L'eccellenza del Padre Nostro cap.1 cap 2 cap 3 cap 4 cap 5 cap 6 cap 7 cap 8

 IL PADRE NOSTRO

noi amaria giovanipagine@gmail.com

ven 27 dic, 21:45 (2 giorni fa)
me
L'Orazione
la preghiera in generale, spiegandone la necessità,
 l'efficacia e il modo di  prendere un po' 
in esame quella bellissima preghiera che ci fu pro-
posta da Gesù stesso come modello e norma di tutte le altre, detta 
perciò   l'Orazione del Signore: il Pater noster.

Gesù Cristo, che tante volte aveva introdotto  la necessità della preghiera, 
non poteva a meno di proporre con la sua stessa bocca una formula 
di orazione, che con tutte le qualità volute perchè l'orazione fosse ben 
fatta e cara a Dio. E lo fece una volta dicendo agli Apostoli che lo 
interrogavano :« Voi pregherete cos.. ». dite così:
Padre nostro. (Matt. VI; Luc. XI).

E' evidente che il Pater noster deve essere la preghiera più eccellente 
di tutte, perchè eseguita dalle labbra di Gesù stesso, Sapienza infinita, 
e da Lui proposta come preghiera principale in seguito a tutte le altre.

Eccellenza del Padre nostro.
<Il Padre ci insegna il Catechismo è la più eccellente delle preghiere, 
perchè è venuta dalla mente e 
dal cuore di Gesů, e racchiude in sette brevi domande
ciò che dobbiamo chiedere a Dio come suoi figliuoli e
come fratelli tra noi >,

L'AUTORE DEL PADRE NOSTRO.
Tutti lo sappiamo: fu Gesů Cristo, Figlio di Dio.
Aprendo il Vangelo troviamo infatti che in due
circostanze il Salvatore insegnò questa divina preghiera.
La prima volta pubblicamente nel celebre discorso
della montagna, quando fra gli altri insegnamenti mo-
rali, parlando della preghiera
disse che molte persone si  illude-
vano di pregare bene diffondendosi in tante parole, ma
che la bontà dell'orazione non consiste nel < molte parole»,
 bensi nella rettitudine dell'intenzione e nell'ar-
dore del sentimento. Quindi dettò Egli la formula della
preghiera: « Voi pregherete cosi disse
"Padre nostro » (Matt. VI, 9).

La seconda volta privatamente, cioè ai soli Apo-
stoli, quando, ebbe finito Egli stesso di pregare, gli si
avvicinò uno di loro e gli chiese: « Maestro, insegnaci
a pregare, come Giovanni insegnò ai suoi seguaci ». Ed
Egli rispose replicando la formula stessa: « Cosi dun-
que pregherete: Padre nostro, che sei nei cieli... »
(Luc. XI, 1-4).

Dunque il Pater noster, dalla prima all'ultima pa-
rola, è uscita dalle labbra di Gesù, Figlio di Dio, in grande 
Sapienza, Redentore nostro e nostro Mediatore
onnipotente presso il Padre; che solo può conoscere ciò
che dobbiamo domandare e il modo con cui dobbiamo
domandare per essere dal Padre esauditi. 

Sarebbe già sufficente  questa preghiera come la più eccellente di
tutte, sia per la sua bellezza , sia per la sua
efficacia ? Potremmo immaginare un'intelligenza
Supe-
riore a quella di Gesù Cristo? E' una potenza maggiore
della sua, mentre come Figlio di Dio gli fu
consegnata
nelle mani dal Padre < ogni potestà in cielo e sopra
la terra »? (Matt. XXVIII, 18),

Anche i Patriarchi e i Profeti antichi insegnavano
ai loro figli qualche formula di preghiera da innalzare
a Dio. Adamo ne istrui i suoi figliuoli Abele e Caino.
Giobbe istruiva la sua prole come doveva ogni giorno
fare orazione (Giob. I). Ma noi abbiamo ricevuta que-
sta formula di preghiera da un'autorità incomparabil-
mente più eccellente.

