sabato 31 gennaio 2026

s messa 22 marzo



noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me

 

s messa 22 marzo
I tre vangeli sinottici riferiscono che, 
nei dintorni di Cafarnao,
Gesù ha risuscitato la figlia di un 
certo Giairo, capo della si-
nagoga (Mt 9,23-27; Mc 5,35-43; Lc 8,43-56). 
Luca parla,
inoltre, del figlio di una vedova di Naim, 
villaggio della Gali-
lea, restituito da Gesù a sua madre mentre 
lo portava alla se-
poltura (Lc 7,11-17). Entrambi questi 
racconti sono molto
brevi. D'altra parte, Gesù è stato spinto 
a fare questi miraco-
li straordinari da circostanze impreviste. 
Lo si sottolinea espli-
citamente per il figlio della vedova di 
Naim: Gesū si è trova-
to per caso sul percorso del corteo funebre. 
Quanto alla figlia
di Giairo, Marco e Luca dicono che era 
ancora viva quando il
padre pregò Gesù di venire ad imporle le 
mani. Ben diverso
è il caso del «vangelo della risurrezione 
di Lazzaro» che si leg-
ge oggi in Giovanni, il solo che ne parla.

Il racconto è lungo e dettagliato: 45 
versetti (Gv 11,1-45). Pri-
ma di recarsi alla tomba, Gesù sapeva 
che il suo amico era
morto ed ề lui stesso che ha deciso di 
andare a «svegliarlo».
Marta, la sorella del defunto, non chiede 
nulla: si rammarica
solo che Gesù non sia venuto prima, per 
guarire il fratello pri-
ma che lo cogliesse la morte. Vi è poi, 
soprattutto, il dialogo
fra Gesů e Marta, il modo quasi liturgico 
in cui Gesů, dopo
aver reso grazie al Padre con gli occhi 
levati al cielo, grida a
Lazzaro di uscire dalla tomba, ordina di 
scioglierlo dalle ben-
de che lo tenevano legato e di «lasciarlo 
andare». Infine, Ge-
sù stesso dice che questa risurrezione 
è un «segno» dato per
suscitare la fede.
Tutto ciò conferisce a questa grande 
pagina del vangelo un
notevole sapore di catechesi battesimale, 
rivolta a coloro che,
oggi, la sentono proclamare, poiché essa 
interpella la loro fe- 
de, «lo sono la risurrezione e la vita, 
ci dice Gesū. Chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque 
vive e crede in me
non morrà in eterno. Credi tu questo?».

Paolo, da parte sua, esplicita cið che 
significa e implica la fe-
de in Gesü, risurrezione e vita. Lo 
Spirito di Dio abita in noi
che quindi non siamo più sotto il 
dominio della carne; pur es-
sendo votati alla morte, Gesü renderà 
la vita ai nostri corpi
mortali. Noi professiamo la fede nella 
risurrezione individua-
le, personale. La professiamo veramente?

antifona d'ingresso Sal 42,1-2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la 
mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, 
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.

colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre 
misericordioso, perché possia-
mo vivere e agire sempre in quella 
carità, che spinse il tuo
Figlio a dare la vita per noi. Egli 
è Dio e vive e regna con te...

oppure 
Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo 
vivente; tu che hai ma-
nifestato la tua compassione nel 
pianto di Gesù per l'amico
Lazzaro, guarda oggi l'afflizione 
della Chiesa che piange e
prega per i suoi figli morti a causa 
del peccato, e con la for-
za del tuo Spirito richiamali alla 
vita nuova. Per il nostro
Signore Gesù Cristo.

prima lettura  Ez 37.12-14
Secondo la tradizione biblica, 
l'esilio a Babilonia (597-538 a. C.)
è stato per tutto il popolo come la 
morte da cui non si ritorna.
Attraverso la voce del profeta, il 
Signore Dio si rivolge ai depor-
tati che hanno perso ogni speranza. 
Voi dimenticate chi io so-
no, la mia fedeltà e la mia potenza. 
Siete morti? Ebbene, farò
risorgere il mio popolo, lo ricondurrò 
sulla terra dei suoi padri. 


DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Cosi dice il Signore Dio: «Ecco, 
io apro i vostri sepolcri, vi fac-
cio uscire dalle vostre tombe, o 
popolo mio, e vi riconduco nel-
la terra d'lsraele.
Riconoscerete che io sono il 
Signore, quando aprirò le vostre
tombe e vi farò uscire dai vostri 
sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito 
e rivivrete; vi farð riposare
nella vostra terra. Saprete che io 
sono il Signore. L'ho detto
e lo farò», Oracolo del Signore Dio. - 
Parola di Dio.

salmo responsoriale 
129,1-2;3-4;5-6; 7cd-8
Gridare verso Dio è sperare. 
Confessare il proprio peccato è
credere al perdono. Nelle tenebre 
che ci circondano, già bril-
lano le prime luci della Pasqua.

RIT. Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica./R

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi tỉ può resistere?
Ma con te è il perdono:
Cosi avremo il tuo timore./ R

lo spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
piû che le sentinelle all'aurora./R

Piû che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe./R 

seconda lettura Rm 8,8-11
Il dono dello Spirito cambia 
radicalmente la condizione dei
credenti. Non sfuggono alla morte 
fisica, ma, divenuti giusti,
non ne resteranno prigionieri. 
La loro morte sara, con il Cri-
sto e come lui, Pasqua di 
risurrezione, ingresso nella vita.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO 
APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, quelli che si lasciano 
dominare dalla carne non pos-
sono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio 
della carne, ma dello Spi-
rito, dal momento che lo Spirito 
di Dio abita in voi. Se qual-
cuno non ha lo Spirito di Cristo, 
non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro 
corpo è morto per ll peccato,
ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che
ha risuscitato Gesü dai morti, abita 
in voi, colui che ha risu-
scitato Cristo dai morti darà la 
vita anche ai vostri corpi mor-
tali per mezzo del suo Spirito che 
abita in voi. Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. Gv 11,25a-26
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita,
dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.

Vangelo
Gv 11,1-45 
(lett.breve3-7.17.20-27.33b-45)
Il vangelo della risurrezione di 
Lazzaro induce a entrare nel
gruppo dei diversi personaggi 
del racconto, a seguire le due
sorelle nei loro spostamenti e 
poi fino alla tomba, dove il
morto giace già da quattro giorni. 
Gli equivoci e i malintesi
che punteggiano i dialoghi invitano 
ognuno a interrogarsi
sul modo in cui comprende 
personalmente le parole e i gesti
di Gesù. Egli è assolutamente 
tranquillo nel trambusto ge-
nerale, ma al tempo stesso 
profondamente umano davanti
alla morte dell'amico, che gli 
strappa le lacrime. Dopo que- 
sto momento di intensa emozione, 
eccolo in un atteggiamen-
to sobriamente ieratico, che 
rivela la sua straordinaria au-
torità. Coloro che erano venuti 
numerosi a consolare le so-
relle del defunto hanno creduto 
in Gesu. E noi?oer

