sabato 31 gennaio 2026

S Messa 12 aprile



noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me


s messa 12 aprile
I| capitolo 20 del Vangelo di Giovanni termina con il raccon-
to di due apparizioni del risorto. Esse sono come i due pan-
nelli di un dittico. Su ognuno di essi, il Signore occupa la po-
sizione centrale. Ma nell'uno si rivolge a tutti i discepoli che
lo attorniano; nell'altro, che evoca una nuova apparizione
«otto giorni dopo», campeggia Tommaso, assente al mo-
mento della precedente manifestazione del Signore. Il paral-
lelismo delle due composizioni e i dettagli che caratterizza-
no ciascuna di esse evidenziano il loro insegnamento com-
plementare.

«La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato», il
Signore in persona annuncia ai discepoli «pieni di gioia» il
messaggio pasquale: egli è vivo, nulla ormai può più impe-
dirgli di raggiungerli; egli reca loro la pace, dona loro lo Spi-
rito Santo, li manda a testimoniare la sua risurrezione e a li-
berare ogni uomo dalle catene del peccato. «Otto giorni do-
po», si tratta più direttamente di coloro che, «non avendo vi-
sto», crederanno, accogliendo la testimonianza degli aposto-
li e dei discepoli delle successive generazioni. La proclama-
zione di questo vangelo, ogni anno, nella seconda domenica
di Pasqua, si imponeva da sé: esso racconta infatti un'appa-
rizione del risorto che lo stesso evangelista colloca all'ottavo
giorno della risurrezione del Signore.

Le altre letture invece variano ogni anno. Ecco anzitutto, trat-
ti dagli Atti degli apostoli, tre quadri che descrivono con al-
cuni tratti caratteristici la Chiesa apostolica all'indomani del-
la risurrezione. Le comunitā cristiane di tutti i tempi vì hanno
visto il modello che dovrebbero cercare di imitare. 
Seguono poi: sotto forma di ringraziamento, l'annuncio della
buona novella della Pasqua cosi come viene proclamata dal-
la Prima lettera di Pietro (anno A): il richiamo delle conse-
guenze e delle esigenze della fede in Cristo (Prima lettera di
Giovanni: anno B); infine, un'icona del Cristo in gloria schiz-
zata a grandi linee dall'autore dell'Apocalisse (anno C).

La seconda domenica di Pasqua situa quindi il tempo pa-
squale nella continuitā e nell'unità della celebrazione del mi-
stero centrale della fede cristiana che deve sempre illumina-
re e guidare la vita dei credenti.

antifona d'ingresso 1Pt 2,2
Come bambini appena nati, bramate il puro latte spiritua-
le, che vi faccia crescere verso la salvezza, alleluia.

oppure
Entrate nella gioia e nella gloria, e rendete grazie a Dio, che
vi ha chiamato al regno dei cieli, alleluia.

colletta
Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale
ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che
ci hai dato, perché tutti comprendiamo linestimabile ric-
chezza del battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che
ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Per il nostro
Signore Gesù Cristo...

oppure
Signore Dio nostro, che nella tua grande misericordia ci hai
rigenerati a una speranza viva mediante la risurrezione del
tuo Figlio, accresci in noi, sulla testimonianza degli aposto-
li, la fede pasquale, perché aderendo a lui pur senza averlo
visto riceviamo il frutto della vita nuova. Per il nostro Si-
gnore Gesù Cristo. 
prima lettura At 2,42-47
La Parola annunciata dagli apostoli, la vita fraterna, la pre-
ghiera e l'eucaristia, detta anche «frazione del pane» fanno
la chiesa, assemblea dei discepoli di Cristo risorto, che te-
stimonia la presenza del Signore in mezzo ai suoi. Ecco ciò
che ha voluto essere la comunità primitiva e l'ideale al qua-
le deve tendere ogni comunità cristiana, oggi.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
[Quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'in-
segnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare
il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano
per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in co-
mune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano
con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzan-
do il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità
di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quel-
li che erano salvati. - Parola di Dio.

salmo responsoriale  sal 117
«Rigettato» dagli uomini, «difeso» da Dio, salvato dal Padre,
il Cristo è per noi, oggi, la porta della salvezza.