Nel Padre nostro è Dio che insegna a pregare Dio!
Noi teniamo in tanto pregio i Salmi di Davide.
il Benedictus di Zaccaria, il Magnificat della Vergine,
il Te Deum di S. Agostino e di S. Ambrogio: che
diremo del Padre nostro uscito dalla bocca stessa del Figlio di Dio?
Non solo Gesù Cristo compose il Padre nostro e ce lo
diede, ma se ne è servito Egli nedesimo prima di noi:
sicchè passando per le sue labbra ricevette come una
consacrazione particolare. E non è naturale che la pa-
rola venuta dal cielo trovi più facilmente la via per
ritornarvi? E come potrà il Padre non conoscere ed
esaudire la voce del Figlio? Se < tutto ciò che doman-
diamo in suo nome ci sarà concesso », quanto più ot-
terremo se lo domanderemo con le parole medesime che
Egli usò e cinsegnò?...
E' fuori dubbio quindi che l'Autore divino di que-
sta preghiera, per il solo fatto di averla insegnata di
sua bocca, le conferi un'eccellenza senza confronti
su tutte le altre sotto ogni rapporto, e ci diede il di-
ritto di classificarla come una preghiera divina. 

cap 2
IL CONTENUTO DEL PADRE NOSTRO.
Il contenuto ci rivela meglio ancora la sua eccellenza.
Esso infatti si compone di  sette  domande: nella sua brevità e sem-
plicità contiene dice bene S. Tomaso tutte quelle
cose che noi possiamo ragionevolmente desiderare e
chiedere a Dio, in quell'ordine con cui dob-
biamo desiderarle e chiederle (2-2 ae. 83, 9).
Consiste in tre parole:
Padre nostro che sei ne cieli.
Come è bella nella sua semplicità, come è piena di
tenerezza questa invocazione. E come apre il cuore alla
grande confidenza! Con essa
l'uomo, umiliato sotto il peso della estrema povertà
del suo essere, si solleva dignitosamente verso il cielo
ravvivato dalla confidenza e dall'amore!

La parola « Padre > che Gesù Cristo ci
mette in bocca, è la grandezza di Dio,
la sua maestà infinita e, i diritti severi che Egli ha sopra 
di noi come Padre, per  farci ricordare
che la sua misericordia e' bontà: misericordia e bontà
che, guidate da una saggezza infinita, prevedono nel-
l'avvenire più lontano,  van-
taggiosi favori che domandiamo, e tutto, 
si dispongono a fine della nostra misericordia e bontà
fatte di tenerezza, di pazienza, di compassione, di lon-
ganimità, cui nessuna ingratitudine è capace di scorag-
giare, perchè i legami dell'amore di un padre non cono-
scono rottura definitiva. Anche dopo anni e anni di
dimenticanza, una sola parola di pentimento basta a
riannodarli e far scendere sul capo del prodigo figlio
tesori di pace e di perdono!...

E Dio, o fratelli, è veramente Padre! Padre per
creazione, perchè ci ha dato l'esistenza; 
Padre per conservarci, 
perchè ci mantiene in vita; 
Padre per redenzione, 
avendoci riscattati dalla schiavitù del demonio.

cap 3
Ouale motivo dunque più forte per aprire il cuore
alla più larga confidenza?
Si dice poi « Padre nostro » e non < Padre
mio > per ricordare che siamo tutti fratelli. tenuti ad
amarci scambievolmente e a soccorrerci coi nostri atti
e con le nostre preghiere. Con questa frase quindi noi
preghiamo per tutti gli uomini; ed è già questo un ti-
tolo grande alla benevolenza e ai favori di Dio. Un Pa-
dre non rifiuta grazie che i suoi figli domandino
gli uni per gli altri.

Si agpgiunge « che sei nei cieli » non perchè
Dio non sia dappertutto con la sua immensità, ma perchè
nel nostro modo di concepire il mondo , il cielo
occupa la parte più alta e più nobile del ereato, dove
Dio regna sovrano e fa risplendere con maggior
grandezza maestà e immensita. Del resto con la parola « cielo »
non si intende propriamente  la volta del cielo seminata di
punti stellari che si stende sul nostro capo: ma piut-
tosto il luogo misterioso ove Dio si manifesta agli angeli
e ai santi, irraggiandoli e beatificandoli con la sua gloria.


Ed è qui, nel contenuto e nell'ordine di queste do-
mande, che il Padre Nostro si rivela senza dubbio alcuno, una
preghiera divina, per stimolare i nostri desideri: che Dio ci accordi
quello che è vero bene, e che ci salvi da quello che è
vero male.

cap 4
Quanto al bene, è necessario che noi ricer-
chiamo tutto quello che riguarda Dio, perchè
Dio è qualche cosa più di noi: non vi pare? E che
cosa possiamo noi desiderare da Dio, che è essenzialmente
ed infinitamente glorioso e felice? Non altro che la sua
glorificazione, quella glorificazione cioè che
gli viene dalle ereature. E questa gloria  noi la
domandiamo appunto col pregare che il suo Nome sia
santificato .
Dopo il bene che spetta a Dio, vengono quelli che
spettano a noi.