* DAL VANGELO SECONDO GIoVANNI 
In quel tempo, lun certo Lazzaro di 
Betania, il villaggio di Ma-
ria e di Marta sua sorella, era malato. 
Maria era quella che
cosparse di profumo il Signore e gli 
asciugo' i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era 
malato.] Le sorelle mandaro-
no dunque a dire a Gesū: «Signore, 
ecco, colui che tu ami è
malato»,
All'udire questo, Gesù disse: 
«Questa malattia non porterà al-
la morte, ma è per la gloria di Dio, 
affinché per mezzo di essa
il Figlio di Dio venga glorificato». 
Gesü amava Marta e sua so-
rella e Lazzaro. Quando senti che 
era malato, rimase per due
giorni nel luogo dove si trovava. 
Poi disse ai discepoli: «An-
diamo di nuovo in Giudea!». | discepoli 
gli dissero: «Rabbi, po-
co fa i Giudei cercavano di lapidarti 
e tu ci vai di nuovo?», Ge-
sũ rispose: «Non sono forse dodici 
le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa, 
perché vede la luce di que-
sto mondo; ma se cammina di notte, 
inciampa, perché la luce
non è in lui». Disse queste cose 
e poi soggiunse loro: «Lazza-
ro, il nostro amico, s'è addormentato; 
ma io vado a svegliar-
lo». Gli dissero allora i discepoli: 
«Signore, se si è addormen-
tato, si salverà». Gesû aveva parlato 
della morte di lui; essi in-
vece pensarono che parlasse del riposo 
del sonno. Allora Ge-
sũ disse loro apertamente: «Lazzaro è 
morto e io sono con-
tento per voi di non essere stato là, 
affinchế voi crediate; ma
andiamo da lui!». Allora Tommaso, 
chiamato Didimo, disse agli
altri discepoli: «Andiamo anche noi 
a morire con luil».]
Quando Gesü arrivõ, trovò Lazzaro 
che già da quattro giorni
era nel sepolcro. Betània distava 
da Gerusalemme meno di tre
chilometri e molti Giudei erano venuti 
da Marta e Maria a con-
solarle per il fratello. Marta dunque,
come udi che veniva Ge-
sù, gli ando incontro; Maria invece 
stava seduta in casa. Mar- 
ta disse a Gesü: «Signore, se tu fossi 
stato qui, mio fratello non
sarebbe morto! Ma anche ora so che 
qualunque cosa tu chie.-
derai a Dio, Dio te la concederà, 
Gesû le disse: «Tuo fratelle
risorgerà», Gli rispose Marta: «So che 
risorgerà nella risurre-
zione dell'ultimo giorno», Gesù le 
disse: «lo sono la risurrezio-
ne e la vita; chi crede in me, anche 
se muore, vivrà; chiungue
vive e crede in me, non morirà in eterno. 
Credi questo?», Gli
rispose: «Si, o Signore, io credo che 
tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, ando' a chiamare 
Maria, sua sorella, e di
nascosto le disse: «ll Maestro è qui e 
ti chíama». Udito questo
ella si alzò subito e andò da lui. Gesů 
non era entrato nel vil-
laggio, ma si trovava ancora là dove 
Marta gli era andata in-
contro. Allora i Giudei, che erano in 
casa con lei a consolarla-
vedendo Maria alzarsi in fretta e 
uscire, la seguirono, pensan-
do che andasse a piangere al sepolcro. 
Quando Maria giunse
dove si trovava Gesů, appena lo vide 
si gettò ai suoi piedi di-
cendogli: «Signore, se tu fossi stato 
qui, mio fratello non sa-
rebbe morto!».]
Gesü allora, quando la vide piangere, 
e piangere anche i Giu-
dei che erano venuti con lei,) si 
commosse profondamente e,
molto turbato, domando': «Dove lo 
avete posto?». Gli dissero:
«Signore, vieni
a vedere!». Gesü scoppið in pianto. 
dissero al-
lora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 
Ma alcuni di loro dis-
sero: «Lui, che ha aperto gli occhi al 
cieco, non poteva anche
far si che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso 
profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e 
contro di essa era posta
una pietra. Disse Gesū: «Togliete la 
pietra, gli rispose Mar-
ta, la sorella del morto: «Signore, 
manda già cattivo odore: è
li da quattro giorni», Le disse Gesû: 
«Non ti ho detto che, se
crederai, vedrai la gloria di Dio?». 
Tolsero dunque la pietra,
Gesû allora alzò gli occhi e disse: 
«Padre, ti rendo grazie per-
chế mi hai ascoltato. lo sapevo che 
mi dai sempre ascolto, ma
I'ho detto per la gente che mi sta 
attorno, perchê credano che
tu mi hai mandato». Detto questo, gridò 
a gran voce: Lazza-
ro, vieni fuori». Il morto usci, i piedi 
e le mani legati con ben-
de, e il viso avvolto da un sudario. 
Gesũ disse loro: «Liberà-
telo e lasciàtelo andare»,
Molti dei Giudei che erano venuti da 
Maria, alla vista di cið che
egli aveva compiuto, credettero in 
lui. - Parola del Signore.

