sabato 31 gennaio 2026

S Messa 19 aprile



noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me


s messa 19 aprile
Coloro che sono fedeli all'eucaristia domenicale conoscono
l'importanza centrale della risurrezione di Cristo nella storia
della salvezza e nella fede. Allora, perche' ripeterlo con tanta
insistenza per sette settimane?
La fede, specialmente la fede nella risurrezione di Cristo, non
è una certezza di cui si possa dire: «Affare fatto, inutile tor-
narci su», L'esperienza dei discepoli di Emmaus lo ricorda. Es-
si avevano riconosciuto in Gesů di Nazaret «un profeta poten-
te in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo». Ave-
vano riposto in lui tutte le loro speranze. Avevano udito la te-
stimonianza delle donne del loro gruppo, «recatesi al mattino
al sepolcro», e quella degli altri circa la «scomparsa» del cor-
po di Gesū. Ma lui non l'avevano visto. E se ne ritornano quin-
di a casa con il volto triste. Ma ecco che un uomo si accosta e
cammina insieme a loro. Essi gli confidano la ragione della lo-
ro tristezza. Allora il forestiero rievoca a lungo le parole delle
Scritture che annunciavano le sofferenze del messia. Essi lo
ascoltano in silenzio, senza interromperlo, e lo pregano di fer-
marsi a mangiare un boccone con loro. Non sono rimasti col-
piti dal tono della sua voce, dal modo in cui parlava della loro
lentezza a credere, ma quando lo sconosciuto compie i gesti
familiari della benedizione e della frazione del pane, i lor oc-
chi si aprono ed essi riconoscono il Signore. Troppo tardi? No,
poiche' anche se si sottrae alla loro vista, la sua presenza in-
visibile rende improvvisamente «ardenti i loro cuori». In tutta
fretta ritornano a Gerusalemme a condividere con gli altri la
gioia di sapere che colui che era morto è vivo.
Come non vedere in questa mirabile pagina evangelica una
parabola dell'itinerario della fede pasquale? Passaggi oscu-
ri si alternano con zone di luce a volte folgorante e inatte-
sa, sempre fugace nei momenti peggiori, il Signore è li, vi-
cino, e ci parla nelle Scritture, alle quali bisogna continua-
mente ritornare per comprendere cio' che e avvenuto, cio'
che ci capita, anche i nostri fratelli e le nostre sorelle nela
fede sono li, con la loro esperienza, analoga alla nostra o
più solida. Infine, ci vengono preparate delle soste liturgi-
che, dove Dio ci accoglie cosi come siamo, con la nostra fe-
de esitante. Egli ci invita e ci incoraggia a dire, domenica do-
po domenica, con rinnovata convinzione: «Davvero il Signore è risorto!»,

antifona d'ingresso Sal 65,1-2
Acclamate al Signore da tutta la terra,
cantate un inno al suo nome,
rendetegli gloria, elevate la lode, alleluia.

colletta
Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata gio-
vinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della
dignità filiale. così pregusti nella speranza  il giorno glorio-
so della risurrezione. Per il nostro Signore Gesů Cristo..

oppure
O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua racco-
gli la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spiri-
to, perché nella celebrazione del mistero eucaristico ricono-
sciamo il Cristo crocifisso e risorto, che apre il nostro cuore
all'intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell'atto di
spezzare il pane. Egli è Dio, e vive...

prima lettura  At 2,14.22.33
Dal giorno della Pentecoste, la risurrezione del Signore è
l'oggetto centrale della predicazione apostolica. Essa per-
mette di cogliere il senso di ciò che Gesù di Nazaret ha fatto
nel corso del suo ministero, di riconoscere l'azione di Dio 
sia nel suo insegnamento che nei segni e prodigi che lo han-
no accompagnato. Essa compie le Seritture e le promesse di-
vine. Innalzato nella gloria di Dio, Gesu' risorto ci fa parte-
cipare allo Spirito che ha ricevuto in pienezza. Cio' che Pie-
tro qui annuncia con grande determinazione è il nocciolo del
Credo dei cristiani fin dai tempi apostolici.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzo' in pie-
di e a voce alta parlò cosi:
Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesü di Nàzaret -
uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli,
prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, co-
me voi sapete bene -, Consegnato a voi secondo il prestabi-
lito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani,
I'avete crocifisso e l'avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte,
perché non era possibile che questa lo tenesse in suo pote-
re. Dice infatti Davide a suo riguardo: "Contemplavo sempre
il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io
non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultô la
mia lingua, e anche la mia carne riposerā nella speranza, per-
chế tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permet-
terai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto Co-
noscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua pre-
senza".
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca
Davide, che egli mori e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora
oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli ave-
va giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo
discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlo:
"questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subi
la corruzione".
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testi-
moni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver rice-
vuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come
voi stessi potete vedere e udire». - Parola di Dio.
 salmo responsoriale 15,1-2a.5;7-8;9-10ab;11
Bere il calice di Cristo, condividere le sue sofferenze, percor-
rendo insieme a lui la strada della risurrezione, della vita
della gioia.