Rit. Rendete grazie al Signore è  buono:
il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«ll suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«ll suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore
ll Suo amore e per sempre/R

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore e stato il mio aiuto
Mia fora e mio canto e il Signore,
egli e stato la mia salvezza
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei gịusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze/R.

La pietra scartata daj costruttori
è divenuta la pietra d'angolo,
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo e il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamol/R

seconda lettura 1Pt 1,3-9
«Benedettol., Dalla preghiera ebraica al Benedictus (Le
1,38), alla Seconda lettera ai Corinzi (1,3-7) e alla Lettera
agli Efesini (1,3-4), la lode e l'azione di grazie, che attraver-
sano tutta la Bibbia, sono al centro della vita e della litur-
gia dei cristiani. Esse culminano nell'eucaristia, celebrata
anche quando si è rattristati dalla prova e dal lutto. Nulla,
infatti, dovrebbe mai soffocare la fede e la speranza dei fe-
deli. Cristo è risorto; attraverso di lui, Dio ci ha fatti rina-
scere; con lui, noi entreremo in possesso dell'eredità che ci è
riservata nei cieli. Allora, egli asciugherà ogni lacrima dai
nostri occhi e, divenuti simili al nostro Dio, canteremo sen-
za fine la sua lode (Preghiera eucaristica III).

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesü Cristo, che
nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la ri-
surrezione di Gesü Cristo dai morti, per una speranza viva,
per un'ereditā che non si corrompe, non si macchia e non mar-
cisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di
Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che
sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per
un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fe-
de, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destina-
to a perire e tuttavia purificato con fuoco-, torni a vostra lo-
de, gloria e onore quando Gesü Cristo si manifesterà. Voi lo
amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete
in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre
raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime. - Parola di Dio.

canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Vangelo Gv 20,19-31
Due apparizioni del risorto che hanno luogo di domenica, co-
me la visione dell'Apocalisse. Il vivente venuto in mezzo ai
suoi è veramente colui che è stato crocifisso e sepolto. Que-
st'identità, al centro della fede nella risurrezione del Signo-
re, è stata constatata dagli apostoli. La fede della Chiesa si
fonda sulla loro unanime testimonianza, rafforzata dalla
particolare esperienza di Tommaso, che si trova in qualche
modo nel punto di incontro di due generazioni di credenti.
Solidale con i primi testimoni della risurrezione, egli ha do-
vuto appropriarsi della testimonianza degli altri. Il suo at-
teggiamento non ne fa il patrono di coloro che attendono di
vedere per credere. Esso ricorda, come non si stanca di dire
Giovanni, che la fede si situa oltre le testimonianze che la
accreditano. La fede implica ed esige un riconoscimento per-
sonale di colui al quale si dice: «Mio Signore e mio Dio,
«Non essere più incredulo, ma credente»: questa parola del
 Signore, un'esortazione pressante più che un rimprovero, è
rivolta da allora a ciascuno di noi. «Beati quelli che pur non
avendo visto crederanno: sono le ultime parole del Vangelo
indirizzate a tutti coloro che riconoscono in Gesů «il Cristo
il Figlio di Dio», ricevono da lui il perdono dei peccati e l'ef-
fusione dello Spirito, assieme alla missione di portare al
mondo la buona novella della sua risurrezione.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre era-
no chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per
timore dei Giudei, venne Gesü, stette in mezzo e disse loro:
«Pace a voi!», Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E
i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesû disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha man-
dato me, anche io mando voi». Detto questo, soffið e disse lo-
ro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i
peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete,
non saranno perdonati»,
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro
quando venne Gesū. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo
visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue
mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei
chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con
loro anche Tommaso. Venne Gesů, a porte chiuse, stette in
mezzo e disse: «Pace a voi». Poi disse a Tommaso: «Metti qui
il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila
nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli ri-
spose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesů gli disse:
«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che
non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati
scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e
perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. - Parola del Signore. 
preghiera
Accogli con bontà, Signore, l'offerta del tuo popolo (e dei nuo-
vi battezzati): tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati
nel battesimo, guidaci alla felicità eterna. Per Cristo nostro Signore.