preghiera
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: 
tu che ci hai illu-
minati con gli insegnamenti della fede, 
trasformaci con la
potenza di questo sacrificio. 
Per Cristo nostro Signore.

prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita 
eterna che il Cristo ci ha promesso.

E veramente cosa buona e giusta, 
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e 
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed 
eterno, per Cristo no-
stro Signore. Vero uomo come noi, 
egli pianse l'amico Laz-
zaro; Dio e Signore della vita, lo 
richiamò dal sepolcro; og-
gi estende a tutta l'umanità la sua 
misericordia, e con i suoi
sacramnenti ci fa passare dalla morte 
alla vita. Per mezzo di
lui ti adorano le schiere degli Angeli 
e dei santi e contem-
plano la gloria del tuo volto. Al 
loro canto concedi, Signore,
che si uniscano le nostre voci 
nell'inno di lode: Santo...

antifona  Gv 11,26
«Chiunque vive e crede in me, non 
morirà in eterno», dice il
Signore.

preghiera
Dio onnipotente, concedi a noi 
tuoi fedeli di essere sempre
inseriti come membra vive nel 
Cristo, poiché abbiamo co-
municato al suo corpo e al suo 
sangue. Per Cristo nostro
Signore.

 sviluppi
lo lo so che il mio Vendicatore 
è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla
polvere! Dopo che questa mia pelle 
sarà distrutta, senza la mia car-
ne, vedrò Dio (Gb 19,25-26).

In verità, in verità vi dico: 
chi ascolta la mia parola e crede 
a co-
lui che ni ha mandato, ha la vita 
eterna e non va incontro al giu-
dizio, ma è passato dalla morte 
alla vita (Gu 5,24).

Il primo uomo tratto dalla terra 
è di terra, il secondo uomo viene
dal cielo. E come abbiamo portato 
l'immagine dell'uomo di terra,
cosi porteremo l'immagine dell'uomo 
celeste (1Cor 15,47.49).

Bisogna sapere che vi sono anche 
oggi dei Lazzaro, che si sono
ammalati e sono morti dopo essere 
stati amici di Gesù, che sono
rimasti nella tomba e nel regno dei 
morti, morti fra i morti, e so-
no stati poi rianimati dalla preghiera 
di Gesù, chiamati a gran
voce da Gesù a uscire dalla tomba, Chỉ 
gli obbedisce esce, legato,
a causa dei suoi peccati passati, con 
le bende meritate dalla sua
condizione di morto, e con il viso 
ancora coperto, incapace di ve-
dere, di camminare o fare qualsiasi 
cosa, a causa dei vincoli del-
la morte, fino a quando Gesù non 
comandi a coloro che possono
farlo di slegarlo e lasciarlo andare. 
E chiunque può dire: «Cerca-
te la prova che è il Cristo che parla 
in me?» deve diventare tale
che il Cristo gridi a gran voce in lui 
queste parole: «Lazzaro, vie-
ni fuori!»,
(Origene, Commento a Giovanni, V)