RIT. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «ll mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita./R

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
lo pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare./R

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perche' non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa./R
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra./R

seconda lettura  1Pt 1,17-21
La risurrezione di Cristo, oggetto e fondamento della fede e
della speranza dei cristiani, deve ispirare e dirigere tutta la
loro condotta in questi tempi che sono «gli ultimi, e ciò che
proclamiamo recitando il Credo e celebrando nella gioia
l'eucaristia domenicale. 
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze,
giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con
timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiu come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argernto e
oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai
padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza di-
fetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma
negli ultimi tempi si ë manifestato per voi; per opera sua
credete in Dio, che lo ha risuscitato dai
morti e gli ha dato
gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano
rivolte a Dio, Parola di Dio.

canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Signore Gesů, facci comprendere le Seritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Vangelo Le 24,13-35
I discepoli di Emmaus: una pagina di vangelo piena di fa-
scino, freschezza e finezza psicologica, che evidenzia mira-
bilmente l'intenzione pedagogica soggiacente al talento nar-
rativo di Luca, Essa ricorda il cammino che i primi disce-
poli hanno fatto prima di giungere a confessare con assolu-
ta certezza: «Davvero il Signoreè risorto», Ma guesto van-
gelo è stato scritto per i cristiani che, non avendo vissuto per-
sonalmente gli avvenimenti pasquali, si trovavano già nel-
la stessa situazione in cui ci troviamo
noi, oggi. Per com-
prendere «ciò che è accaduto a Gesù di Nazarets bisogna ri-
farsi alle Scritture. Esse rivelano il senso di segni come quel-
lo della tomba vuota, la credibilità della testimonianza e
dell'insegnamento degli apostoli, la veracita' della predica-
zione cristiana di tutti i tempi derivano dalla loro coerenza
con ciò che dice la Bibbia. La «frazione del pane è il pegno 
della presenza del risorto fra i suoi. Ma non si deve prolun-
gare la liturgia. Bisogna riprendere senza indugio il cam-
mino. Questo è l'itinerario della fede pasquale con le sue tap-
pe liturgiche che rinviano alla vita la quale riconduce a sua
volta alla celebrazione del mistero.

DAL VANGELO SECONDO LUCA
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due
dei (discepoli erano in cammino per un villaggio di nome
Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e
Conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Men-
tre conversavano e discutevano insieme, Gesů in persona si
avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impe-
diti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa son questi discorsi che state fa-
cendo tra voi lungo il cammino?».
Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli
rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai cio
che vi è accaduto in questi giorni?».
Domando loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda
Gesů, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in paro-
le, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdo-
ti e le nostre autoritā lo hanno consegnato per farlo condan-
nare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli
fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono
passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma
alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti: si sono recate
al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, so-
no venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i
quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati
alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma
lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che
hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse que-
ste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E, Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiego' loro in tut-
te le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece
come se dovesse andare piû lontano. Ma essi insistettero:
Resta con noi, perche si fa sera e il giorno è ormai al tramonto.
Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recito' la benedi-
zione, lo spezzo' e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli oc-
chi e lo riconobbero. Ma egli spari dalla loro vista. Ed essi dis-
sero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore men-
tre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, do-
ve trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i
quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!.
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e Come l'a-
vevano riconosciuto nello spezzare il pane. - Parola del Signore.

preghiera
Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le
hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di
una perenne letizia. Per Cristo nostro  Signore

antifona
I discepoli riconobbero (Gesù, il Signore, nello spezzare il pa-
ne, alleluia.

