la presunzione cap 1- cap 2

La Presunzione

Se la disperazione si oppone alla virtù della spe-
ranza , cè un altro peccato non meno
comune: la presunzione.

Questo è un peccato molto più comune del primo.
Se tra i cristiani s'incontrano delle anime timide
in vista dei peccati commessi, dei vizi o
dei sacrifici che esige la vita cristiana, si sentono 
smarrire, si perdono d'animo e di diffidare del
perdono o della grazia di Dio, però senza confronto,
maggiore il numero di quelli che nelle cose dell'anima
vedono tutto facile, tutto e semplice
e fanno affidamento anche su ciò che
è tutt'altro che sicuro, sperando, si può dire, contro
ogni speranza.

Pensiamo di conoscere bene anche questo
altro scoglio, assai più pericoloso del primo e che con-
duce tanti cristiani al precipizio, a fine
di poterlo scansare e non restare vittime dell'illusione.

Sono-
LA NATURA,

LE VARIE FORME DELLA  PRESUNZIONE

LA GRAVITA' E LE CONSEGUENZE. 

La presunzione, è una fidu-
cia eccessiva e disordinata di ottenere qualche cosa sen-
za l'aiuto di quei mezzi che naturalmente si richiedono
per conseguirla.
Chi concepisce questa fiducia irragionevole e stolta
viene chiamato presuntuoso.

Ogni volta che non si appoggia la pro-
pria speranza a buoni fondamenti, quando si spera per-
chè si vuol sperare, mentre vi sarebbe ogni mnotivo di
difidare, allora si diventa presuntuosi.

Quindi la presunzione in senso reli-
gioso, in quanto cioè si oppone alla Speranza cristiana?
E una linea irragionevole, disordinata, infonda-
ta di ottenere da Dio i beni della grazia e della gloria.
Essa ha ordinariamente tre cause: la vanagloria,
la superbia e l'ignoranza.

La vanagloria
dice bene S. Tomaso
rende I'uomo avido della propria gloria, smanioso di
comparire, di distinguersi dagli altri, d'essere segnato
a dito; per cui molto facilmente concepisce una grande
idea di sè, confida assai nelle proprie forze, gli par-
rebbe umiliarsi troppo aver bisogno degli altri, e quindi
si accinge a cose che superano la sua capacità e la sua
debolezza (2-2, 21, 4).

Anche chi si carica di pretese sproporzionate
alla loro potenzialità morale, dando così  posto alla
più stolta presunzione!

La superbia dice poi il Santo
che l'uomo si stimi con qualche cosa di grande, forse per
qualche briciolo di bene fatto in mezzo a tanto male.
lo inorgoglisce in modo da ingerire la presunzione che
Dio quasi non lo possa punire od escludere dall'eterna
gloria sebbene peccatore; e quindi  va nella pre-
sunzione di potersi salvare senza meriti e senza peni-
tenza .

Anche questa categoria è abbastanza numerosa,
anzi forse la più numerosa di tutte, come è vero che la
superbia è il vizio più comune e radicato nelle persone,
il vizio che sta' alla base di ogni altro vizio e'
peccato.

L'ignoranza infine
quella che compie l'opera.
Chi non conosce se stesso, chi non sa dare il giusto
valore alle cose, chi ignora l'importanza del fine che ha
da raggiungere, chi è all'oscuro di ciò che deve fare
od omettere secondo la volontà di Dio, perchè ha man-
cato d'istruirsi in proposito, molto facilmente cade vit-
tima di illusioni vane, aspettandosi da Dio anche ciò
che non ha meritato.


cap 2
LE VARIE FORME DI PRESUNZIONE.
Il giusto concetto della natura di questo
peccato, esaminiamo in quante maniere lo si può com-
mettere.
Le più comuni sono tre; confidando di ottenere il
paradiso e i mezzi per raggiungerlo: appoggiati uni-
camente alle proprie forze; senza adempire le con-
dizioni prescritte da Dio;  contando troppo sulla
bontà e misericordia divino.

Si pecca anzitutto di presunzione lusingandosı
di salvarsi e quindi di schivare il male e praticare il bene.
bene con le sole proprie forze, senza bisogno dell'aiuto
di Dio.
Ci sono molti che nella pratica della loro vita si
prestano in modo tale, come se fare il bene e fuggire
il male dipendesse tutto da loro e niente da Dio. Essi
hanno un grande concetto di sè, si stimano fanno i grandi  nelle
virtù, qualche cosa di singolare: e quindi non bada-
no di esporsi ai pericoli, di cacciarsi nei
guai, all'
ascolto e di parlare discorsi cattivi,
e a chi li mette sull'avviso e retta via rispondono: « Ma io
non ho paura, a me non fa niente, ho le mie convin-
zioni , ho la volontà di ferro... » e tirano avanti
con questo sistema, finchè poi, com'è inevitabile, preci-
pitano in qualche grave sproposito.


Questi non riflettono e quanto sia odioso
a Dio questo modo di agire, originato da una superbia
detestabile, che viene punita con le più gran-
di umiliazioni e con le cadute più vergognose; non ri-
flettono, tutti i nostri propositi,  non
resistono  alle occasioni:  finchè si sta alla larga dal-
le occasioni, ma, esposti ai pericoli, svaniscono come
per incanto.

