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s messa 8 novembre
Nel corso della cena dell'ultima Pasqua, Gesû ha lasciato ai
suoi discepoli il segno del pane e del vino come pegno della
partecipazione al banchetto che egli condividerà con i suoi nel
regno del Padre suo (Mt 26,29). Cosi ogni eucaristia viene
celebrata nell'attesa della venuta di Gesũ Cristo nostro sal-
vatore, del suo ritorno glorioso che l'assemblea eucaristica
non si stanca di invocare: «Vieni, Signore Gesū». Il mistero di
questa venuta, verso la quale tende tutta la storia della sal-
vezza come verso il suo compimento, è il tema specifico del-
la trentaduesima e trentatreesima domenica del tempo ordi-
nario dell'anno A.
Una tale insistenza è particolarmente attuale. Oggi, infatti, si
parla molto dei rischi di distruzione del pianeta, mentre la
prospettiva del ritorno del Signore sembra preoccupare mol-
to meno i cristiani, anche praticanti. Ci si comporta come con
la morte di cui nessuno conosce il giorno e l'ora: «Ci si pre-
parerà quanto sarà venuto il momento!».
«E' un atteggiamento insensato!, avverte la parabola delle
dieci vergini che dovevano partecipare al corteo nuziale. Poi-
chế non sappiamo quando lo sposo giungerà, bisogna tener-
sİ pronti per accoglierlo quando verrà. Quando risuonerà il
grido che lo annuncia, sarà troppo tardi per comprare ciò di
cui avremo bisogno per entrare con lui nella sala del ban-
chetto e nessuno sarà piũ in grado di procurarcelo. Lungi dal
suscitare ansia, nervosismo, o, al contrario, scoraggiamento
e sonnolenza, l'attesa, per quanto lunga possa essere, deve
stimolare la nostra vigilanza e la nostra previdenza. Come I'a-
mata del cantico dei cantici sta all'erta per scorgere, al mini-
mo segno, l'arrivo del fidanzato, cosi deve fare il credente.
Nel corso della cena dell'ultima Pasqua, Gesû ha lasciato ai
suoi discepoli il segno del pane e del vino come pegno della
partecipazione al banchetto che egli condividerà con i suoi nel
regno del Padre suo (Mt 26,29). Cosi ogni eucaristia viene
celebrata nell'attesa della venuta di Gesũ Cristo nostro sal-
vatore, del suo ritorno glorioso che l'assemblea eucaristica
non si stanca di invocare: «Vieni, Signore Gesū». Il mistero di
questa venuta, verso la quale tende tutta la storia della sal-
vezza come verso il suo compimento, è il tema specifico del-
la trentaduesima e trentatreesima domenica del tempo ordi-
nario dell'anno A.
Una tale insistenza è particolarmente attuale. Oggi, infatti, si
parla molto dei rischi di distruzione del pianeta, mentre la
prospettiva del ritorno del Signore sembra preoccupare mol-
to meno i cristiani, anche praticanti. Ci si comporta come con
la morte di cui nessuno conosce il giorno e l'ora: «Ci si pre-
parerà quanto sarà venuto il momento!».
«E' un atteggiamento insensato!, avverte la parabola delle
dieci vergini che dovevano partecipare al corteo nuziale. Poi-
chế non sappiamo quando lo sposo giungerà, bisogna tener-
sİ pronti per accoglierlo quando verrà. Quando risuonerà il
grido che lo annuncia, sarà troppo tardi per comprare ciò di
cui avremo bisogno per entrare con lui nella sala del ban-
chetto e nessuno sarà piũ in grado di procurarcelo. Lungi dal
suscitare ansia, nervosismo, o, al contrario, scoraggiamento
e sonnolenza, l'attesa, per quanto lunga possa essere, deve
stimolare la nostra vigilanza e la nostra previdenza. Come I'a-
mata del cantico dei cantici sta all'erta per scorgere, al mini-
mo segno, l'arrivo del fidanzato, cosi deve fare il credente.
Ogni celebrazione dell'eucaristia anticipa sacramentalmente
questa grande processione che avanza verso la sala del ban-
chetto nuziale. Del resto, il Signore è già li: lo si accoglie ri-
cevendo il pane e il calice, sacramento della vita eterna e del
regno nuovo. Anche coloro che ci hanno preceduti nella mor-
te si preparano. Insieme a noi e come noi essi attendono, nel-
la speranza, il segnale dato dalla voce dell'arcangelo: «Ecco
lo sposo, andategli incontro. Allora, si apriranno le porte
della sala del banchetto e noi entreremo tutti insieme per ce-
lebrare nella gioia le nozze dell'Agnello.
antifona d'ingresso sal 87,3
La mia preghiera giunga fino a te:
tendi, o Signore, l'orecchio alla mia preghiera.
colletta
Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel no-
stro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e
dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesú Cristo.