preghiera  cf. Lc 24,35
Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo, che hai rinno-
vato con i sacramenti pasquali, e guidalo alla gloria incor-
ruttibile della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i do-
lori, ha dato alla luce un maschio. Chi ha mai udito una cosa si- 
mile, chi ha visto cose come queste? Nasce forse un paese in un
giorno, un popolo è generato forse in un istante? (Is 66,7-8)
Come il lampo guizzando brilla da un capo all'altro del cielo, cosi
sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli
soffra molto e venga ripudiato da questa generazione (Le 17,24-25).
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra
non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto
(Gv 12,24).
Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano
il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore
(At 2,46).
Quando il Signore si è fatto conoscere? Allo spezzare del pane. Ec-
co la nostra certezza: condividendo il pane, noi riconosciamo il Si-
gnore. Egli ha scelto di essere riconosciuto li, a causa nostra che,
senza vedere la sua carne, mangeremo la sua carne. Chiunque tu
sia, tu che credi, la condivisione del pane ti conforti! L'assenza del
Signore non è un'assenza. Colui che tu non vedi è con te. Quando
Gesù parlava loro, i discepoli non credevano che fosse risorto. Es-
si stessi non speravano di rivivere; avevano perso la speranza.
Camminavano, morti, con la vita. E la vita camminava con loro,
senza risorgere nel loro cuore. E tu, vuoi la vita? Fa' come i disce-
poli e riconoscerai il Signore. Il Signore era simile a un viandan-
te che va molto lontano, ma essi hanno saputo trattenerlo. Nella
condivisione del pane, il Signore si è reso presente. Impara dove
cercarlo, dove trovarlo: è quando, tutti insieme, voi lo mangiate.
(Agostino, Discorso 235,3)

Questa strada da Gerusalemme a Emmaus, lunga sessanta stadi,
assomiglia molto, Signore, al lungo cammino della nostra vita. Co-
me venti secoli fa, i tuoi discepoli hanno una scarsa intelligenza
delle cose divine. Spesso continuano a deformare nel loro cuore il
tuo insegnamento e quello della tua Chiesa. Spesso continuano a
cullarsi in speranze illusorie. Allora, essi attendevano la restaura-
zione del regno di Israele e credevano che tu promettessi loro pro-
prio questo; oggi, confidano in un'èra di pace, di riposo carnale o
in un esaltazione troppo umana; perciò, sono delusi e camminano
spesso con la testa bassa, con lo sguardo triste sulla grande strada
della vita. Signore, ognuno di noi è pesante e sporco: come po-
tremmo comprendere dl colpo il tuo insegnamento in quello che ha
di pù profondo!  Ancora a lungo e nonostante tutti i tuol avverti-
menti, noi continueremo certamente a prestarti le nostre idee terr-
ene e basse, ancora a lungo continueremo ad attendere da te la
realizazione del nostri desiderl umani.
(M. Le'gaut. Preghiera di un credente)

s messa 26 aprile
Gesù ha parlato di se stesso ricorrendo successivamente a
due immagini: quella del pastore e quella della porta delle pe-
core. Bisogna considerarle l'una dopo l'altra, poi farle intera-
gire al fine di coglierne la complementarită.
Inviato nel mondo da colui al quale tutto appartiene, il Figlio
di Dio ha condiviso pienamente la condizione degli uomini. Ha
parlato il loro linguaggio e li chiama a seguirlo. Si prende ge-
losamente cura di ognuno dei suoi per condurli sui sentieri
della vita. Conosce meglio di loro stessi i loro veri bisogni.
Questo pastore incomparabile si definisce anche come la
«porta delle pecore». Egli ha certamente mostrato la strada
che conduce ai pascoli verdeggianti. Ha anche affidato ad al-
cuni, costituiti amministratori di tutti i suoi beni, la chiave del-
la sua proprietā. Ma è lui, lui solo e personalmente, «la via,
la verità e la vita».
Affreschi e mosaici antichi, sculture e pitture di tutte le epo-
che, hanno spesso rappresentato il buon pastore. Una certa
«pia» iconografia ne ha fatto un giovane  che non
corrisponde in nulla al pastore descritto dalla Bibbia. Infatti,
indipendentemente dall'età, il pastore biblico, come del resto
quelli di oggi, è un uomo che vive nel vento, abituato a per-
correre grandi distanze, a salire scoscesi pendii alla testa del
suo gregge o alla ricerca della pecora smarrita, un uomo il cui
rude lavoro non è certamente un gioco. Gesù, il buon pasto-
re, ha preso su di sé il peccato del mondo. «Schiacciato dalla
sofferenza», ci ha guariti «con le sue piaghe»: ha dato la sua
vita perchế noi l'avessimo «in abbondanza»
Le immagini del gregge e delle pecore non suggeriscono af-
fatto dei discepoli dal comportamento
il loro pastore, i
cristiani sono chiamati a seguire  liberamente il loro pastorecontrario,
e, se devono superare prOve simili alle sue, se devono «mori
re al peccato» è per poter «vİvere nella giustizia» e ricevere il
dono dello Spirito,