antifona  cf.Gv 20,27
«Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non es-
sere incredulo, ma credente, alleluia.

preghiera
O Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che ab-
biamo ricevuto continui a operare nella nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Mi rivolgo a voi, figli appena nati, piccolissimi nel Cristo, nuova
posterità della Chiesa, grazia del Padre, fecondità della Madre, pia
gemma, nuovo sciame, fiore della nostra collana e frutto della no-
stra fatica, mia gioia e mia corona, voi tutti qui in piedi davanti al
Signore. Oggi, è l'ottava della vostra nascita. Oggi, viene portato a
compimento in voi il sigillo della fede, consistente al tempo degli
antichi padri nella circoncisione della carne, all'ottavo giorno dal-
la nascita. Essa era, infatti, in figura la spoliazione della morta-
lità in questo membro umano grazie al quale l'uomo nasce per mo-
rire. Perciò, il Signore stesso, spogliando con la sua risurrezione la
mortalità della carne, risvegliando un corpo non certo diverso, e
tuttavia per sempre immortale, ha contrassegnato con la sua ri-
surrezione il giorno della domenica, il terzo dopo il giorno della sua
passione: ma nell'ordine dei giorni dopo il sabato, l'ottavo che è an-
che il primo. Perciò anche voi, senza farlo ancora nella realtà, ma
già con una speranza certa - sia perché possederete il sacramento
di questa realtà, sia perché avete ricevuto la caparra dello Spirito
- «se siete risorti con il Cristo, cercate le cose di lassu', dove si tro-
va Cristo assiso alla destra di Dio».

(Agostino, Discorso ai neofiti, 1 e 3)
Secondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stes-
so della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pa-
squale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente gior-
no del Signore o domenica, In questo giorno infatti i fedeli devono
riunirsi in assemblea perché, ascoltando la parola di Dio e parte-
cipando all'eucaristia, facciano memoria della passione, della ri-
surrezione e della gloria del Signore Gesù e rendano grazie a Dio
che li ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurre-
zione di Gesù Cristo dai morti (1Pt 1,3).

(Vaticano II, La liturgia, 106; EV 1/191)  























mercoledì 30 novembre 2022

riposare in Dio



Bisogna implorare il divino aiuto  e aver fiducia di ricuperare la grazia.