Non è casuale il fatto che Giovanni 
annoti il dettaglio delle bende
e del sudario. Egli annoterà anche 
con la stessa precisione che nel
sepolero di Gesù, trovato vuoto 
la mattina di Pasqua, le bende era-
no per terra, mentre il sudario 
era piegato in un luogo a parte. La
contrapposizione è evidente: Gesù 
è veramente risorto; non deve più
morire, è entrato nel mondo di Dio. 
Lazzaro invece è ritornato al-
la vita anteriore e morirà di nuovo: 
le bende e il sudario sono la
ricordarlo. Il ritorno miracoloso 
di Lazzaro alla vita mortale è so-
lo un segno, una prefigurazione. 
La risurrezione di Gesiù non sarà
il ritorno alla vita mortale, ma 
il passaggio alla vita di Dio. Solo
con Cristo, per Cristo e in Cristo 
il cerchio della mortalita' viene de-
finitivamente spezzato. E' lui la 
breccia aperta che fonda la nostra
speranza di vivere eternamente. Non 
dimentichiamo che eterna-
mente non significa solo senza fine, 
ma anche divinamente.
(Pr. Varillon, La parola è il mio regno)




























mercoledì 30 novembre 2022

riposare in Dio



Bisogna implorare il divino aiuto  e aver fiducia di ricuperare la grazia.

Cristo Gesù. - Figliuolo, io sono il Signore che conforta nel giorno della 
tribolazione. Rivolgiti a me, quando non ti senti bene. Il maggiore 
ostacolo che metti alla consolazione celeste., è il ricorrere troppo tardi
alla preghiera. Poichè prima di venire a pregarmi con fervore, vai cercando 
molti conforti e ti rícrei nelle cose esteriori.
Ne consegue che i conforti ricercati ti giovano poco, finchè tu non sia
persuaso che sono io il liberatore di coloro iquali sperano in me e fuori di 
me non esiste valido soccorso ne utile consiglio, e neppure durevole 
rimedio.
Ma, ripreso coraggio dopo la tempesta, riconfortati nella luce delle mie
misericordie;perchè io sono vicino (disse il Signore)  per restaurare
ogni cosa, non solo integralmente, ma con abbondanza e oltre misura.
Vi è forse qualcosa che mi riesca difficile? Oppure sono come chi ha
parole e non fatti? Dovè la tua fede? Rimani fermo e perserverante.
Sii paziente ed ìntrepido; a suo tempo verrà il conforto.
Aspettami, aspettami: verrò e ti risanerò. 
È” una tentazione quella che ti molesta, ed è un timore vano quello che
ti spaventa.
A che ti serve l'inquietarti per cose che potrebbero accadere, se non ad
accumulare tristezza su tristezza?
A ciascun giorno basta il proprio male .
E' vano ed inutile turbarsi o rallegrarsi delle cose future, le quali forse
non avverranno mai.
 E' umano lasciarsi illudere da tali ìmmaginazioni, ma è anche segno di
animo piccolo cedere tanto facilmente alle suggestioni del nemico.
Egli infatti non fa caso se illuda e inganni con oggetti reali o con fanta-
smi; se faccia cadere con l'amore delle cose presenti o col timore delle 
future.
Non si turbi dunque il tuo cuore, ne si sgomenti .
Credi in me e confida nella mia misericordia.
Quando tu credi di essere lontano da me, spesso avviene che io ti sono
più vicino. Quando pensi che tutto sia perduto, spesso è quello il momento 
d'acquistar merito.
Non è vero che sia tutto perduto, perchè avviene il contrario di quanto
si aspettava.
Non devi giudicare secondo l'impressione del momento: e non devi
accasciarti sotto il peso di qualunque difficoltà, da qualunque parte ti 
venga, come non ci fosse più speranza di liberazione.
Non crederti del tutto abbandonato se per un po' di tempo ti mandassi 
qualche tribolazione, oppure ti togliessi quel conforto che desideri: per
questa via si passa al regno dei cieli. Senza dubbio riesce di maggiore
utilità per te e per gli altri miei fedeli essere esercitati nelle avversità, 
che avere ogni cosa a piacimento. Io vedo i pensieri nasconsti; e ti
assicuro a che tè molto giova alla tua salute essere talora lasciato senza
dolcezze; perchè tu non sia preso da orgoglio nel buon successo, e non 
voglia trovare motivo di compiacerti in te stesso, in ciò che non sei.
Io posso toglierti ciò che ti ho dato e ridartelo quando piace a me.
Quando te l'avrò dato, rimane cosa mia; quando te l'avrò ripreso, non ho
portato via nulla di tuo : perchè è mio ogni bene donato ed ogni dono 
perfetto.
Se ti manderò qualche tribolazione o contrarietà di qualsiasi specie, non 
indignarti, nè perderti di coraggio; io ti posso sollevare subito, e cambiarti
in gaudio qualunque, afflizione. Però quando ti tratto in questo modo, 
ricorda che sono giusto e degno di molta lode.
Se hai retto giudizio e guardi in faccia alla verità, non devi mai lasciarti 
abbattere dalla tristezza per causa delle avversità, ma piuttosto goderne 
ed essermi grato.
Anzi devi considerare quale unica gioia il fatto che affliggendoti con 
dolori, non ti tolga  il mio amore.
Come il padre ha amato me, cosi io amo voi , ho detto ai miei discepoli,
che non ho mandato di certo a godere la vita, ma a sostenere duri dolori,
non agli onori, ma ai disprezzi; non all'ozío, ma alle fatiche; non a riposare,
ma a raccongliere grandi frutti con la pazienza  Figliuolo mio, ricordati
sempre di queste parole ma cerca Gesù il Cristo.


