Il modo di pregare
La preghiera
è necessaria per-
chè Dio la comanda e perchè è il mezzo indispensabile
ad ottenere le grazie necessarie alla nostra salute. Essa
è pure dotata di una potenza proporzionata al suo fine
e di una efficacia prodigiosa per impetrarci i doni del
cielo. La promessa fatta da Gesù Cristo non potrebbe
essere più formale e categorica: « Io vi dico in verità
che qualunque cosa domanderete a mio Padre nel mio
nome, Egli ve la concederà... domandate e riceverete...
Anche se diceste a questo monte "gettati in mare" voi
sarete esauditi! > (Giov. XVI, 23-24; Matt. XXI, 21).
Ma qui appunto sorge la diffidenza di tanti cristiani.
< Come mai – dicono molti che io prego e non
ottengo nulla? Come mai che le mie preghiere riman-
gono inesaudite? Perchè Dio non mi ascolta?... >.
La risposta a questa dificoltà fu data per primo
dall'Apostolo S. Giacomo quando disse: Se non
ottenete ciò che domandate, non fate colpa alla pre-
ghiera, ma a voi stessi! Voi pregate male: (Giac. 1v.3 .
In altri termini: perchè la preghiera ottenga i suoi
effetti, dev'essere fatta nel debito modo: diversamente
resta morta, diventa uno strumento prezioso in
mano di chi non la sa adoperare e perciò di nessuna
utilítà.
Ècco come
deve essere fatta la nostra pregbiera.
CON ORDINE,
CON FIDUCIA,
CON DEVOZIONE,
CON PERSEVERANZA.
L'ordine riguarda specialmente le cose che dob-
biamo domandare a Dio.
E' evidente in primo luogo che dobbiamo chie-
dere cose oneste, cioè non contrarie alla Santita', alla
Giustizia, alla Sapienza di Dio.
Chi per esempio chiedesse al Signore la grazia di
riuscire felicemente a commettere
un ingiuria verso una persona,, farebbe non una preghiera, ma
un insulto a Dio.
Come pure non dobbiamo esigere sempre dei miracoli.
E' vero che la preghiera può ottenere anche dei
miracoli, ma sempre in via eccezionale, non come re-
gola: altrimenti l'ordine della Provvidenza stabilito da
Dio non servirebbe a nulla e cederebbe il posto al di-
sordine e all'anarchia.
Per esempio. E' necessità di natura che la nostra
vita una volta o l'altra si spenga in seguito ad una ma-
lattia o ad altro . Ma se Dio ci ascoltasse sem-
pre, quando cadiamo ammalati, nessuno morrebbe mai.
Possiamo noi esigere questo ? Dio ha detto che sulla
terra la sofferenza sarebbe stata l'espiazione delle no-
stre colpe, l'esercizio delle nostre virtù, la sorgente dei
nostri meriti. Ma se Dio ci ascoltasse sempre quando
siamo tribolati, ci dovrebbe dare un paradiso anche a
questo mondo, E' ragionevole pretendere tanto?..
non può accordarci ciò che domandiamo
e nel modo come noi domandiamo, perchè si tratta di
cose contrarie alla sua Santità o alla sua Sapienza. Am-
mettere infatti un ordine di Provvidenza, in cui tutte
le nostre preghiere ottengano i favori richiesti, sarebbe
una inversione generale di tutte le leggi del mondo il disordine..
C'è quindi una legge che misura in qualche modo
la efficacia della preghiera: questa legge ci viene for-
mulata dall'Apostolo S. Giovanni: « Quando la pre-
ghiera è fatta secondo l'ordine della volontà di Dio.
Egli ci ascolta > (I Giov. V, 14).
Ma l'ordine della preghiera riguarda sopratutto
l'eccellenza dei beni che possiamo domandare.
Tutti lo sappiamo: vi sono due sorta di beni a questo
mondo: i beni spirituali che riguardano la salute eterna
dell'anima, e i beni temporali che riguardano il corpo
e la vita terrena. I primi consistono propriamente nella
felicità del Paradiso e nei mezzi di virtù e di grazia per
conseguirla; i secondi invece in grazie temporali, come
la salute del corpo, la prosperità ecc., la preser-
vazione da disgrazie, da rovesci di fortuna, da flagelli
e da tutto ciò che si oppone alla felicità nostra terrena.
E' evidente che i primi sono di un ordine infinitamente
superiore ai secondi e che sono i nostri veri beni, a dif-
ferenza di questi, che molte volte, per l'abuso che ne
facciamo, diventano anzi un ostacolo alla nostra salvezza.
Il debito quindi esige che domandiamo con la
preghiera , capo a tutto i beni dell'anima e poi subor-
dinatamente e condizionatamente i beni del corpo.