Cristo Gesù. - Figliuolo, io sono il Signore che conforta nel giorno della 
tribolazione. Rivolgiti a me, quando non ti senti bene. Il maggiore 
ostacolo che metti alla consolazione celeste., è il ricorrere troppo tardi
alla preghiera. Poichè prima di venire a pregarmi con fervore, vai cercando 
molti conforti e ti rícrei nelle cose esteriori.
Ne consegue che i conforti ricercati ti giovano poco, finchè tu non sia
persuaso che sono io il liberatore di coloro iquali sperano in me e fuori di 
me non esiste valido soccorso ne utile consiglio, e neppure durevole 
rimedio.
Ma, ripreso coraggio dopo la tempesta, riconfortati nella luce delle mie
misericordie;perchè io sono vicino (disse il Signore)  per restaurare
ogni cosa, non solo integralmente, ma con abbondanza e oltre misura.
Vi è forse qualcosa che mi riesca difficile? Oppure sono come chi ha
parole e non fatti? Dovè la tua fede? Rimani fermo e perserverante.
Sii paziente ed ìntrepido; a suo tempo verrà il conforto.
Aspettami, aspettami: verrò e ti risanerò. 
È” una tentazione quella che ti molesta, ed è un timore vano quello che
ti spaventa.
A che ti serve l'inquietarti per cose che potrebbero accadere, se non ad
accumulare tristezza su tristezza?
A ciascun giorno basta il proprio male .
E' vano ed inutile turbarsi o rallegrarsi delle cose future, le quali forse
non avverranno mai.
 E' umano lasciarsi illudere da tali ìmmaginazioni, ma è anche segno di
animo piccolo cedere tanto facilmente alle suggestioni del nemico.
Egli infatti non fa caso se illuda e inganni con oggetti reali o con fanta-
smi; se faccia cadere con l'amore delle cose presenti o col timore delle 
future.
Non si turbi dunque il tuo cuore, ne si sgomenti .
Credi in me e confida nella mia misericordia.
Quando tu credi di essere lontano da me, spesso avviene che io ti sono
più vicino. Quando pensi che tutto sia perduto, spesso è quello il momento 
d'acquistar merito.
Non è vero che sia tutto perduto, perchè avviene il contrario di quanto
si aspettava.
Non devi giudicare secondo l'impressione del momento: e non devi
accasciarti sotto il peso di qualunque difficoltà, da qualunque parte ti 
venga, come non ci fosse più speranza di liberazione.
Non crederti del tutto abbandonato se per un po' di tempo ti mandassi 
qualche tribolazione, oppure ti togliessi quel conforto che desideri: per
questa via si passa al regno dei cieli. Senza dubbio riesce di maggiore
utilità per te e per gli altri miei fedeli essere esercitati nelle avversità, 
che avere ogni cosa a piacimento. Io vedo i pensieri nasconsti; e ti
assicuro a che tè molto giova alla tua salute essere talora lasciato senza
dolcezze; perchè tu non sia preso da orgoglio nel buon successo, e non 
voglia trovare motivo di compiacerti in te stesso, in ciò che non sei.
Io posso toglierti ciò che ti ho dato e ridartelo quando piace a me.
Quando te l'avrò dato, rimane cosa mia; quando te l'avrò ripreso, non ho
portato via nulla di tuo : perchè è mio ogni bene donato ed ogni dono 
perfetto.
Se ti manderò qualche tribolazione o contrarietà di qualsiasi specie, non 
indignarti, nè perderti di coraggio; io ti posso sollevare subito, e cambiarti
in gaudio qualunque, afflizione. Però quando ti tratto in questo modo, 
ricorda che sono giusto e degno di molta lode.
Se hai retto giudizio e guardi in faccia alla verità, non devi mai lasciarti 
abbattere dalla tristezza per causa delle avversità, ma piuttosto goderne 
ed essermi grato.
Anzi devi considerare quale unica gioia il fatto che affliggendoti con 
dolori, non ti tolga  il mio amore.
Come il padre ha amato me, cosi io amo voi , ho detto ai miei discepoli,
che non ho mandato di certo a godere la vita, ma a sostenere duri dolori,
non agli onori, ma ai disprezzi; non all'ozío, ma alle fatiche; non a riposare,
ma a raccongliere grandi frutti con la pazienza  Figliuolo mio, ricordati
sempre di queste parole ma cerca Gesù il Cristo.


( giovanipagine@gmail.com)