Guardate l'Apostolo S. Pietro, che prima
faceva il gradasso, il valoroso, che si sentiva tanto forte
da protestare che non  avrebbe mai abban-
donato il suo Maestro. Dove son finite tutte le
sue proteste? Nelle tre vergognose negazione del
Maestro divino.


Questo  è  nei cristiani che, fidandosi
troppo di se stessi, dimenticano la propria debolezza,
si scordano di aver bisogno di Dio e si tengono sicuri di non cadere.
Questo. è  un vero peccato di
presunzione, grave peccato, che ha per conseguenza 
spesso le più gravi cadute e la distruzione
delle piu belle e sante soluzioni.

Spesso le più pericolose cadute e' la distruzione delle
più belle e sante soluzioni.

Si pecca in secondo luogo di
presunzione aspettando da Dio
le grazie necessarie senza adempiere
le condizioni necessarie per ottenerle.

Pretendere  il perdono dei peccati
senza averne il pentimento, pretendere
di poterli evitare senza usare cautele, voler vincere le proprie
passioni, acquistare la virtù senza
sforzo e senza fatica,
aspettare insomma l'eterna salute senza adoperare i mez-
zi: ecco altrettanti atti di vera e propria presunzione.
Quanto è diffusa tra i cristiani questa forma di
presunzione! Guardate. Non cè nessuno che, interro-
gato se spera di salvarsi, non dica di sì: ma poi raris-
simi sono quelli che seguono
la strada giusta segnata
da Dio, praticando ciò che il Vangelo esige da noi.
Che vuol dire ? Semplicemente che la speranza dei
più è una speranza presuntuosa, perchè hanno la pre-
tesa di salire al cielo per tutt'altra via da quella fissata
dal Signore.

Quanti vi sono che mettono  tutta la loro speranza
sul fatto che si guardano sempre dal fare il male: men-
tre poi non si curano di praticare quel bene che po-
trebbero e dovrebbero fare! Ebbene: questa è presun-
zione, prechè si sa che per salvarsi non basta una bontà 
semplice, ci vuole la positiva; non basta astenersi dal
male, bisogna anche operare il bene:
Gesù Cristo nel Vangelo ha detto che
sarà gettata nel fuoco tanto la pianta che ha dato frutti
cattivi, come quella ch'è rimasta sterile.

Quanti vi sono che sperano di salvarsi perchè non arrivati 
a certi limiti così nel
complesso la legge di Dio, sebbene poi in qualche punto 
trasgrediscono! Anche questa è presun-
zione, perchè per andare all'inferno non occorre mantenere 
a tutti i doveri, trasgredire tutti i precetti,  
basta non fare  un dovere solo,
contravvenire gravemente ad un solo precetto, commettere un
solo grave peccato. Anche il fariseo del Vangelo
diceva di non essere nè ladro, nè ingiusto, nè adultero;
ne aveva abbastanza nell'interno dell'anima per essere 
rigettato da Dio.

Di più ancora. Quanti vi sono che appoggiano le
loro speranze su certe esteriorità religiose, che con-
piono a data fissa, come venire alla Messa festiva, reci-
tare le preghiere giornaliere, chiedere qualche benedi-
zione, far qualche elemosina ad onore della Madonna,
di S. Antonio o di qualche altro santo, ece.! Forse la
loro condotta è tutt'altro che corretta, la loro coscienza; 
ma con qualche
orazione o pratica devota credono di non
essere sicuri di non essere accettati da Dio.,

Non chiamereste questa la più misera
delle illusioni? Quando mai il Signore ci ha insegnato
che una semplice devozione abbia per sè la virtù di
salvarci, mentre la nostra volontà è immobilizzata nel
peccato? Quando si è sentito che sia lecito continuare
placidamente nella colpa col pretesto di essere devoti
S. Antonio o della Madonna o di altro Santo? Ciò è
anzi un insulto che si fa a Dio e ai santi, rendendoli
in certo modo complici dei nostri peccati.

Certo che le preghiere, le divozioni, le benedizioni.
le pratiche di pietà sono cose buone, utili, da racco-
mandarsi sempre e da praticarsi; ma non bisogna at-
tribuire ad esse uno scopo che non hanno. Esse sono
ordinate ad impetrarci da Dio in maggiore abbondanza
i sussidi necessari per vivere da buoni cristiani; non
per cauterizzare in certo modo la nostra coscienza e
adagiarla pacificamente sul letto delle sue colpe. Nes-
Suno è cosi cieco da non vedere che tale speranza si
risolve in una presunzione stolida insieme a rovine.


Si pecca infine --  - di presunzione
confidando esageratamente nella bontà e misericordia 
di Dio. facendola servire di pretesto a continuare nella
via del peccato.
Si: cristiani!!
Che fanno della bontà di Dio un concetto assai lontano
,pensano tra se: < II Signore è infinitamente
bnono, dunque chiuderà un occhio, 
e non mi negherà per questo il paradiso !.. Egli conosce
, bene la fragilità umana e facilmente perdona!.



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