Ce lo ha insegnato chiaramente Gesù Cristo stesso:
Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua gù-
stizia, e le altre cose vi saranno date in soprappiù! »
(Matt, VI, 33).
I'oggetto primo delle nostre preghiere
fine, e tutti i mezzi che vi conducono e che vengono
sotto il nome di beni spirituali; come forza di vincere
le tentazioni, di fuggire il peccato, di osservare la di-
vina legge, di praticare la virtù, di vivere e
morire nella divina grazia.
Dio ha legato la sua parola
promettendo di esaudire la preghiera; sicchè, chieden-
do, siamo sicuri che è grata a Dio, e, se non ci
mettiamo ostacolo con la cattiva maniera di domandare.
sarà infallibilmente esaudita.
I beni temporali invece, Dio non si è impe-
gnato di accordarceli in via assoluta, ma solo condi-
zionatamente, qualora che non siano dannosi alla salute dell'anima. Noi pos-
siamo quindi benissimo domandarli, anzi molte volte
lo dobbiamo; ma sempre con la condizione che non
pregiudichino il bene spirituale e con tranquilla ras-
segnazione alla divina volontà.
E difatti noi,
non possiamo sapere se una grazia temporale
ci sarà di danno o di vantaggio. Molte volte quelle che
noi chiamiamo fortune sono poi vere disgrazie, e quelle
che chiamiamo disgrazie sono vere fortune.
Chi non sa per es. che tanti, i quali mentre erano
poveri conducevano una vita esemplarmente cristiana,
divenuti poi ricchi, si dimenticarono di Dio e della sua
legge, diventarono , persone senza reli-
gione e senza pietà? Ora, si potrà dire che per costoro
le ricchezze sono state una fortuna?...
E perciò per loro fu una grande disgrazia, un castigo di Dio!
Chi non sa che tante persone, finchè erano con poca
salute, sempre alle prese con la morte, vivevano unite
al Signore; e quando ricuperarono perfettamente la salute
si servirono di questa come un'arma per offendere
Dio e condannare la propria anima? E direte che per
costoro sia stata una fortuna la salute? No: anzi fu
un'enorme disgrazia..
pillare le acque fresche ed abbondanti.
Osservate il pubblicano nel tempio. Umile e fidu-
cioso: «0 Dio
esclama siate propizio a me pec-
catore! ». E subito ottiene la grazia implorata.
Osservate la Cananea. Appena sente che Gesù si
trovava da quelle parti, corre a Lui tutta fiduciosa e gli
rivolge quel grido dell'anima: <0 Signore, abbi pietà
di me ». E Gesù le risponde: « Grande è la tua fede;
sia fatto ciò che domandi ».
Osservate i dieci lebbrosi. Pieni di fiducia si pre-
sentano a Gesù e gli dicono: « Gesů maestro, abbi pietà
di noi ; e sono guariti.
Ricordate ancora il cieco di Gerico. Egli sente che
di là passa Gesů, quel Gesù della cui bontà e potenza
aveva udito tante cose; e subito si persuade che se po-
trà appena avvicinarsi e pregarlo, otterrà la
vista. Animato da tale confidenza, si dà a gridare:
< Gesù, figliuolo di Davide, abbi pietà di me »; e la
grazia è ottenuta!...
Credetelo: una preghiera che non è animata dalla
fiducia non vale niente: una preghiera animata dalla
fiducia è onnipotente sul cuore di Dio! In essa parla
il cuore commosso ; ed è tale linguaggio, a cui Dio stes-
so non può resistere! Se le preghiere fossero sempre
vivificate da questa fiducia, i monti stessi dice Gesù
ubbidirebbero alla vostra voce e si muoverebbero!
Molte preghiere non sono esaudite perchè vuote di fiducia.
Certo che simile fiducia non deve fondarsi sui me-
riti nostri, perchè noi non siamo che
miseria e di peccati. Essa deve poggiare unicamente sul-
la infinita bontà di Dio, che è inesauribile e altro non
brama che beneficarci, e sui meriti di Gesù Cristo, no-
stro Redentore e Mediatore divino, il quale prega conti-
nuamente per noi e supplisce del proprio a quello che
manca alle nostre preghiere. Poggiata su queste basi in-
erogabili, chi puo dubitare della potenza della preghiera?
coglimento esterno.
Non essere mai distratto da profani pensieri quando preghi Iddio! E cer-
care di essere ascoltato da Dio, mentre non ascolti te
stesso? Pretendi tu che il Signore si ricordi di te, quan-
do tu non ti ricordi di te stesso? Questo è offendere
con la tua negligenza la divina Maestà che preghi: que-
sto è un vegliare con gli occhi e dormire col cuore! >.