Questa è la fede che la Chiesa, durante il tenmpo pasquale, ci
invita pressantemente a rinnovare, «Dio ha costituito Signore
e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso», Egli è presso il
Padre dove porta l'itinerario pasquale della nostra esistenza.

antifona d'ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli, alleluia.

colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della
gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con
sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo
pastore. Egli è Dio, e vive...

oppure
o Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la por-
ta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito,
perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce
di Cristo, buon pastore, che ci dona l'abbondanza della
vita. Egli è Dio, e vive...

prima lettura At 2,14a.36-41
«Circa tremila persone»! Al di là del suo straordinario suc-
cesso, la prima predicazione di Pietro proclama ciò che re-
sta essenziale nel messaggio cristiano. Gesù, crocifisso dagli
uomini, è stato risuscitato da Dio; per partecipare alla sal-
vezza meritata dalla sua Pasqua e offerta a tutti, bisogna
convertirsi, cioè rimediare alle proprie aberrazioni e riceve-
re il battesimo, sacramento del perdono dei peccati e del do-
no dello Spirito Santo, che introduce nella comunità dei sal-
vati. Tutto ciò che si può aggiungere è materia di catechesi
ed esortazione, il cui scopo è quello di far comprendere il
prezzo di questa buona novella e di spingere il maggior nu-
mero possibile di persone ad accoglierla con goia.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli undici si alzò in pie-
di e a voce alta parlò cosi: «Sappia con certezza tutta la casa
d'lsraele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesû che
voi avete crocifisso».
All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a
Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»,
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia
battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri
peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infat-
ti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono
lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava:
«Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro
che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno fu-
rono aggiunte circa tremila persone. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 22,2-3;4;5;6
Un salmo che acquista, soprattutto nel tempo pasquale, riso-
nanze cristiane: «le acque tranquille che rinfrancano», «l'un-
zione che profuma il capo», «la tavola imbandita» fanno pen-
sare al battesimno, all'unzione dello Spirito, all'eucaristia.


RIT. Il Signore è  il mio pastore non manco
di nulla.

II Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
|l tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R

Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R

seconda lettura 1Pt 2,20b-26
Il «salvarsi da questa generazione perversa» (prima lettura)
se non sempre espone alla persecuzione,
un giorno o l'altro, a
dolorose contradizioni .Paradossal-
mente, queste sofferenze testimoniano a favore di coloro che
agiscono bene. «Sopportare con pazienza la sofferenza»è una
forma di omaggio nei riguardi di Dio, posto al di sopra di
tutto, e di risoluta fedeltà al Cristo, il giusto perseguitato di
cui parlava il profeta (Is 53,9.4-6), il pastore che ci salva con
le sue ferite e proclama: «Beati i perseguitati per causa del-
la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10-11).

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la
sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti sie-
te stati chiamati, perché anche Cristo pati per voi, lasciando-
vi un esempio, perchế ne seguiate le orme: egli non commi-
se peccato e non si trovo inganno sulla sua bocca; insultato,
non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava ven-
detta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli porto' i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce,
perché, non vivendo piû per il peccato, vivessimo per la giu-
stizia; dalle sue piaghe siete stati
guariti.Eravate erranti co-
me pecore, ma ora siete stati ricondotti  al pastore e custode
delle vostre anime. Parola di Dio.

canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

* DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Gv 10,1-10
Pastore», «porta delle pecore»: due immagini complementa-
ri che evocano la missione di Cristo e il modo in cui la as-
solve. Egli ha un'unica preoccupazione: che gli uomini «ab-
biano la vita e l'abbiano in abbondanza». Con pazienza, que-
sto pastore familiarizza i suoi a riconoscere il suono della
sua voce. Essi imparano così a seguirlo con fiducia, sicuri
di essere condotti verso pascoli dove potranno andare e ve-
nire in piena libertà e sicurezza, certi di trovare, al tempo
opportuno, il cibo adatto a loro. La Chiesa e ogni comunità
cristiana, quanti esercitano un ministero pastorale e ogni
membro dell'ovile, devono sempre tenere davanti agli occhi
il modello del pastore dato da Dio.

*DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû disse: «ln veritā, in veritā io vi dico: chi
non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da
un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dal-
la porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli
chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti
a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da
lui, perchế non conoscono la voce degli estranei.
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di
che cosa parlava loro. 
Allora Gesû disse loro di nuovo: In verità, in verita' io vi dico:
io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti pri-
ma di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati. lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
I| ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;
io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbon-
danza». - Parola del Signore.

preghiera
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra
redenzione, fa' che ceiebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.

antifona
É risorto il buon Pastore, che ha offerto la vita per le sue
pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte,
alleluia.

oppure Gv 10,14, 15
«lo sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.

preghiera
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai re-
dento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pa-
scoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo
raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le peco-
re madri (Is 40,11).
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove
le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno fe-
conde e si moltiplicheranno (Ger 23,3).
 Egli dice di essere la porta dell'ovile, il che significa che li introduce
nella verità. La sua dottrina sipresenta nella sua singolarità, ma ha
voluto che chiamasse tutti gli uomini. Ha stabilito delle leggi cosi co-
me ha ritenuto opportuno, affinché grazie a queste leggi gli uomini
conducano una vita conforme alla sua volontà. E' stato la causa che
ha fatto conoscere il Padre a tutti gli uomini. Percio', noi abbiamo ab-
bandonato le opere della legge e ci sforziamo di obbedire ai precetti
di Cristo. Abbiamo consacrato la nostra vita alle regole del Vangelo
e mettiamno ogni cura nell'osservanza dei suoi comandamenti. Molto
giustamente quindi il Signore si è definito la porta delle pecore. È
impossibile giungere alla verità se non si crede anzitutto al nostro
Signore e riuscire, grazie ai suoi precetti, ad entrare nella verità.
(Teodoro di Mopsuestia, Commento al Vangelo di Giovanni)
 

.















mercoledì 30 novembre 2022

riposare in Dio



Bisogna implorare il divino aiuto  e aver fiducia di ricuperare la grazia.