E questi sono di tre ordini: il bene celeste, il
bene spirituale, il bene temporale, l'uno con mirabile
ordine sottoposto all'altro.
Il bene celeste consiste nel possesso di Dio mede-
simo nel Paradiso, fine supremo della nostra esistenza ;
per questo domandiamo col dire: venga il tuo regno.
II bene spirituale è ordinato al celeste 
e consiste nella santificazione del nostro
spirito. E poichè questa santificazione sta tutta nel fare
la volontà di Dio:  (I Tess. IV, 3), noi la chiediamo con la terza pe-
tizione: fiat voluntas tua.

II bene temporale è pure subordinato. allo spiri-
tuale, come il corpo all'aninma. Se il corpo manca del
necessario alimento, se muore, impedisce all'anima la
sua santificazione, la quale è sempre progressiva : 
 (Apoc. XXII, 11), E perchè
questo necessario alimento non manchi, aggiungiamo
nella petizione quarta: il nostro pane quotidiano. 

Le domande che riguardano i beni a noi necessari.

cap 5
Anche il male è di diversa specie.
Contro il bene celeste vi è un male che può impedircelo: 
il peccato, il quale per sè medesimo ci priva
del regno dei cieli. Noi preghiamo perciò: « Rimetti noi 
i nostri debiti >:
Contro il bene spirituale vi è un altro male, che ce ne 
spoglia: la tentazione, sia che venga dal demonio
o dalla carne o dal nondo. E noi preghiamo di non
cadere nella tentazione.

Finalmente contro il bene temporale vi è il male
fisico, sotto qualunque aspetto si presenti: la fame, le
malattie, le disavventure, i disastri materiali, la morte...
Ed ecco che con un termine generico noi concludiamo:
« Ma liberaci dal male »:
Quale magnifico  desiderio e  sentimento non contiene
 il Padre nostro! E che
ordine perfetto e' nelle sue parti!

Fu chiamato un « compendio di tutto il
Vangelo >, un « sommario di celeste dottrina » 
(Tertulliano e S. Cipriano).
In esso si riflettono, come tutti i nostri doveri, cosi
tutti i nostri bisogni. Nel Padre nostro  cè tutto...
Molte formule di preghiere sono state composte: nei
libri di pietà  : molte sono anche ottime.
Ma di tutte queste preghiere comprese quelle che
la Chiesa adopera nella sacra liturgia o
nella S. Scrittura, non ce ne' nessuna  che non rientri e non
si includa nell'Orazione di titti i giorni e soppratutto la Domenica. 
Sarebbe un bellissimo studio... Ma è già stato fatto da S. Agostino: pren-
diamo la sua conclusione.
«Per,quanto tu scorra tutte le parole delle preghiere
sante. niente troverai che non contenga ed incuda
nell'Orazione della Domenical> (ad Prob.). 
Anche sotto guesto aspetto il Padre nostro non 
cede a nessun'altra preghiera, perchè raccoglie in sè tut-
te le doti dell'orazione perfetta.
L'umiltà è la dote sostanziale della preghiera. E nel
Padre nostro noi ci umiliamo davanti a Dio, riconosciamo il
nostro nulla, presentiamo ad ogni passo la nostra in-
sufficenza e miseria, facciamo rinuncia completa della
nostra volontà, ci abbandoniamo completamente fra le
braccia del Padre celeste aspettando solo da lui, datore
di ogni bene, quello che ci occorre per I'anima e per
il corpo.

Che si vuole dunque di più per capacitarsi del-
l'eccellenza di questa preghiera, per classificarla
anzi come la prima di tutte, la preghiera più perfetta,
regola e modello di tutte le altre?

Prostriamoci, o fratelli, davanti a quel Dio che ci
insegnò una preghiera cosi bella e potente, e domandia-
mogli perdono d'averla forse dimenticata, o di averne
fatto poco conto , proponendo di tenerla
con cura per l'avvenire, di studiarla con amore, di
usarne con fede!


cap 6

l'eccellenza del Padre nostro, dando uno
sguardo complessivo al suo contenuto e alla sua forma,
entriamo a esaminare una per una le sette
domande che lo compongono.