Colui che prega senza devozione, distratto, girando
gli occhi qua e là, parlando con fretta, dando luogo a
distrazioni volontarie, scomposto nella persona, si me-
rita il rimprovero indirizzato una volta da Dio al po-
polo ebreo: < Questo popolo mi onora colle labbra, ma
il suo cuore è lontano da me!> (Matt. XV, 8).
Non stupirsi se tali preghiere restano senza effetto?
CON PERSEVERANZA.
Ecco l'ultima dote che deve avere la nostra preghiera.
Ci sono molti che appena hanno aperto la bocca
per pregare vorrebbero essere esauditi: quindi si stan-
cano presto e desistono dicendo: « Dio non ci ascolta! ».
E' un gravissimo errore.
La nostra preghiera, perchè sia esaudita, deve esse-
re perseverante. Ce 'ha detto chiaro Gesù Cristo, « Con-
VIene pregare e non stancarsi mai » (Luc. XVII, I).
Difetto di perseveranza indica il difetto di con-
fidenza, mentre l'insistenza nella preghiera è indizio di
fede víva ed ardente.
gelo, dopo aver udito rispondere da Gesù che il pane
dei figliuoli non si getta ai cani, dovesse insistere? Ep-
pure fu perseveramente nella sua supplica, e in grazia di
questa perseveranza fu esaudita.
Anche il Salvatore nell'orto degli ulivi non pregò
una volta sola il suo divin Padre che gli togliesse quel-
l'amaro calice: ma ripetè per tre volte consecutive la
stessa preghiera ; e solo dopo la terza volta fu spedito
dal cielo l'angelo a consolarlo.
Noi non possiamo scrutare i disegni di Dio: ma
Egli ha sempre i suoi motivi.
Qualche volta tarda le sue grazie per far prova del-
la nostra fede. Vuol vedere cioè se noi crediamo davvero
alle sue promesse, se ci sentiamo certi che ci esaudirà
sebbene non abbia ascoltata subito la nostra domanda.
Altre volte tarda ad esaudirci perchè, entrando in
noi stessi, riconosciamo sempre più la nostra miseria, ci
persuadiamo che Egli solo può soccorrerci, che di Lui
abbiamo assoluto bisogno, che in Lui soltanto dobbiamo
riporre la nostra fiducia.
Altre volte lo fa ancora perchè abbiamo ad ap-
prezzare maggiormente i suoi doni. Ed è un fatto che
quanto più è dificile ottenere una grazia, tanto più rie-
sce cara e desiderabile, e, quando è ottenuta, lascia nel
cuore sensi più profondi di riconoscenza verso il bene-
fattore e ci rende premurosi di conservarla.
Finalmente il Signore tarda molte volte ad esau-
dirci, perchè Egli, che è sapientissimo, conosce che se
ci accordasse in quel tempo o in quelle circostanze ciò
che domandiamo, sarebbe per noi più un male che un
bene; come avviene di frequente, l'abbiam già detto,
trattandosi di grazie temporali...
in fne a nostro vantaggio, perche' serve a crescere il
nostro fervore
e a moltiplicare il nostro merito, e spes-
so ad ottenerei più di quello clhe domandiamo.
Ecco il motivo per cui non dobbiamo stancarci mai
di pregare ed essere perseveranti.
Solo chi persevera sarà esaudito.
Un esempio ammirabile di perseveranza nella pre-
ghiera lo troviamo in quel modello di madre cristiana
che fu Santa Monica. Vedendo i gli sbandamenti del suo
figliuolo Agostino, ella non si stancava mai di pregare
e di gemere davanti a Dio. Ma con costante pre-
ghiere della madre, il figlio andava di male in peggio.
Un giorno ella si recò dal santo Vescovo di Milano,
Ambrogio, a sfogare col pianto il suo immenso dolore.
E il Vescovo le disse: <Non temere, o donna, è im-
possibile che perisca un figlio di tante lacrime e di
tante preghiere!». Difatti Agostino si converti e di-
venne uno dei più grandi santi e dottori della Chiesa.
Ma quando ricevette il battesimo, erano diciotto anni
che la madre pregava per lui!...
Rianimiamo anche in noi il vero spirito della pre-
ghiera, e persuadiamoci che infallibile , sarà il suo effetto
quando l'avremo fatta nel debito modo.
C'è di mezzo la parola di Dio, che non può mancare!
Nella preghiera ben fatta sarà il rimedio ai nostri
mali, il balsamo alle nostre pene, un aiuto potente in
vita e in morte, una fonte di benedizione e di salute.
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