Cristo Gesù. - Figliuolo, io sono il Signore che conforta nel giorno della 
tribolazione. Rivolgiti a me, quando non ti senti bene. Il maggiore 
ostacolo che metti alla consolazione celeste., è il ricorrere troppo tardi
alla preghiera. Poichè prima di venire a pregarmi con fervore, vai cercando 
molti conforti e ti rícrei nelle cose esteriori.
Ne consegue che i conforti ricercati ti giovano poco, finchè tu non sia
persuaso che sono io il liberatore di coloro iquali sperano in me e fuori di 
me non esiste valido soccorso ne utile consiglio, e neppure durevole 
rimedio.
Ma, ripreso coraggio dopo la tempesta, riconfortati nella luce delle mie
misericordie;perchè io sono vicino (disse il Signore)  per restaurare
ogni cosa, non solo integralmente, ma con abbondanza e oltre misura.
Vi è forse qualcosa che mi riesca difficile? Oppure sono come chi ha
parole e non fatti? Dovè la tua fede? Rimani fermo e perserverante.
Sii paziente ed ìntrepido; a suo tempo verrà il conforto.
Aspettami, aspettami: verrò e ti risanerò. 
È” una tentazione quella che ti molesta, ed è un timore vano quello che
ti spaventa.
A che ti serve l'inquietarti per cose che potrebbero accadere, se non ad
accumulare tristezza su tristezza?
A ciascun giorno basta il proprio male .
E' vano ed inutile turbarsi o rallegrarsi delle cose future, le quali forse
non avverranno mai.
 E' umano lasciarsi illudere da tali ìmmaginazioni, ma è anche segno di
animo piccolo cedere tanto facilmente alle suggestioni del nemico.
Egli infatti non fa caso se illuda e inganni con oggetti reali o con fanta-
smi; se faccia cadere con l'amore delle cose presenti o col timore delle 
future.
Non si turbi dunque il tuo cuore, ne si sgomenti .
Credi in me e confida nella mia misericordia.
Quando tu credi di essere lontano da me, spesso avviene che io ti sono
più vicino. Quando pensi che tutto sia perduto, spesso è quello il momento 
d'acquistar merito.
Non è vero che sia tutto perduto, perchè avviene il contrario di quanto
si aspettava.
Non devi giudicare secondo l'impressione del momento: e non devi
accasciarti sotto il peso di qualunque difficoltà, da qualunque parte ti 
venga, come non ci fosse più speranza di liberazione.
Non crederti del tutto abbandonato se per un po' di tempo ti mandassi 
qualche tribolazione, oppure ti togliessi quel conforto che desideri: per
questa via si passa al regno dei cieli. Senza dubbio riesce di maggiore
utilità per te e per gli altri miei fedeli essere esercitati nelle avversità, 
che avere ogni cosa a piacimento. Io vedo i pensieri nasconsti; e ti
assicuro a che tè molto giova alla tua salute essere talora lasciato senza
dolcezze; perchè tu non sia preso da orgoglio nel buon successo, e non 
voglia trovare motivo di compiacerti in te stesso, in ciò che non sei.
Io posso toglierti ciò che ti ho dato e ridartelo quando piace a me.
Quando te l'avrò dato, rimane cosa mia; quando te l'avrò ripreso, non ho
portato via nulla di tuo : perchè è mio ogni bene donato ed ogni dono 
perfetto.
Se ti manderò qualche tribolazione o contrarietà di qualsiasi specie, non 
indignarti, nè perderti di coraggio; io ti posso sollevare subito, e cambiarti
in gaudio qualunque, afflizione. Però quando ti tratto in questo modo, 
ricorda che sono giusto e degno di molta lode.
Se hai retto giudizio e guardi in faccia alla verità, non devi mai lasciarti 
abbattere dalla tristezza per causa delle avversità, ma piuttosto goderne 
ed essermi grato.
Anzi devi considerare quale unica gioia il fatto che affliggendoti con 
dolori, non ti tolga  il mio amore.
Come il padre ha amato me, cosi io amo voi , ho detto ai miei discepoli,
che non ho mandato di certo a godere la vita, ma a sostenere duri dolori,
non agli onori, ma ai disprezzi; non all'ozío, ma alle fatiche; non a riposare,
ma a raccongliere grandi frutti con la pazienza  Figliuolo mio, ricordati
sempre di queste parole ma cerca Gesù il Cristo.


( giovanipagine@gmail.com)