oppure
O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la
voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e fa' che
alimentiamo l'olio delle nostre lampade, perché non si estin-
guano nell'attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a cor-
rerti incontro, per entrare con te alla festa nuziale.
chetto nuziale. Del resto, il Signore è già li: lo si accoglie ri-
cevendo il pane e il calice, sacramento della vita eterna e del
regno nuovo. Anche coloro che ci hanno preceduti nella mor-
te si preparano. Insieme a noi e come noi essi attendono, nel-
la speranza, il segnale dato dalla voce dell'arcangelo: «Ecco
lo sposo, andategli incontro. Allora, si apriranno le porte
della sala del banchetto e noi entreremo tutti insieme per ce-
lebrare nella gioia le nozze dell'Agnello.
antifona d'ingresso sal 87,3
La mia preghiera giunga fino a te:
tendi, o Signore, l'orecchio alla mia preghiera.
colletta
Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel no-
stro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e
dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesú Cristo.
oppure
O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la
voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e fa' che
alimentiamo l'olio delle nostre lampade, perché non si estin-
guano nell'attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a cor-
rerti incontro, per entrare con te alla festa nuziale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
prima lettura Sap 6, 12-16
La Sapienza detiene il segreto di un'arte di vivere che realiz-
za umanamente l'uomo e piace a Dio. Per stimolare i suoi let-
tori a ricercarla l'autore la personifica, attribuendole le fat-
tezze di una splendida ragazza dal fascino inalterabile. Essa
stessa guida i passi di coloro che la cercano. Va loro incontro,
bussa alla loro porta, si siede sulla soglia della loro casa.
prima lettura Sap 6, 12-16
La Sapienza detiene il segreto di un'arte di vivere che realiz-
za umanamente l'uomo e piace a Dio. Per stimolare i suoi let-
tori a ricercarla l'autore la personifica, attribuendole le fat-
tezze di una splendida ragazza dal fascino inalterabile. Essa
stessa guida i passi di coloro che la cercano. Va loro incontro,
bussa alla loro porta, si siede sulla soglia della loro casa.
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
La sapienza è splendida e non sfiorisce.
Facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
nonché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.
- Parola di Dio.
salmo responsoriale 62,2; 3-4; 5-6; 7-8
Un salmo che esprime il desiderio di Dio: cercarlo senza so-
sta, avere fame e sete di lui, restare delle ore a parlargli, ri-
cordarsi di lui giorno e notte.
RIT. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
La sapienza è splendida e non sfiorisce.
Facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
nonché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.
- Parola di Dio.
salmo responsoriale 62,2; 3-4; 5-6; 7-8
Un salmo che esprime il desiderio di Dio: cercarlo senza so-
sta, avere fame e sete di lui, restare delle ore a parlargli, ri-
cordarsi di lui giorno e notte.
RIT. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
In terra arida, assetata, senz'acqua./R
Cosi nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenzae la tua gloria.
Poiche' il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode./R
Cosi ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca/R.
Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali./R
seconda lettura 1Ts 4,13-18
Cristo è risorto e anche gli uomini di tutte le epoche del mon-
do risusciteranno; egli ritornerà in gloria e noi saremo tutti
insieme a lui presso il Padre. Cercare di immaginare questo
evento ultimo della salvezza o il modo in cui gli uni e gli al-
tri vi parteciperanno è assolutamente vano. Bisogna atte-
nersi alle certezze della fede, fondamento della nostra spe-
ranza. Senza angoscia, attendiamo il ritorno del Signore che
invoca la liturgia: «Vieni, Signore Gesù!».
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICÉSI
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di
quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che
non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesů è morto e
risorto, cosi anche Dio, per mezzo di Gesû, radunerà con lui
coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che vi-
viamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore,
non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Per-
che il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e
al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima ri-
sorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che sa-
remo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nu-
bi, per andare incontro al Signore in alto, e cosi per sempre
saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
- Parola di Dio.
canto al Vangelo Mt 24.42a.44
Alleluia, alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell'ora che non immaginate,
viene il Figlio dell'uomo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali./R
seconda lettura 1Ts 4,13-18
Cristo è risorto e anche gli uomini di tutte le epoche del mon-
do risusciteranno; egli ritornerà in gloria e noi saremo tutti
insieme a lui presso il Padre. Cercare di immaginare questo
evento ultimo della salvezza o il modo in cui gli uni e gli al-
tri vi parteciperanno è assolutamente vano. Bisogna atte-
nersi alle certezze della fede, fondamento della nostra spe-
ranza. Senza angoscia, attendiamo il ritorno del Signore che
invoca la liturgia: «Vieni, Signore Gesù!».