( giovanipagine@gmail.com)


 Verso Cristo
Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli 
altri perché Dio resiste ai superbi ma da grazia 
agli umili.
Uimiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio 
perché vi esalti al tempo opportuno gettando in 
lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura 
di voi siate temperanti e vigilate il vostro nemico 
il diavolo come leone ruggente va in giro cercando 
di divorare. Resistetegli saldi nella fede sapendo 
che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono 
le stesse sofferenze di voi.
 rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri.
,       (“rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”) _
il rapporto con gli altri secondo lo spirito cristiano,
ha una caratteristica inconfondibile l'umiltà
non porta al dominio ma al servizio 
non crea dipendenza ma autonomia 
non nasconde la verità ma la comunica `
non ostacola la storia ma la orienta
non esclude l'esperienza ma la esalta
favorisce la cordialità la spontaneicità la sincerità
riconosce i propri limiti senza lasciarsi paralizzare 
da essi riconosce i limiti altrui senza che 
essi tolgano considerazione e valorizzazione 
per i meriti e le virtù.
        (Dio resiste ai superbi)
L'azione di Dio preferisce gli umili e si allontana dai superbi,
la superbia allontana Dio perché non condivide le sue preferenze,
che sono per gli ultimi i deboli i piccoli ai quali rivela il suo mistero di amore,
la superbia è autoesclusione dal numero dei salvati come Abramo “
io in quanto polvere e cenere posso parlare al mio Dio “ 
nessun altro titolo per essere accolti aiutati 
il grido del povero penëtra i cieli risollevati per riconoscere in Dio l'origine e l'approdo 
la goccia di rugiada che nessuno vede sullo stelo del fiore è considerata da Dio perla preziosa.
       ( “Dio vi esalti al tempo opportuno”)
I tempi di Dio sono diversi
deludono le attese umane non per escluderle o forzarle ma per esaltare e purificarle
Dio ha esaltato l`uomo creandolo a sua immagine e somiglianza
lo ha esaltato ristabilendo in lui la dignità di figlio dopo il peccato
lo ha esaltato riaprendogli le porte del paradiso da cui era stato escluso
lo ha esaltato ridonandogli la vita la possibilità di amare
lo esalterà scoprendogli il suo volto di misericordia
apparendo sulle nubi del cielo giudice dei vivi de dei morti
parola inconfondibile che invita l'uomo al dialogo eterno della beatitudine
        (“il diavolo come leone ruggente”)
Il simbolo del leone è particolarmente espressivo
si aggira nel mondo identificando i luoghi dell'appuntamento dell'uomo con Dio \
per distruggerli, fraintenderli, nasconderli, confonderli, '
esprime la sua invidia distruttiva da serpente maledetto 
ogni qual volta lo splendore della creazione attira l”attenzione
intensifica la commozione autentica l'adesione e 