 Verso Cristo
Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli 
altri perché Dio resiste ai superbi ma da grazia 
agli umili.
Uimiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio 
perché vi esalti al tempo opportuno gettando in 
lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura 
di voi siate temperanti e vigilate il vostro nemico 
il diavolo come leone ruggente va in giro cercando 
di divorare. Resistetegli saldi nella fede sapendo 
che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono 
le stesse sofferenze di voi.
 rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri.
,       (“rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”) _
il rapporto con gli altri secondo lo spirito cristiano,
ha una caratteristica inconfondibile l'umiltà
non porta al dominio ma al servizio 
non crea dipendenza ma autonomia 
non nasconde la verità ma la comunica `
non ostacola la storia ma la orienta
non esclude l'esperienza ma la esalta
favorisce la cordialità la spontaneicità la sincerità
riconosce i propri limiti senza lasciarsi paralizzare 
da essi riconosce i limiti altrui senza che 
essi tolgano considerazione e valorizzazione 
per i meriti e le virtù.
        (Dio resiste ai superbi)
L'azione di Dio preferisce gli umili e si allontana dai superbi,
la superbia allontana Dio perché non condivide le sue preferenze,
che sono per gli ultimi i deboli i piccoli ai quali rivela il suo mistero di amore,
la superbia è autoesclusione dal numero dei salvati come Abramo “
io in quanto polvere e cenere posso parlare al mio Dio “ 
nessun altro titolo per essere accolti aiutati 
il grido del povero penëtra i cieli risollevati per riconoscere in Dio l'origine e l'approdo 
la goccia di rugiada che nessuno vede sullo stelo del fiore è considerata da Dio perla preziosa.
       ( “Dio vi esalti al tempo opportuno”)
I tempi di Dio sono diversi
deludono le attese umane non per escluderle o forzarle ma per esaltare e purificarle
Dio ha esaltato l`uomo creandolo a sua immagine e somiglianza
lo ha esaltato ristabilendo in lui la dignità di figlio dopo il peccato
lo ha esaltato riaprendogli le porte del paradiso da cui era stato escluso
lo ha esaltato ridonandogli la vita la possibilità di amare
lo esalterà scoprendogli il suo volto di misericordia
apparendo sulle nubi del cielo giudice dei vivi de dei morti
parola inconfondibile che invita l'uomo al dialogo eterno della beatitudine
        (“il diavolo come leone ruggente”)
Il simbolo del leone è particolarmente espressivo
si aggira nel mondo identificando i luoghi dell'appuntamento dell'uomo con Dio \
per distruggerli, fraintenderli, nasconderli, confonderli, '
esprime la sua invidia distruttiva da serpente maledetto 
ogni qual volta lo splendore della creazione attira l”attenzione
intensifica la commozione autentica l'adesione e 
rovina soprattutto il rapporto tra gli uomini -
rendendo finta la carità non più in grado di testimoniare e rivelare la presenza dell”amore infinito
deludente la speranza a cui viene tolta la certezza della fedeltà di Dio alla promessa,
incerta la fede in quanto dominante è la menzogna
    ( “Saldi nella fede “)
La fede fondamento della vita secondo il piano di Dio
roccia su cui costruire la casa perché nel momento del terremoto non crolli
parola che illumina anche nella notte più oscura
conforto nel pianto più sconsolato '
stabilità solidità consistenza resistenza, vento favorevole che porta la barca attraverso il mare della vita e della
storia anche in tempesta
capacità di lotta quando il nemico si presenta come amico
il lupo come agnello l'avversario come fratello.
  ( il rapporto tra salire e discendere)
la salita e la discesa
una logica diversa
occorre salire distaccarsi faticare
salire vuol dire non soltanto godere gioire ma faticare sforzarsi impegnarsi
è il contrario del tutto facile subito a portata di mano sempre
salire non con l'elicottero ma con le proprie gambe
incominciare dal mattino presto
alzarsi nella notte nel cuore delle tenebre per godere della luce dell'alba
sveglierò l”aurora
tu rischiari le mie tenebre
salirò al tuo monte santo
al monte della tua dimora
alla fenditura nella roccia dove è possibile invocarti come Mosè
se ho trovato grazia presso di te mostrami il tuo volto”
rendici ancora capaci dopo anni di sentire il fascino dei monti
oltre quei monti vi sono altri monti ed altri ancora e
poi il monte dove tu abiti e la terra è sacra
occorre camminare a piedi scalzi
senza sandali ai piedi
il monte del tuo silenzio
il monte della tua parola
il monte del tuo sacrificio
il monte del roveto che brucia senza consumarsi
il monte da cui è possibile godere dello spettacolo della terra promessa come il Nebo per Mosè
e sentirsi esclusi perché ormai il monte non è più una realtà ma un simbolo
il simbolo della terra dove l'anima riposa
terra che non può essere che il cuore di Dio


Dobbiamo riposare in Dio
piuttosto che in tutti gli altri beni

Il fedele. - In tutto e sopratutto
cercherai sempre in Dio il tuo riposo,
anima mia, perchè Egli è l'eterna
pace dei santi. Dolcissimo e amatissimo
Gesù, concedimi di riposare in
te sopra ogni creatura, sopra ogni
salute e bellezza, sopra ogni gloria e
onore, sopra ogni potenza e dignità,
sopra ogni scienza e acutezza d'ingegno,
sopra ogni ricchezza ed arte, sopra
ogni letizia ed esultanza, sopra
ogni fama e lode, sopra ogni soavità
e conforto, sopra ogni speranza e
promessa, sopra ogni merito e desiderio;
sopra ogni dono e grazia che tu puoi
dare ed infondere; sopra ogni gaudio
e gioia che la mente può ricevere e
gustare; finalmente sopra gli Angeli
e gli Arcangeli e tutto l'esercito del
cielo ; sopra ogni cosa visibile ed
invisibile, sopra tutto ciò che non
sei tu, mio Dio.

