei, avendo udito che Gesů aveva chiuso
la bocca ai sadducêi, si riunirono insieme e uno di loro, un
dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova:
Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" Questo è il
grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quel-
Io: "Amerai il tuo prossimo come te stesso": Da questi due
comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
- Parola del Signore.
preghiera
Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: questa offerta,
espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e
renda gloria al tuo nome. Per Cristo nostro Signore.
antifona Sal 19,6
Esulteremo per la tua salvezza,
e gioiremo nel nome del Signore, nostro Dio.
oppure Ef 5,2
In guel tempo, i farisei, avendo udito che Gesů aveva chiuso
la bocca ai sadducêi, si riunirono insieme e uno di loro, un
dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova:
Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" Questo è il
grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quel-
Io: "Amerai il tuo prossimo come te stesso": Da questi due
comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
- Parola del Signore.
preghiera
Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: questa offerta,
espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e
renda gloria al tuo nome. Per Cristo nostro Signore.
antifona Sal 19,6
Esulteremo per la tua salvezza,
e gioiremo nel nome del Signore, nostro Dio.
oppure Ef 5,2
Cristo ci ha amati: per noi ha sacrificato se stesso, offren-
dosi a Dio in sacrificio di soave profumo.
oppure Mt 22,37
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente»,
dosi a Dio in sacrificio di soave profumo.
oppure Mt 22,37
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente»,
preghiera
Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi
ciò che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne,
che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi
ciò che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne,
che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu
amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze (Dt 6,4-5).
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo po-
polo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. lo sono il Signore
Lu 19,18).
Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste
perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, nep-
pure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Tutto quanto volete
che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infat-
ti è la Legge ed i Profeti (Mt 6, 14-15; 7,12).
Pieno compimento della legge è l'amore (Rm 13,10).
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: ame-
rai il prossimo tuo come te stesso (Gal 5,14).
Portate i pesi gli uni degli altri, cosi adempirete la legge di Cristo
(Gal 6,2). b
Se uno dicesse: «lo amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un menti-
tore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può ama-
re Dio che non vede (1Gu 4,20).
Se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accu-
sati dalla legge come trasgressori (Ge 2,9).
Ogni grande amore comporta il rischio di farci perdere di vista quel-
la che amerei definire la polifonia della vita. Mi spiego. Dio e la sua
eternità vogliono essere amati da noi pienamente. Ma quest'amore
non deve né nuocere a un amore terreno né indebolirlo; deve essere
in qualche modo il cantus firmus attorno al quale cantano le altre
voci della vita. L'amore terreno è uno di quei temi in contrappunto
che, pur avendo la loro piena indipendenza, si ricollegano comun-
que al cantus firmus. Là dove il cantus firmus è chiaro e distinto, il
contrappunto può esprimersi con la maggior potenza possibile. I due
sono inseparabili e tuttavia distinti, per usare il linguaggio del con-
cilio di Calcedonia, come la natura umana e la natura divina del
Cristo. La polifonia musicale è cosi vicina a noi e cosi importante
per noi forse proprio per il fatto di essere l'immagine musicale diAscolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu
amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze (Dt 6,4-5).
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo po-
polo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. lo sono il Signore
Lu 19,18).
Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste
perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, nep-
pure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Tutto quanto volete
che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infat-
ti è la Legge ed i Profeti (Mt 6, 14-15; 7,12).
Pieno compimento della legge è l'amore (Rm 13,10).
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: ame-
rai il prossimo tuo come te stesso (Gal 5,14).
Portate i pesi gli uni degli altri, cosi adempirete la legge di Cristo
(Gal 6,2). b
Se uno dicesse: «lo amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un menti-
tore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può ama-
re Dio che non vede (1Gu 4,20).
Se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accu-
sati dalla legge come trasgressori (Ge 2,9).
Ogni grande amore comporta il rischio di farci perdere di vista quel-
la che amerei definire la polifonia della vita. Mi spiego. Dio e la sua
eternità vogliono essere amati da noi pienamente. Ma quest'amore
non deve né nuocere a un amore terreno né indebolirlo; deve essere
in qualche modo il cantus firmus attorno al quale cantano le altre
voci della vita. L'amore terreno è uno di quei temi in contrappunto
che, pur avendo la loro piena indipendenza, si ricollegano comun-
que al cantus firmus. Là dove il cantus firmus è chiaro e distinto, il
contrappunto può esprimersi con la maggior potenza possibile. I due
sono inseparabili e tuttavia distinti, per usare il linguaggio del con-
cilio di Calcedonia, come la natura umana e la natura divina del
Cristo. La polifonia musicale è cosi vicina a noi e cosi importante
questo dato cristologico, e quindi anche della nostra vita cristiana?
(D. Bonhoefer, Resistenza e resa, Lettere e appunti dal carcere)
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