La prima «0 Signore, sia santificato il tuo nome ».
Noi abbiamo a desiderare e
chiedere ciò che
torna a gloria di Dio, ed in secondo luogo ciò che è a
nostro vantaggio. Ebbene: Gesù Cristo nell'Orazione
, che è il modello perfetto della preghiera,
dopo averci insegnato a invocare Dio con il dolce nome
di Padre, vuole appunto che da buoni cristiani  ci inte-
ressiamo di chiedere prima d'ogni altra cosa la sua
gloria; ciò che si fa  in cui si espri-
me il voto che il nome di Dio sia dovungue santificato.

E riflettendo bene, non cề domanda più nobile
e più giusta di questa; perchè alla fine lo scopo unico
della nostra esistenza è quello di glorificare Iddio, no-
stro supremo Padrone, il quale ha fatto tutte le cose
per la sua gloria.

Per capire il significato di questa domanda.
è necessario che vediamo un po': 

COME PUO IL NOME DI DIO  SANTIFICARSI.
COSA ESIGE DA NOI QUESTA DO-
MANDA.
CHE COSA S'INTENDE PER NOME DI DIO.

Secondo il linguaggio seritturale, per nome di Dio
s'intende Dio stesso, il suo essere o la sua grandezza, la
sua potenza, la sua bontà, il complesso delle sue infi-
nite perfezioni.

Difatti i libri santi usano ordinariamente questa
parola « nome di Dio » per significare i diversi attributi
di Dio e il culto che gli dobbiamo. Nella Serittura
si dice che il nome di Dio è terribile., che bisogna
invocarlo, adorarlo, riporre in lui la nostra fiducia, che
esso è la nostra gloria, la nostra speranza, ma
queste espressioni significano  che Dio stesso
dev'essere temuto, invocato, adorato, che Dio stesso è
la nostra speranza, il principio d'ogni nostro bene?

Anche nei rapporti umani il nome ci dà sempre
l'idea della persona che esso rappresenta, e rispettare un
nome vuol dire onorare chi lo porta.

Dicendo dunque « Sia santificato il tuo
nome > è come dire : « Signore, che tu sia santificato ».

IN QUAL SENSO PUO DIO ESSERE DA NOI
SANTIFICATO.
Chiedere che Dio sia santificato sebrerebbe
un paradosso. E' Egli santo per sè medesimo ?
Non è anzi la santità essenziale? Che bisogno ha dun-
que , che noi lo santifichiamo?
benedizione, o consacrazione, o l'infusione della 
mani se si tratta di un anima. In questo senso
e' chiaro che Dio non può essere santificato, essendo
Egli la sorgente della santità.
Altro senso invece la parola < santificare » vuol
dire riconoscere una cosa od una persona per santa.
Cosi diciamo per es. < santifi-
care le feste »; che vuol dire rispettare quei giorni come
giorni santi. Ed è precisamente in questo secondo signif-
cato che noi domandiamo che Dio sia santificato.
E ' vero ch'egli è santo, anzi il centro della santita
e della perfezione, la fonte di ogni bene e di ogni virtù:
ma purtroppo per tale non è conosciuto da tutti gli uo-
mini. Quindi, dicendo nel Padre nostro< Sia santif.
cato il tuo nome >, non facciamo che esprimere il voto
che Egli sia conosciuto da tutti,
servito ed amato.

Noi abbiamo avuto la fortuna di nascere in
paesi dove è conosciuto il vero Dio, dove ci fu inse.
gnato che Dio è purissimo spirito, e ereatore dell'universo
infinitanente potente, sapiente, buono, dotato
di ogni perfezione; e come tale lo si adora e gli si rende
quel culto interno ed esterno che Egli stesso ha coman-
dato. Ma credete che la stessa fortuna abbiano avuto
tutti gli uomini?

No. Vi dirò anzi che ci sono al mondo tanti popoli
che non giunsero ancora alla conoscenza del vero Dio e
giacciono fra le tenebre  e nell' idolatria;
che di Dio hanno un concetto falsissimo e mostruoso,
credendolo in tutto simile a noi nel corpo e nelle pas-
sioni, crudele, sanguinario, che si compiace del sangue
delle vittime; oppure alle creature più
sozze, piegando davanti ad esse il ginocchio ed offrendo
preghiere ed olocausti.