rovina soprattutto il rapporto tra gli uomini -
rendendo finta la carità non più in grado di testimoniare e rivelare la presenza dell”amore infinito
deludente la speranza a cui viene tolta la certezza della fedeltà di Dio alla promessa,
incerta la fede in quanto dominante è la menzogna
    ( “Saldi nella fede “)
La fede fondamento della vita secondo il piano di Dio
roccia su cui costruire la casa perché nel momento del terremoto non crolli
parola che illumina anche nella notte più oscura
conforto nel pianto più sconsolato '
stabilità solidità consistenza resistenza, vento favorevole che porta la barca attraverso il mare della vita e della
storia anche in tempesta
capacità di lotta quando il nemico si presenta come amico
il lupo come agnello l'avversario come fratello.
  ( il rapporto tra salire e discendere)
la salita e la discesa
una logica diversa
occorre salire distaccarsi faticare
salire vuol dire non soltanto godere gioire ma faticare sforzarsi impegnarsi
è il contrario del tutto facile subito a portata di mano sempre
salire non con l'elicottero ma con le proprie gambe
incominciare dal mattino presto
alzarsi nella notte nel cuore delle tenebre per godere della luce dell'alba
sveglierò l”aurora
tu rischiari le mie tenebre
salirò al tuo monte santo
al monte della tua dimora
alla fenditura nella roccia dove è possibile invocarti come Mosè
se ho trovato grazia presso di te mostrami il tuo volto”
rendici ancora capaci dopo anni di sentire il fascino dei monti
oltre quei monti vi sono altri monti ed altri ancora e
poi il monte dove tu abiti e la terra è sacra
occorre camminare a piedi scalzi
senza sandali ai piedi
il monte del tuo silenzio
il monte della tua parola
il monte del tuo sacrificio
il monte del roveto che brucia senza consumarsi
il monte da cui è possibile godere dello spettacolo della terra promessa come il Nebo per Mosè
e sentirsi esclusi perché ormai il monte non è più una realtà ma un simbolo
il simbolo della terra dove l'anima riposa
terra che non può essere che il cuore di Dio


Dobbiamo riposare in Dio
piuttosto che in tutti gli altri beni

Il fedele. - In tutto e sopratutto
cercherai sempre in Dio il tuo riposo,
anima mia, perchè Egli è l'eterna
pace dei santi. Dolcissimo e amatissimo
Gesù, concedimi di riposare in
te sopra ogni creatura, sopra ogni
salute e bellezza, sopra ogni gloria e
onore, sopra ogni potenza e dignità,
sopra ogni scienza e acutezza d'ingegno,
sopra ogni ricchezza ed arte, sopra
ogni letizia ed esultanza, sopra
ogni fama e lode, sopra ogni soavità
e conforto, sopra ogni speranza e
promessa, sopra ogni merito e desiderio;
sopra ogni dono e grazia che tu puoi
dare ed infondere; sopra ogni gaudio
e gioia che la mente può ricevere e
gustare; finalmente sopra gli Angeli
e gli Arcangeli e tutto l'esercito del
cielo ; sopra ogni cosa visibile ed
invisibile, sopra tutto ciò che non
sei tu, mio Dio.