 Perchè tu, o Signore Dio mio,
sei l'Ottimo sopra ogni cosa, tu solo
l'altissimo e l'onnipotente, tu solo
possiedi e doni ogni cosa. tu solo
inesauribile sorgente di dolcezze e
consolazioni; Tu solo sei suprema
bellezza e amore, suprema nobiltà e gloria.
in cui tutti i beni furono, sono e
saranno perfettamente raccolti insieme.
Perciò qualunque cosa tu mi doni,
al di fuori di te stesso, o di te mi
riveli o prometti, troppo scarsa e
insufficiente finchè non ti possa
vedere e possedere interamente.
Il mio cuore infatti non può essere
davvero in pace, nè pienamente
soddisfatto, se non riposa in te e non si
solleva sopra ogni dono ed ogni creatura.
O mio dilettissimo Signore Gesù
Cristo, purissimo amore, Signore di
tutte le creature, chi mi può dare ali
di vera libertà, per volare e riposare
in te?
O, quando potrò pienamente occuparmi
a considerare quanto sei
soave, Signore mio Dio?

Quando potrò raccogliermi totalmente
in tè, così che riempito del tuo
amore, non averta più me stesso,
ma scelta te, solo sopra ogni
sentimento ed ogni misura, in un modo che a
tutti non è dato di conoscere?
Ma ora levo spesso il mio gemito,
e sostengo in dolore la. mia iniquità.
Perchè questa valle di miserie è
ripiena di mali, che molto spesso mi
turbano, mi contrastano e mi offuscano;
e molto spesso mi stancano
e mi distraggono; mi allettano e mi
allacciano, affinchè io non possa
liberamente accostarmi a te, e averne i
soavi amplessi, di cui godono sempre
gli spiriti beati, Ti commuova il mio
sospiro e la molteplice mia desolazione quaggiù!
 O Gesù, splendore dell'eterna
gloria , conforto dell”anima pellegrina!
Tace al tuo cospetto la mia
bocca, ma ti parla il mio silenzio.
Quanto tarda a venire il mio Signore?
De, venga e dia gioia a questo suo poverello.
Porga la sua mano e strappi il miserabile
da ogni angustia. ›
Oh, vieni, vieni! Perchè senza di
tè non avrò nè un giorno, nè un'ora
felice. Tu solo sei la mia letizia, e
senza di te l'anima mia rimane vuota
Io sono oppresso da miseria
e somiglio a un prigioniero stretto da
catene, finchè tu con la luce della tua
presenza non venga a sollevarmi,
ricolmarmi la libertà e a farmi vedere
il tuo volto amico.
Cerchino pure gli altri ciò che
più loro piace, in cambio di tè; io
cerco e cercherò unicamente tè, o mio
Dio, che sei la mia speranza e la
mia eterna salute .
Non si placherà il gomito della mia
preghiera, finchè non ritorni la tua
grazia e non senta nel cuore la tua
voce.

Il Signore. - Eccomi presente .
Eccomi accanto a te, perchè tu mi
hai chiamato. Il tuo pianto, i sospiri
della tua anima la contrizione del
tuo cuore umiliato, mi hanno piegato
e ricondotto a te.

Il fedele. - Io esclamai Signore,
t'invocai e desiderai di goderti,
pronto a respingere ogni cosa per amor
tuo, Poichè tu, per primo, mi hai
scosso, affinchè ti cercassi.
Sii dunque benedetto, 0 Signore,
che fosti così buono col tuo servo,
secondo l'abbondanza della tua
misericordia . '
Che altro può dire il tuo. servo alla
tua presenza? Non gli rimane che
umiliarsi profondamente al tuo cospetto.
ripensando sempre ai suoi peccati, alla
sua nullità. Non v'è infatti meraviglia
nel cielo o sopra la terra che
ti possa essere messa a confronto .
Le tue opere sono perfette, i tuoi
giudizi sono veri e la tua provvidenza
regge l'universo .
Sia dunque lode e gloria a te, o
Sapienza del Padre; la mia bocca e
la mia anima ti elevino inni di benedizione,
insieme con tutte le creature.

da (giovanipagine@gmail.com.)



 

S Messa 19 aprile

noi amaria   < giovanipagine@gmail.com > 14:38 (5 ore fa) a  me s messa 19 aprile Coloro che sono fedeli all'eucaristia domenicale...