Ebbene: in questa petizione del Padre nostro di-
cendo al Signore: « sia santificato il tuo nome »,

cap 7

CHE COSA S'INTENDE PER NOME DI DIO.
Secondo il linguaggio seritto, per nome di Dio
si intende Dio stesso, il suo essere o la sua grandezza, la
sua potenza, la sua bontà, il complesso delle sue infi-
nite perfezioni.

Di fatto i libri santi usano ordinariamente questa
parola =nome di Dio =per significare i diversi poteri
di Dio e il culto che a Lui dobbiamo. Nella Serittura per
es. si dice che il nome di Dio è terribile., che bisogna
invocarlo, adorarlo, riporre in lui la nostra fiducia, che
esso è la nostra gloria, la nostra speranza, ecc.: ma
queste espressioni significano altro che Dio stesso
deve essere temuto, invocato, adorato, che Dio stesso è
la nostra speranza, il principio d'ogni nostro bene.

Anche nei rapporti umani il nome ci dà sempre
l'idea della persona che esso rappresenta, e rispettare un
nome vuol dire onorare chi lo porta.
Dicendo dunque : Sia santificato il tuo
nome >è come se dicessimo :Signore, che tu sia san-
tificato .

PUO DIO ESSERE DA NOI SANTIFICATO.
Chiedere che Dio sia santificato parrebbe a prima
vista un non senso. Non è Egli santo per sè medesimo ?
Non è anzi la santità essenziale? Che bisogno ha dun-
que che noi lo santifichiamo?
Dovete sapere che la parola < santificare > si può
prendere in due sensi.

Nel primo essa significa rendere santa una cosa che
prima non era tale: ciò che si fa per es. mediante una

benedizione, o consacrazione,o altro.
E' chiaro che Dio non può essere santificato, essendo
Egli anzi la sorgente della santità.

Altro senso la parola < santificare vuol
dire riconoscere una cosa od una persona per santa. 
Diciamo per es. < santificare le feste >
che vuol dire rispettare quei giorni come
giorni santi. Ed è precisamente in questo signifi-
cato che noi domandiamo a Dio che sia santificato.
E' vero che egli è santo, anzi il centro della santita'
e della perfezione, la fonte di ogni bene e di ogni virtù:
ma purtroppo non è conosciuto da tutti gli uo-
mini. Quindi, dicendo nel Padre nostro: < Sia santif.
cato il tuo nome >, non facciamo che esprimere 
che Egli sia conosciuto da tutti perchè è Padre e 
che sia adorato, servito ed amato.

Noi abbiamo avuto la fortuna di nascere in
paesi dove è conosciuto il vero Dio, dove ci fu inse-
gnato che Dio è purissimo spirito, creatore dell'universo
infinitamente potente, sapiente, buono, dotato 
di ogni perfezione; e come tale lo si adora e gli si rende
il culto interno ed esterno ch'Egli stesso ha coman-
dato. Ma credete che la stessa fortuna l'abbiano avuta
tutti gli uomini?

No anzi, che ci sono al mondo tanti popoli
che non giunsero ancora alla conoscenza del vero Dio e
giacciono fra le tenebre della più profonda idolatria;
credendolo in tutto simile a noi nel corpo e nelle pas-
sioni, crudele, sanguinario, che si compiace del sangue
delle vittime; oppure lo personificano alle creature più
cattive, piegando davanti a Lui il ginocchio ed offrendo
preghiere ed olocausti.

Ebbene: in questa spiegazione del Padre nostro, di-
cendo al Signore:sia santificato il tuo nome , noi
esprimiamo il desiderio che abbiano a cessare tante
tenebre fra cui sono avvolti quei poveri popoli, che an-
che in mezzo a loro risplenda finalmente la luce della
vera fede, sia predicato, conosciuto e adorato come si
conviene il vero Dio; in breve che anche quei popoli  
siano posti sulla via della verità. 

E lo preghiamo di conseguenza che faccia sorgere
in mezzo alla Chiesa dei cuori generosi, che, infiammati
di zelo apostolico, lascino i loro averi come gli 
apostoli, affrontino eroicamente ogni sorta di pericoli e la
morte stessa pur di recare la luce del Vangelo fra quelle
povere genti che, oppresse dalla schiavitù dalla 
doppia catena della barbarie e di satana.