 Perchè tu, o Signore Dio mio,
sei l'Ottimo sopra ogni cosa, tu solo
l'altissimo e l'onnipotente, tu solo
possiedi e doni ogni cosa. tu solo
inesauribile sorgente di dolcezze e
consolazioni; Tu solo sei suprema
bellezza e amore, suprema nobiltà e gloria.
in cui tutti i beni furono, sono e
saranno perfettamente raccolti insieme.
Perciò qualunque cosa tu mi doni,
al di fuori di te stesso, o di te mi
riveli o prometti, troppo scarsa e
insufficiente finchè non ti possa
vedere e possedere interamente.
Il mio cuore infatti non può essere
davvero in pace, nè pienamente
soddisfatto, se non riposa in te e non si
solleva sopra ogni dono ed ogni creatura.
O mio dilettissimo Signore Gesù
Cristo, purissimo amore, Signore di
tutte le creature, chi mi può dare ali
di vera libertà, per volare e riposare
in te?
O, quando potrò pienamente occuparmi
a considerare quanto sei
soave, Signore mio Dio?

Quando potrò raccogliermi totalmente
in tè, così che riempito del tuo
amore, non averta più me stesso,
ma scelta te, solo sopra ogni
sentimento ed ogni misura, in un modo che a
tutti non è dato di conoscere?
Ma ora levo spesso il mio gemito,
e sostengo in dolore la. mia iniquità.
Perchè questa valle di miserie è
ripiena di mali, che molto spesso mi
turbano, mi contrastano e mi offuscano;
e molto spesso mi stancano
e mi distraggono; mi allettano e mi
allacciano, affinchè io non possa
liberamente accostarmi a te, e averne i
soavi amplessi, di cui godono sempre
gli spiriti beati, Ti commuova il mio
sospiro e la molteplice mia desolazione quaggiù!
 O Gesù, splendore dell'eterna
gloria , conforto dell”anima pellegrina!
Tace al tuo cospetto la mia
bocca, ma ti parla il mio silenzio.
Quanto tarda a venire il mio Signore?
De, venga e dia gioia a questo suo poverello.
Porga la sua mano e strappi il miserabile
da ogni angustia. ›
Oh, vieni, vieni! Perchè senza di
tè non avrò nè un giorno, nè un'ora
felice. Tu solo sei la mia letizia, e
senza di te l'anima mia rimane vuota
Io sono oppresso da miseria
e somiglio a un prigioniero stretto da
catene, finchè tu con la luce della tua
presenza non venga a sollevarmi,
ricolmarmi la libertà e a farmi vedere
il tuo volto amico.
Cerchino pure gli altri ciò che
più loro piace, in cambio di tè; io
cerco e cercherò unicamente tè, o mio
Dio, che sei la mia speranza e la
mia eterna salute .
Non si placherà il gomito della mia
preghiera, finchè non ritorni la tua
grazia e non senta nel cuore la tua
voce.

Il Signore. - Eccomi presente .
Eccomi accanto a te, perchè tu mi
hai chiamato. Il tuo pianto, i sospiri
della tua anima la contrizione del
tuo cuore umiliato, mi hanno piegato
e ricondotto a te.

Il fedele. - Io esclamai Signore,
t'invocai e desiderai di goderti,
pronto a respingere ogni cosa per amor
tuo, Poichè tu, per primo, mi hai
scosso, affinchè ti cercassi.
Sii dunque benedetto, 0 Signore,
che fosti così buono col tuo servo,
secondo l'abbondanza della tua
misericordia . '
Che altro può dire il tuo. servo alla
tua presenza? Non gli rimane che
umiliarsi profondamente al tuo cospetto.
ripensando sempre ai suoi peccati, alla
sua nullità. Non v'è infatti meraviglia
nel cielo o sopra la terra che
ti possa essere messa a confronto .
Le tue opere sono perfette, i tuoi
giudizi sono veri e la tua provvidenza
regge l'universo .
Sia dunque lode e gloria a te, o
Sapienza del Padre; la mia bocca e
la mia anima ti elevino inni di benedizione,
insieme con tutte le creature.

da (giovanipagine@gmail.com.)



 

s messa 22 marzo

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