 Verso Cristo
Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli 
altri perché Dio resiste ai superbi ma da grazia 
agli umili.
Uimiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio 
perché vi esalti al tempo opportuno gettando in 
lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura 
di voi siate temperanti e vigilate il vostro nemico 
il diavolo come leone ruggente va in giro cercando 
di divorare. Resistetegli saldi nella fede sapendo 
che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono 
le stesse sofferenze di voi.
 rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri.
,       (“rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”) _
il rapporto con gli altri secondo lo spirito cristiano,
ha una caratteristica inconfondibile l'umiltà
non porta al dominio ma al servizio 
non crea dipendenza ma autonomia 
non nasconde la verità ma la comunica `
non ostacola la storia ma la orienta
non esclude l'esperienza ma la esalta
favorisce la cordialità la spontaneicità la sincerità
riconosce i propri limiti senza lasciarsi paralizzare 
da essi riconosce i limiti altrui senza che 
essi tolgano considerazione e valorizzazione 
per i meriti e le virtù.
        (Dio resiste ai superbi)
L'azione di Dio preferisce gli umili e si allontana dai superbi,
la superbia allontana Dio perché non condivide le sue preferenze,
che sono per gli ultimi i deboli i piccoli ai quali rivela il suo mistero di amore,
la superbia è autoesclusione dal numero dei salvati come Abramo “
io in quanto polvere e cenere posso parlare al mio Dio “ 
nessun altro titolo per essere accolti aiutati 
il grido del povero penëtra i cieli risollevati per riconoscere in Dio l'origine e l'approdo 
la goccia di rugiada che nessuno vede sullo stelo del fiore è considerata da Dio perla preziosa.
       ( “Dio vi esalti al tempo opportuno”)
I tempi di Dio sono diversi
deludono le attese umane non per escluderle o forzarle ma per esaltare e purificarle
Dio ha esaltato l`uomo creandolo a sua immagine e somiglianza
lo ha esaltato ristabilendo in lui la dignità di figlio dopo il peccato
lo ha esaltato riaprendogli le porte del paradiso da cui era stato escluso
lo ha esaltato ridonandogli la vita la possibilità di amare
lo esalterà scoprendogli il suo volto di misericordia
apparendo sulle nubi del cielo giudice dei vivi de dei morti
parola inconfondibile che invita l'uomo al dialogo eterno della beatitudine
        (“il diavolo come leone ruggente”)
Il simbolo del leone è particolarmente espressivo
si aggira nel mondo identificando i luoghi dell'appuntamento dell'uomo con Dio \
per distruggerli, fraintenderli, nasconderli, confonderli, '
esprime la sua invidia distruttiva da serpente maledetto 
ogni qual volta lo splendore della creazione attira l”attenzione
intensifica la commozione autentica l'adesione e 
rovina soprattutto il rapporto tra gli uomini -
rendendo finta la carità non più in grado di testimoniare e rivelare la presenza dell”amore infinito
deludente la speranza a cui viene tolta la certezza della fedeltà di Dio alla promessa,
incerta la fede in quanto dominante è la menzogna
    ( “Saldi nella fede “)
La fede fondamento della vita secondo il piano di Dio
roccia su cui costruire la casa perché nel momento del terremoto non crolli
parola che illumina anche nella notte più oscura
conforto nel pianto più sconsolato '
stabilità solidità consistenza resistenza, vento favorevole che porta la barca attraverso il mare della vita e della
storia anche in tempesta
capacità di lotta quando il nemico si presenta come amico
il lupo come agnello l'avversario come fratello.
  ( il rapporto tra salire e discendere)
la salita e la discesa
una logica diversa
occorre salire distaccarsi faticare
salire vuol dire non soltanto godere gioire ma faticare sforzarsi impegnarsi
è il contrario del tutto facile subito a portata di mano sempre
salire non con l'elicottero ma con le proprie gambe
incominciare dal mattino presto
alzarsi nella notte nel cuore delle tenebre per godere della luce dell'alba
sveglierò l”aurora
tu rischiari le mie tenebre
salirò al tuo monte santo
al monte della tua dimora
alla fenditura nella roccia dove è possibile invocarti come Mosè
se ho trovato grazia presso di te mostrami il tuo volto”
rendici ancora capaci dopo anni di sentire il fascino dei monti
oltre quei monti vi sono altri monti ed altri ancora e
poi il monte dove tu abiti e la terra è sacra
occorre camminare a piedi scalzi
senza sandali ai piedi
il monte del tuo silenzio
il monte della tua parola
il monte del tuo sacrificio
il monte del roveto che brucia senza consumarsi
il monte da cui è possibile godere dello spettacolo della terra promessa come il Nebo per Mosè
e sentirsi esclusi perché ormai il monte non è più una realtà ma un simbolo
il simbolo della terra dove l'anima riposa
terra che non può essere che il cuore di Dio


Dobbiamo riposare in Dio
piuttosto che in tutti gli altri beni

Il fedele. - In tutto e sopratutto
cercherai sempre in Dio il tuo riposo,
anima mia, perchè Egli è l'eterna
pace dei santi. Dolcissimo e amatissimo
Gesù, concedimi di riposare in
te sopra ogni creatura, sopra ogni
salute e bellezza, sopra ogni gloria e
onore, sopra ogni potenza e dignità,
sopra ogni scienza e acutezza d'ingegno,
sopra ogni ricchezza ed arte, sopra
ogni letizia ed esultanza, sopra
ogni fama e lode, sopra ogni soavità
e conforto, sopra ogni speranza e
promessa, sopra ogni merito e desiderio;
sopra ogni dono e grazia che tu puoi
dare ed infondere; sopra ogni gaudio
e gioia che la mente può ricevere e
gustare; finalmente sopra gli Angeli
e gli Arcangeli e tutto l'esercito del
cielo ; sopra ogni cosa visibile ed
invisibile, sopra tutto ciò che non
sei tu, mio Dio.