Oltre a popoli che adorano idoli, ci sono al mondo altri
popoli che, sebbene conoscano il vero Dio e il suo Unige-
nito Figliuolo Gesù Cristo e credono nel suo Vangelo
non lo onorano come Egli vorrebbe, ripudiando 
l'insegnamento della Chiesa, da Lui stabi-
lita come maestra di verità a promesso per
sempre la sua protezione per l'eternità.

Sono molte le religioni,presso le quali il 
nome di Dio non è santificato come si dovrebbe, 
perchè si crede che per metà alla sua parola.

Ebbene: dicendo Dio <sia santificato il
nome > noi esprimiamo il voto che vengano illu-
minati e si convertano tutti: che quelle nazioni
che ora rigettano il magistero divino della Chiesa e non
le appartengono, abbiano ad entrare finalmente nel suo
grembo, perchè  tutti gli uomini, secondo il detto di
Cristo, si faccia un solo gregge ed un solo pastore.

E preghiamo quindi la divina Bontà a moltiplica-
re nella sua Chiesa gli uomini illuminati e santi, che
con la luce della predicazione e degli scritti abbiano a
sradicare tutti gli errori, e portare d'ovunque la
dottrina cattolica cristiana.

cap 8

Non cè dubbio che la grazia di Dio esige sempre
la nostra cooperazione, che il suo nome sia
da tutti glorificato, il dovere, per quanto ci è 
possibile al suo onore e alla sua 
glorificazione.

E come possiamo noi cooperare alla
glorificazione del nome di Dio?
Consiste nell'astenersi da tutto ciò che
può tornare a disonore a Dio.

Che facciamo noi, quando ci abbandoniamo alle 
bestemmie, ai vizi, ai disordini, ai peccati. 
Mentre ogni giorno, recitando il Pater
noster, diciamo al Signore < sia santificato il tuo nome?
Noi facciamo tutti gli sforzi,
poi disprezzato e profanato. Mentre con la bocca espri-
miamo il desiderio che il Signore sia servito e onorato
da tutti gli uomini, siamo  i primi a ribellarei alla
sua legge, a calpestare i suoi precetti, a scuotere il 
capo alla sua volontà.

Non è in questo modo  che bisogna trattare Dio!
Altra maniera di rendere onore al nome del
Signore è adoperarsi  alla salute dei nostri
fratelli.

Molti credono che la missione 
al prossimo sia esclusivamente dei sacerdoti.
Non è vero, a tutti è questo dovere; perchè a
tutti viene imposto da Dio nella misura delle proprie for-
ze: perchè da tutti in qualche modo lo si può
adempiere.
 Essi hanno un'anima, la parte incom-
parabilmente migliore del loro essere, un'anima che
tende a Dio, che ha bisogno di Dio. Non siate dunque
crudeli, non siate pessimisti delle anime dei vostri 
fratelli. Insegnate a loro innanzi tutto la parola 
di Dio, quella che li salverà per l'eternità.

Noi cristiani, possiamo cooperare  
amichevole con le persone ad uscire da molte 
brutture e rimetterli sulla via dell'onestà.
Facendo sempre del bene nelle-nostre
comunità evangelizzando dovunque.

Tutti, giovani e vecchi, uomini e donne,
possiamo lavorare alla salute dei fratelli e alla glorifi-
eazione del nome di Dio per impedire il male, promuo-
vere il bene, e riconoscere nella religione la sorgente
di ogni virtù, la chiesa di Cristo dove si formano le 
anime pure, rette, caritatevoli, forti,
temperanti, generose.

E questo, specialmente oggi, in programma 
le attività individuali a servizio della Chiesa e 
deve essere appunto aiuto potente alla 
glorificazione di Dio.

< Pregate gli uni per gli altri scriveva S. Gia-
como affinchè possiate salvarvi; perchè la preghiera
assidua del giusto ha grande valore > (Giac. V. 16).
Questo facevano i santi del Vecchio e del Nuovo
Testamento.

Abramo pregava per la salvezza dei Sodomiti. Lot
pregava per la città di Segor. Gli Apostoli pregavano per
la conversione del mondo. I primi cristiani lo stesso.
Le più grandi conversioni, anzi tutte le conversioni
al cristianesimo sono state sempre effetto della preghie-
ra. Fu la preghiera di S. Stefano che ci diede l'apostolo
S. Paolo ; fu quella di S. Lorenzo che ci diede la con-
nversione di Roma.

Non potete far altro per il bene dei vostri fratelli
e per la gloria di Dio?
Pregate!...-









  

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