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICÉSI
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di
quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che
non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesů è morto e
risorto, cosi anche Dio, per mezzo di Gesû, radunerà con lui
coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che vi-
viamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore,
non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Per-
che il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e
al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima ri-
sorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che sa-
remo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nu-
bi, per andare incontro al Signore in alto, e cosi per sempre
saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
- Parola di Dio.
canto al Vangelo Mt 24.42a.44
Alleluia, alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell'ora che non immaginate,
viene il Figlio dell'uomo
Vangelo Mt 25,1-13
Ritardo inaudito di uno sposo il giorno del suo matrimonio,
damigelle d'onore che rifiutano di aiutare le loro compagne,
porta del banchetto chiusa da colui che si è fatto incredibil-
mente attendere: non si tratta di una sorprendente «storia ve-
ra, ma di una parabola sul ritorno del Signore. Bisogna pre-
pararsi ogni giorno ad accoglierlo. Domani sarà troppo tardi.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesu disse ai suoi discepoli questa parabola:
ll regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le lo-
ro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse era-
no stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,
ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle lo-
ro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi.
Poiche lo sposo tardava, si assopirono tutte e
e si addormen-
tarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! An-
dategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e
prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge:
"Dateci un po' del vostro olio, perche' le nostre lampade si
spengono". Le sagge risposero: "No, perche' non venga a man-
care a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivõ lo spo-
so e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze,
e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergi-
ni e incominciarono a dire:"Signore, signore, aprici!". Ma egli
rispose: "In veritā io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dungue, perché non sapete nê il giorno ne l'ora». -
Parola del Signore.
preghiera
Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, e fa'
che partecipiamo con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio,
che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
Ritardo inaudito di uno sposo il giorno del suo matrimonio,
damigelle d'onore che rifiutano di aiutare le loro compagne,
porta del banchetto chiusa da colui che si è fatto incredibil-
mente attendere: non si tratta di una sorprendente «storia ve-
ra, ma di una parabola sul ritorno del Signore. Bisogna pre-
pararsi ogni giorno ad accoglierlo. Domani sarà troppo tardi.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesu disse ai suoi discepoli questa parabola:
ll regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le lo-
ro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse era-
no stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,
ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle lo-
ro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi.
Poiche lo sposo tardava, si assopirono tutte e
e si addormen-
tarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! An-
dategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e
prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge:
"Dateci un po' del vostro olio, perche' le nostre lampade si
spengono". Le sagge risposero: "No, perche' non venga a man-
care a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivõ lo spo-
so e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze,
e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergi-
ni e incominciarono a dire:"Signore, signore, aprici!". Ma egli
rispose: "In veritā io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dungue, perché non sapete nê il giorno ne l'ora». -
Parola del Signore.
preghiera
Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, e fa'
che partecipiamo con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio,
che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
antifona Sal 22,1-2
Il Signore è mio pastore, non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
oppure Lc 24,35
I discepoli riconobbero Gesů, il Signore, nello spezzare il pane.
oppure cf Mt 25,13
Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora in cui verrà il Signore».
preghiamo
Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre; la forza dello Spiri-
to Santo, che ci hai comunicato in questi sacramenti, ri-
manga in noi e trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, bal-
zando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un
cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla fine-
stra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi di-
ce: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l'inverno è
passato, è cessata la pioggia, se n'è andata; i fiori sono apparsi nei
campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si
fa sentire nella nostra campagna. I fico ha messo fuori i primi frut-
tie le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bel-
la, e vieni!l» (Ct 2,8-13).
Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e
la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza. La figlia del re
è tutta splendore, gemme e tessuto d'oro è il suo vestito. E' presen-
tata al re in preziosi ricami; con lei le vergini compagne a te sono
condotte; guidate in gioia ed esultanza entrano insieme nel palaz-
zo del re (Sal 45, 11-12. 14- 16).
suo figlio (MI 22,2).
Ouesto considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora del-
lo notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la
ensa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non imma-
ginate, il Figlo dell'uomo verrà (Mt 24,43-44).
Se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in
quale ora io verrò da te (Ap 3,3).
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!», E chi ascolta ripeta: «Vieni!l».
Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vi-
ta. Colui che attesta queste cose dice: «Si, verrò presto!». Amen. Vie-
ni, Signore Gesù (Ap 22,17.20).
Veglia con il Cristo colui che, pur guardando verso l'avvenire, non
perde di vista il passato e, pur contemplando ciò che il suo salva-
tore ha guadagnato per lui, non dimentica ciò che ha sofferto per
lui. Veglia con il Cristo colui che commemora e rinnova continua-
mente nella sua persona la croce e l'agonia di Cristo e indossa
gioiosamente questo mantello d'afflizione che il Cristo ha indossa-
to quaggiù e si è lasciato dietro quando è salito al cielo. E per que-
sto che, nelle loro lettere, gli autori ispirati esprimono cosi spesso
il loro desiderio della sua seconda venuta, ogni volta che parlano
del ricordo che hanno conservato della prima, e che la sua risur-
rezione non fa mai perdere loro di vista la sua crocifissione.
(J.H. Newman, Parochial and Plain Sermons, vol. IV, sermone 22)
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