 Perchè tu, o Signore Dio mio,
sei l'Ottimo sopra ogni cosa, tu solo
l'altissimo e l'onnipotente, tu solo
possiedi e doni ogni cosa. tu solo
inesauribile sorgente di dolcezze e
consolazioni; Tu solo sei suprema
bellezza e amore, suprema nobiltà e gloria.
in cui tutti i beni furono, sono e
saranno perfettamente raccolti insieme.
Perciò qualunque cosa tu mi doni,
al di fuori di te stesso, o di te mi
riveli o prometti, troppo scarsa e
insufficiente finchè non ti possa
vedere e possedere interamente.
Il mio cuore infatti non può essere
davvero in pace, nè pienamente
soddisfatto, se non riposa in te e non si
solleva sopra ogni dono ed ogni creatura.
O mio dilettissimo Signore Gesù
Cristo, purissimo amore, Signore di
tutte le creature, chi mi può dare ali
di vera libertà, per volare e riposare
in te?
O, quando potrò pienamente occuparmi
a considerare quanto sei
soave, Signore mio Dio?

Quando potrò raccogliermi totalmente
in tè, così che riempito del tuo
amore, non averta più me stesso,
ma scelta te, solo sopra ogni
sentimento ed ogni misura, in un modo che a
tutti non è dato di conoscere?
Ma ora levo spesso il mio gemito,
e sostengo in dolore la. mia iniquità.
Perchè questa valle di miserie è
ripiena di mali, che molto spesso mi
turbano, mi contrastano e mi offuscano;
e molto spesso mi stancano
e mi distraggono; mi allettano e mi
allacciano, affinchè io non possa
liberamente accostarmi a te, e averne i
soavi amplessi, di cui godono sempre
gli spiriti beati, Ti commuova il mio
sospiro e la molteplice mia desolazione quaggiù!
 O Gesù, splendore dell'eterna
gloria , conforto dell”anima pellegrina!
Tace al tuo cospetto la mia
bocca, ma ti parla il mio silenzio.
Quanto tarda a venire il mio Signore?
De, venga e dia gioia a questo suo poverello.
Porga la sua mano e strappi il miserabile
da ogni angustia. ›
Oh, vieni, vieni! Perchè senza di
tè non avrò nè un giorno, nè un'ora
felice. Tu solo sei la mia letizia, e
senza di te l'anima mia rimane vuota
Io sono oppresso da miseria
e somiglio a un prigioniero stretto da
catene, finchè tu con la luce della tua
presenza non venga a sollevarmi,
ricolmarmi la libertà e a farmi vedere
il tuo volto amico.
Cerchino pure gli altri ciò che
più loro piace, in cambio di tè; io
cerco e cercherò unicamente tè, o mio
Dio, che sei la mia speranza e la
mia eterna salute .
Non si placherà il gomito della mia
preghiera, finchè non ritorni la tua
grazia e non senta nel cuore la tua
voce.

Il Signore. - Eccomi presente .
Eccomi accanto a te, perchè tu mi
hai chiamato. Il tuo pianto, i sospiri
della tua anima la contrizione del
tuo cuore umiliato, mi hanno piegato
e ricondotto a te.

Il fedele. - Io esclamai Signore,
t'invocai e desiderai di goderti,
pronto a respingere ogni cosa per amor
tuo, Poichè tu, per primo, mi hai
scosso, affinchè ti cercassi.
Sii dunque benedetto, 0 Signore,
che fosti così buono col tuo servo,
secondo l'abbondanza della tua
misericordia . '
Che altro può dire il tuo. servo alla
tua presenza? Non gli rimane che
umiliarsi profondamente al tuo cospetto.
ripensando sempre ai suoi peccati, alla
sua nullità. Non v'è infatti meraviglia
nel cielo o sopra la terra che
ti possa essere messa a confronto .
Le tue opere sono perfette, i tuoi
giudizi sono veri e la tua provvidenza
regge l'universo .
Sia dunque lode e gloria a te, o
Sapienza del Padre; la mia bocca e
la mia anima ti elevino inni di benedizione,
insieme con tutte le creature.

da (giovanipagine@gmail.com.)



 

S Messa 12 aprile

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